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Home / Italia / "Il futuro dei media? Internet e la free press": Nichi Grauso ad Affaritaliani
Thu, 20 Nov 2008 07:59:00

"Il futuro dei media? Internet e la free press": Nichi Grauso ad Affaritaliani




"“Internet è il futuro, pure a livello pubblicitario, ma quando si investe sulla rete non bisogna commettere l’errore di riproporre gli stessi modelli della carta stampata"




Nicola “Nichi” Grauso, 59 anni, nella sua vita professionale ha sempre guardato lontano, anche a costo di alcuni inevitabili errori.
Nel mondo dei media italiano, spesso arretrato e poco propenso a pensare in modo innovativo e a rischiare, l’imprenditore-editore sardo ha portato nel corso degli anni numerose iniziative in grado, in alcuni casi di anticipare quello che sarebbe stato il futuro, e in altri “semplicemente” di risvegliare dal letargo il mercato. Affaritaliani.it gli ha chiesto un parere sull’attuale crisi nell’universo della comunicazione di massa, ma non solo. Con Grauso abbiamo anche parlato dei suoi progetti futuri, e delle sue esperienze passate, comprese quelle negative.
 
Grauso, a cosa sta lavorando?

“In questo momento a nulla di preciso, ma tutto può succedere all’improvviso”.
 
In un momento di crisi generale come l’attuale, pensa sia possibile investire oggi in nuove iniziative editoriali?

“Dipende. Se si parla di carta stampata tradizionale, allora è meglio star fermi. Se parliamo invece di internet o freepress, allora il discorso cambia…”.
 
Quali conseguenze avrà questa crisi per il mondo editoriale italiano?

“Le grandi strutture editoriali tradizionali rischiano molto. A causa della loro rigidità, dei costi eccessivi, e dell’impossibilità di rimodellarsi adattandosi alle esigenze del presente, il loro futuro è buio”.
 
Lei ha operato in campi diversi (radio, tv, internet, con E Polis anche nel cartaceo freepress, come pure nella pubblicità). Quali sono le realtà nel mondo dei media italiano che le piacciono di più e perché.

“Sono molte le cose fatte bene. Senza fare l’elenco, dico che la freepress, se gestita in un certo modo, ha grandi margini di crescita, proprio perché ha una struttura opposta rispetto a quella dei grossi gruppi editoriali: si tratta infatti di aziende con costi bassi, dinamiche e facilmente adattabili alle nuove tecnologie. Mi piacciono anche tante cose su internet, come pure la tv digitale e quella satellitare; certamente non quella tradizionale”.
 
Abbiamo accennato a E Polis, rete di quotidiani freepress da lei prima messa in piedi nel 2004, e poi “abbandonata”, causa crisi finanziaria, nel 2007. Ci racconta la sua versione dei fatti (considerato che dopo pochi mesi E Polis è rinata con una nuova proprietà).

“Se in tutta Italia avessi avuto gli stessi riscontri, a livello pubblicitario, di quelli avuti in Sardegna, e cioè un fatturato di ben 5 milioni di euro l’anno, niente mi avrebbe impedito di andare avanti, anche perché avrei potuto contare su una raccolta totale di quasi 200 milioni. Purtroppo fuori dalla Sardegna la pubblicità ha avuto delle difficoltà, e a quel punto per il sottoscritto è diventato impossibile andare avanti. Resta il fatto che E Polis ha potenzialità straordinarie, che la nuova proprietà deve far fruttare al massimo”.
 
Per chiudere il discorso E Polis, una domanda “cattiva”: c’è chi l’accusa di mettere in piedi grosse imprese editoriali per poi abbandonarle, uscendone “pulito”, quando le cose iniziano ad andare male. Come replica a questa critica?

“Semplicemente, rispondo con i fatti: tutte le imprese che ho lasciato, mi sono sopravvissute, non hanno chiuso definitivamente. Credo sia questa la cosa più importante”.
 
Ma il mercato pubblicitario legato alla freepress è davvero così saturo come molti affermano?

“La freepress del futuro deve puntare sulla pubblicità locale, che è l’unica a crescere in questi tempi di magra. Oggi quasi tutti gli editori dei gratuiti investono soprattutto su Roma e sulla Lombardia, e invece sarebbe meglio che si concentrassero (anche) su realtà più periferiche, e penso ad esempio alla Sicilia o al Friuli, che potrebbero avere le stesse potenzialità della Sardegna, e dove la raccolta potrebbe quindi raggiungere quote molto alte”.
 
Sempre a proposito di gratuiti, Urbano Cairo ha da poco messo in stand-by la nascita del primo freepress sportivo. In Italia c’è spazio anche per un quotidiano sportivo gratuito?

“Assolutamente sì”.
 
Nonostante il boom di internet, il problema per la rete resta la pubblicità che, seppur in crescita costante, è ancora insufficiente. Conviene investire nell’informazione online?

“Internet è il futuro, pure a livello pubblicitario, ma quando si investe sulla rete non bisogna commettere l’errore di riproporre gli stessi modelli della carta stampata. Vanno invece cercate vie innovative, e si deve sfruttare, anche commercialmente, le tante possibilità offerte dalle nuove tecnologie”. (affaritaliani)


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