Ci sono notizie che gelano il sangue e che provocano un senso irrefrenabile di rivolta. Quel ragazzo indiano, che è stato bastonato, trascinato in giro e poi gettato sotto un treno, alla presenza e con la partecipazione di centinaia di persone, solo per aver scritto una lettera d’amore a una ragazza di una “casta” definita “superiore”, è un fatto che non dovrebbe passare inavvertito in un semplice trafiletto di cronaca. E lo stesso deve dirsi per le orribili lapidazioni a cui ancor oggi sono sottoposte in alcuni paesi musulmani le donne che hanno la colpa di amare un uomo fuori da certe leggi.
Questi tragici fatti sono di un’estrema gravità anche se riguardano un’unica vita umana, perchè sono assassinii pubblici e perchè vi concorre un’intera comunità. I carnefici sono gli abitanti di paesi con i quali intratteniamo cordiali relazioni, come l’India, o di paesi nei quali i nostri militari stanno lottando contro la barbarie del terrorismo e garantiscono la presenza di forme di governo che si dicono democratiche.
Pensiamo alle chiese bruciate e alle decine di cristiani recentemente assassinati in Africa e in India (che sarebbe la più grande “democrazia”), fatti che sono stati confinati unicamente nei ritagli di cronaca e che sarebbero passati quasi inavvertiti, se opportunamente il Pontefice non ne avvesse fatto occasione per una lettera di denuncia e di appello, per chiederne la cessazione.
In Italia e nell’Occidente, le forze che si autodefiniscono progressiste, ed anche quelle che si richiamano al liberalismo, fanno ancora troppo poco per diffondere ed affermare nel mondo i propri valori. Qui non può assolutamente valere un aprioristico multiculturalismo. Non è possibile tacere su comportamenti sociali che travalicano ogni limite di comprensibilità e di accettazione. In questi casi la verità non può stare nel mezzo. Sta da una parte sola. Ma è da temere che non vedremo reazioni, e che non ci saranno manifestazioni di nessun genere. Le femministe e i difensori d’ufficio dei diritti umani, forse troppo occupati a soppesare ogni singola parola del nostro premier, non sfileranno nelle strade con le loro bandiere, non riempiranno le piazze in nome di quei poveri disgraziati, e poche o nessuna delle loro voci si alzerà in pubblico ripudio della loro orrenda fine.
Si può dialogare con ogni cultura, tuttavia ci sono valori, cresciuti e affermatisi nell’Occidente, dei quali non solo è giusto essere orgogliosi, ma che è legittimo vengano sostenuti e diffusi nel mondo. Sembra che le democrazie europee facciano ancora troppo poco a questo rispetto, forse per il prevalere di altri interessi, o di una mal riposta cautela a intervenire in casa d’altri, e soprattutto perchè certe correnti d’opinione, che criticano le pagliuzze nei nostri occhi e non vedono le travi in quelli degli altri, hanno inciso negativamente nel nostro senso critico e non invogliano a prendere posizione.
Sarebbe necessario che tutti manifestassimo il nostro ripudio, per esempio dichiarando l’ostracismo ai prodotti di quei paesi, per spingere i loro governi ad assumere posizioni e provvedimenti più chiari e concreti in difesa di principi che sono universali. Se poi eviteremo di farci passivamente influenzare da certe tendenze culturali, avremo più possibilità di affermare quei principi e potremo pensare di aver in qualche modo concorso a migliorare le condizioni di quei popoli, e anche a salvare delle vite umane.
Mario Galardi - Italia chiama Italia