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Home / Italia / A scuola torna la severità. E ci svela un paese maleducato - di Federico Brusadelli
Mon, 01 Mar 2010 16:32:00

A scuola torna la severità. E ci svela un paese maleducato - di Federico Brusadelli




Tanti cinque in condotta: per fortuna il '68 è lontano, ma è un successo amaro

di Federico Brusadelli




Dunque, la notizia è questa: al momento degli scrutini di metà anno, non ci sono mai stati tanti cinque in condotta, sulle pagelle degli studenti italiani. Diecimila insufficienze in più rispetto a dodici mesi fa. Un dato preoccupante, inutile nasconderlo. È vero, ha ragione il ministro dell’Istruzione quando sottolinea che «siamo lontani dalla scuola del 6 politico» e che «una scuola che promuove tutti non è una scuola che fa l’interesse dei ragazzi». La pioggia di insufficienze è il segno che il “sessantottismo” è un po’ più lontano dalle nostre aule, finalmente. Onore al ministro Gelmini. 

Una soddisfazione, insomma. Ma fermarsi qui non si può. Perché, oltre al sacrosanto sollievo per una ventata di ritrovata “severità  costruttiva” da parte degli insegnanti (e si spera anche da parte delle famiglie), non si può fare a meno di riflettere sul dato in sé. Non si può fare a meno di guardare ai numeri per quello che sono, per quello che – a prescindere dalle rivincite sui troppi errori del passato – significano oggi, adesso. E la riflessione non può che essere amara: l’Italia è un paese maleducato.

Anche a costo di passare per bacchettoni-moralisti-tromboni, ci si potrebbe domandare perché le buone maniere sembrano essere una materia così ostica, per gli italiani del futuro. Forse la risposta più convincente è la prima che viene alla mente: perché mancano gli esempi giusti. Sì, probabilmente è così. Esempi che, innanzitutto, dovrebbero partire dalle mura domestiche. Un compito difficile, però: le famiglie sono fatte di persone in carne e ossa, che vivono in un preciso contesto. E questo contesto, quello di oggi, pare mettere più di un ostacolo sulla strada di chi vorrebbe almeno provarci, a dare qualche “esempio”. Un problema “di sistema”, insomma. Di cui l'emergenza bullismo, tanto per fare un esempio, è stata ed è uno dei sintomi più preoccupanti.

Perché, in tutta onestà, è difficile convincersi che la nostra classe politica (di qualunque colore, è ovvio) riesca a dare quotidianamente un’immagine di sé responsabile ed edificante, che riesca a insegnare – con il linguaggio e con le azioni – il rispetto in tutte le sue declinazioni, che sia rispetto dell’ “altro”, delle regole (anche di quelle che stabiliscono il termine ultimo per la presentazione di una lista elettorale...), persino della decenza. E perché, sempre in tutta onestà, riesce difficile sostenere che i nostri mezzi di comunicazione di massa – tra risse e insulti, mercati di carne e di sentimenti, cocaina e silicone – regalino esempi, storie e personaggi che abbiano un pur minimo valore “educativo”. Davvero l’Italia è così, come viene dipinta? Forse no, ma rischia di diventarlo. 

Così, mentre il Partito democratico – mancando clamorosamente l'obiettivo (ma non è una novità) – invita Mariastella Gelmini a riferire in Parlamento, sarebbe l’ora dell’autocritica. Già abbiamo visto, in una recente puntata delle Iene, che molti dei nostri rappresentanti non conoscono i rudimenti della Costituzione italiana. Se almeno si sforzassero di dimostrare di conoscere quelli della buona educazione e del buon gusto, sarebbe già un passo avanti. E se anche la televisione facesse la sua parte (poco poco, tanto per dare un segnale), i cinque in condotta, visto mai, forse inizierebbero a diminuire…  (ffwebmagazine)


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