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Home / Italia / Fiumicino, 80 kg di cocaina "purissima" nei bagagli: arrestate 13 persone
Mon, 01 Dec 2008 08:03:00

Fiumicino, 80 kg di cocaina "purissima" nei bagagli: arrestate 13 persone




Intanto la cocaina brucia ogni anno 250 mila ettari di foresta amazzonica




Importante operazione antidroga all'aeroporto romano di Fiumicino: la Guardia di Finanza ha sequestrato 80 chilogrammi di cocaina pura, per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro. Arrestate 13 persone, uomini e donne, prevalentemente di nazionalità brasiliana e venezuelana. La droga era nascosta in doppifondi all'interno dei bagagli, generi alimentari e panciere indossate sotto gli abiti.
 
Secondo le analisi chimiche effettuate sulla cocaina sequestrata è emerso che con la sostanza, ritenuta "eccezionalmente pura", una volta tagliata poteva essere suddivisa in almeno 500mila dosi di droga singole.
 
Tutti i corrieri, individuati e fermati in collaborazione con il servizio vigilanza antifrode doganale, sono stati arrestati con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti.
 
Intanto la cocaina brucia ogni anno 250 mila ettari di foresta amazzonica. Ciò significa che in otto anni per produrre questa sostanza viene polverizzata una porzione di uno dei polmoni del Pianeta grande quanto la nostra Sardegna. A fare appello all'animo ambientalista per tenere giovani e meno giovani lontani dalla cocaina è l'ambasciatore della Colombia in Italia Sabas Pretelt de La Vega, nel corso di un convegno oggi a Roma sul consumo della polvere bianca. "Ogni tiro di cocaina che finisce nelle narici dei consumatori - spiega l'ambasciatore - brucia 10 metri quadrati di foresta amazzonica. La coltivazione è causa di devastazione ambientale. Ciò significa che quando consumi cocaina - afferma Pretelt de La Vega rivolgendosi ai potenziali consumatori - consumi anche il mondo in cui vivi. Se non ti importa dei danni per la tua salute, per la tua famiglia e per le relazioni sociali a cui più tieni, pensa almeno al mondo che contribuisci a distruggere".
 
L'ambasciatore ha infatti spiegato che per ogni ettaro di cocaina che viene coltivata, ne vengono bruciati altri tre o cinque. Centinaia e centinaia di metri sono dati alle fiamme per preparare il terreno, altrettanti vengono distrutti per costruire i laboratori in cui depositare il raccolto. Ma succede anche ben altro. "I cattivi del mio Paese - spiega l'ambasciatore - ogni anno fanno saltare su mine antiuomo centinaia di poliziotti e contadini che hanno tentato di eradicare le coltivazioni". Nella foresta amazzonica colombiana, per sfuggire al controllo delle autorità, "le coltivazioni di cocaina vengono disseminate a macchia di leopardo". Oltre a essere complice della distruzione di uno dei polmoni verdi del pianeta, chi consuma cocaina "finanzia la guerriglia - fa notare l'ambasciatore - dando linfa vitale ai narcotrafficanti".
 
Ogni anno 50 mila famiglie colombiane decidono di abbandonare la semina della cocaina grazie a programmi alternativi di raccolta, e ai circoli del microcredito. "Ma le Farc - assicura Pretelt de la Vega - riescono ad arruolarne altrettante". Insomma, una guerra impari che il Governo colombiano combatte mettendo in campo tutte le sue armi, assicura l'ambasciatore. Anche perché il traffico di cocaina non finanzia certo l'economia del Paese. "Rappresenta - afferma Pretelt de la Vega - appena l'uno per mille dell'economia colombiana. Solo il 3% del traffico, infatti, finisce nelle casse delle Farc e delle famiglie di contadini, mentre gli intermediari intascano il 7% degli affari. Il restante 90% va ai trafficanti internazionali, dov'è per noi l'affare?", domanda l'ambasciatore.
 
La Colombia, dunque, raccoglierebbe solo le briciole dell'illecito business, con ripercussioni negativissime sull'immagine del Paese e sugli altri commerci che ne compongono l'economia. "Credo che il messaggio lanciato dall'ambasciatore sia molto incisivo - sottolinea Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - chi consuma cocaina deve essere consapevole del fatto di contribuire a distruggere l'ambiente, con effetti devastanti sull'economia di alcuni Paesi".

 
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