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Prosciutto crudo, Confagri: Perde terreno quello made in Italy
Tue, 16 Feb 2010 17:04:00 Prosciutto crudo, Confagri: Perde terreno quello made in Italy
"Bisogna ripensare il settore, avendo chiari obiettivi e strategie condivise a livello di filiera"
Cresce la produzione di prosciutto crudo non Dop che (a gennaio 2010 su gennaio 2009) ha avuto un incremento produttivo del 35,5 per cento. Mentre le due Dop nazionali registrano risultati di segno opposto: cresce, anche se di poco, la produzione di prosciutto San Daniele (+0,8 per cento gennaio 2010 su gennaio 2009), marca percentuali pesantemente negative quello di Parma (-8,2 per cento). Lo sottolinea Confagricoltura, preoccupata dalla perdita di terreno del prodotto italiano di eccellenza. “Questo settore – commenta Confagricoltura - ha fatto della qualità la sua bandiera, con due Dop importanti che valorizzano l’allevamento e la trasformazione nazionale. La crescita esponenziale del prodotto ‘generico’ provoca una diffusa omogeneizzazione qualitativa delle produzioni suinicole nazionali con conseguente e costante ribasso della qualità dei prosciutti e del livello dei prezzi del prodotto fresco”.
“Le produzioni tradizionali – rimarca Confagricoltura - non riescono più ad indirizzare come un tempo facevano e come dovrebbero ancora fare l’andamento dei corsi. Bisogna ripensare il settore, avendo chiari obiettivi e strategie condivise a livello di filiera. Continuare ad imputare la situazione negativa del mercato a cause esogene (quindi non controllabili) dalla filiera nazionale, non aiuta”. Confagricoltura sollecita un impegno concreto a tutela della qualità, con precisi interventi la cui realizzazione-applicazione è ormai imprescindibile se si vuole evitare che il comparto venga ulteriormente trascinato verso il basso. Ovvero chiede di migliorare la selezione qualitativa del fresco; incrementare e rendere più stringenti i controlli e le verifiche sul totale rispetto delle norme disciplinari da parte del prodotto fresco e del prodotto in stagionatura; limitare al massimo la possibilità di ricorrere alle ‘regolazioni assistite’ (cioè la “regolarizzazione” DOP di prosciutti con marchi illeggibili); rendere più stringente le attività di tutela al consumo e certa l’applicazione delle eventuali sanzioni.
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