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Tue, 27 Jul 2010 10:12:00

Morire di lavoro, uccidere per lavoro e lavorare da morire! - di Simona Aiuti


Momenti di tensione tra disoccupati e forze dell'ordine


Questa è l’Italia delle mai tramontate raccomandazioni maledette, dei “concorsoni” in cui decine di migliaia di persone si riversano come in un pellegrinaggio, votandosi allo Stato, che non riesce a sfamare impiegati in esubero.

di Simona Aiuti


Il primo articolo della nostra Costituzione recita che “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, ma si può morire e uccidere per lavoro?

Accade purtroppo perché questa nostra Repubblica è gravata da bubboni purulenti che in roventi estati come queste, esplodono travolgendo con umori avvelenati, odio, follia e senso d’angoscia soffocante, degli uomini che sentono una cancrena rodergli l’anima e che intravedono all’orizzonte mancare il pane ai propri figli.

Sei mesi fa Paolo Iacconi è stato licenziato dall’azienda per cui lavorava come rappresentante, ma in un surreale pomeriggio è tornato e ha ucciso l’amministratore delegato e il responsabile delle vendite all’estero della ditta, poi si è tolto la vita.

Le vittime sono Luca Ceragioli, 48 anni, e Jan Frederik Hillerm, 33 anni. Quest’ultimo, tedesco residente ad Altopascio, era da soli venti giorni padre di una bambina.

Poche ora fa, un assicuratore romano di 30 anni, Flavio Pennetti, ha assassinato il titolare della sua agenzia, Massimo Carpifave 60 anni, con una mazza da baseball al culmine di un violento litigio, massacrandolo letteralmente. Il cadavere gettato lungo la strada tra Leonessa e Rieti. L’uomo ha confessato.

Questa è l’Italia delle mai tramontate raccomandazioni maledette, dei “concorsoni” in cui decine di migliaia di persone si riversano come in un pellegrinaggio, votandosi allo Stato, che non riesce a sfamare impiegati in esubero. La cassa integrazione martella alle tempie generazioni di operai che soffocano ogni ideale sotto una tuta blu e lo spettro dei licenziamenti si palesa e diventa più reale di un blocco di granito che si schianta all’improvviso sul lavoratore.

Aspirazioni coltivate sui banchi di scuola, si mortificano davanti a lunghe liste d’attesa, stage e corsi non pagati, ma durante i quali, con miraggi evanescenti di contratti di lavoro mai firmati, si schiavizzano ragazzi presi per il collo, esasperati, delusi, sfiniti. Lobby potenti decidono della vita altrui: chi deve uscire con il nuovo disco, perché la gente vuole la musica, lo stilista che deve emergere, l’attore e il regista che devono lavorare, perché la gente si distragga al Cinema e gli altri restano in coda, non ci sono fondi e santi in Paradiso e tant’è!

Intanto i gironi infernali dei call center stritolano giovani e con loro ogni ideale, con sistemi che fanno tremare i polsi per l’orrore che rendono e i contratti a termine e a progetto che hanno messo la pietra tombale sulla volontà di costruire famiglie e crescere figli. Generazioni di uomini in tuta blu sono morti di cancro per aver respirato amianto, e generazioni di mogli che hanno lavato quelle tute, sono morte allo stesso modo, scuotendo all’aria quel veleno, anche loro sono morte lavorando!

Questa società che desidera divertirsi, nutrirsi d’arte, musica, moda e ridere, fa saltare il giullare, lo sfrutta e infine lo relega in cucina con una ciotola di minestra o gli getta un tozzo di pane. Il giullare gravato alla sua catena, novello Spartaco, prima o poi spezza la sua catena e scaglia la sua furia contro chi lo schiaccia.

Che si desti questa società per chi uccide per lavoro e per chi muore per lavoro.

Simona Aiuti – Italia chiama Italia

 


















































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