“Per favorire l'accesso delle donne nel mondo del lavoro proponiamo, da subito, l’apertura di un tavolo di confronto promosso dal ministero del Lavoro con tutti i soggetti coinvolti". Lo ha detto Liliana Ocmin, segretario confederale Cisl, intervenendo alla giornata seminariale del sindacato ‘Le donne e il lavoro: la risposta alla crisi’. “In Italia - ha ricordato - oggi lavora solo il 46% delle donne; 7 milioni di donne in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro, mentre al sud il tasso di occupazione femminile crolla al 35%. I dati evidenziano che siamo di fronte a risorse umane e professionali tuttora sottoutilizzate, quando esse rappresentano invece una delle poche risorse aggiuntive su cui il mercato del lavoro può contare per incrementare l’occupazione. Recuperare terreno, nonostante la crisi, è possibile. La Cisl è pronta a collaborare con tutti i soggetti per conseguire un obiettivo che è parte integrante e qualificante delle azioni di rafforzamento del sistema Italia, intorno alle quali lavoriamo quotidianamente”.
“Siamo molto vicini - ha detto il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni - al concetto di quoziente familiare, ma per questioni costituzionali e di reddito è meglio un forte assegno a favore della famiglia. Non innamoriamoci delle definizioni bisogna dare un solo sostegno forte per le famiglie. La famiglia è il primo ammortizzatoresociale”. “Dobbiamo mettere a disposizione - ha chiarito - un ventaglio di provvedimenti: da quelli fiscali a quelli assistenziali”. Per Bonanni, infatti, “la famiglia regge le sorti anche per chi si trova in difficoltà a causa della crisi".
“A Bruxelles - ha ricordato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo all’incontro organizzato dalla Cisl - abbiamo chiesto di confermare i contratti agevolati per l'inserimento delle donne nel mercato del lavoro nel Mezzogiorno. In Italia esiste un evidente disparità di genere nel mercato del lavoro soprattutto nel Mezzogiorno. Dobbiamo continuare nel percorso iniziato con la legge Biagi che per altro ha già dato risultati importanti. Dobbiamo lavorare nel breve e lungo periodo per darci una nuova strategia, entrando così in un ‘rinascimento’ anche perchè ci sono possibilità di crescita nel nostro Paese”.
“Per questo - ha spiegato il ministro - abbiamo bisogno di intensificare il valore delle donne e dei giovani nella società e nel mercato del lavoro visto che oggi disgraziatamente ne sono esclusi. I giovani, in particolare sono stati pigramente indotti a scegliere un percorso liceale per pura convenzione sociale e non - ha rimarcato - per seguire la propria vocazione professionale”. Fondamentale per il ministro è infatti l'accordo da raggiungere proprio nella formazione.
“Per il 2010 - ha ribadito - voglio l’accordo Stato-regioni-parti sociali proprio per dare una ‘rigirata’ veloce all’apprendimento. Abbiamo bisogno di stimolare il cambiamento della formazione, partendo dai fabbisogni professionali e dall'abbassamento dell’età dell’apprendistato”.
“In Italia - ha spiegato Mauro Nori, direttore generale Inps - il differenziale tra il tasso di occupazione femminile e maschile raggiunge il 40%. Del nostro Paese la famiglia e il lavoro sono inconciliabili. La quantità e qualità del prelievo fiscale e contributivo hanno inoltre diretto riflesso sul sistema competitivo del Paese. E’ fondamentale, quindi, individuare incentivi che vadano direttamente al sistema”. “Abbiamo bisogno - ha sottolineato Nori - di creare le condizioni affinchè il lavoro femminile diventi un'opportunità per le aziende. Questo non è un problema di rivendicazione, ma di esigenza nazionale. E noi - ha rimarcato - come Inps ci siamo”.
“Esiste una strategia europea per la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Le parole chiave sono quelle di inclusione e coesione sociale, di tutela antidiscriminatoria e dell’idea che le politiche di pari opportunità siano elemento centrale delle politiche degli Stati membri”. Lo ha detto Isabella Rauti, capo dipartimento per le Pari opportunità presidenza del Consiglio dei ministri, intervenendo all'incontro della Cisl. “La recessione economica - ha rimarcato - non può essere l'elemento di scusante per la mancanza di politiche di genere. Il ministro delle Pari opportunità ha stanziato fondi rilevanti per finanziare politiche di conciliazione, come l’introduzione di nidi famiglia, di condominio sfruttando anche l'esperienza delle ‘tagesmutter’ oltre che dei voucher di beni e servizi dedicati all'infanzia".
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