Thu, 08 May 2008 07:32:00 "Omicidi in calo ma cresce la paura"
L'Istat: dal 2000 ad oggi i delitti passati da 13,1 a 10,3 per milione di abitanti
In Italia dal 2000 ad oggi si assiste ad una progressiva riduzione del
numero di omicidi, che passano da 13,1 a 10,3 per milione di abitanti.
È quanto emerge dalle «100 statistiche per il Paese», il rapporto
presentato ieri dall’Istat durante la conferenza stampa presso la sede
romana di Via Cesare Balbo. La gran parte degli omicidi, si legge
ancora nel rapporto, si registra nelle regioni del Mezzogiorno, in
particolare in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e, in modo
minore,Basilicata. Anche queste regioni, tuttavia, presentano lo stesso
andamento decrescente che si osserva a livello nazionale. Si può dunque
supporre che la riduzione degli omicidi sia strettamente legata alla
diminuzione degli omicidi di criminalità organizzata registrata nelle
regioni del sud e nelle isole.
Su questa tipologia di reato,
quello da criminalità organizzata, è netta la spaccatura tra il nord e
il sud del Paese. La riduzione è imputabile per lo più ai quozienti
decrescenti di Puglia e Calabria, nonostante in questa ultima regione
si rilevino ancora valori superiori a tutte le altre: insieme alla
Campania (22,1 omicidi per milione di abitante) rimane infatti la
regione con i valori dell’indice più elevati (34,4). Ad oggi, dunque,
queste due regioni sono anche quelle definibili più a rischio per la
presenza di organizzazioni criminali (camorra, ’ndrangheta), che
utilizzano ancora frequentemente lo strumento dell’omicidio. In
particolare, la «guerra della camorra» che si è consumata a Napoli nel
2004, ha influenzato il dato campano.
Nel contesto europeo,
l’Italia è uno dei Paesi più sicuri per numero di omicidi commessi: si
colloca al di sotto della media europea (14 omicidi per milione di
abitanti), in ottava posizione dopo Austria, Lussemburgo, Svezia,
Germania, Malta, Slovenia e Repubblica Ceca. I Paesi con il maggior
numero di omicidi sono le ex repubbliche russe del Baltico, Lituania,
Estonia e Lettonia, che hanno indici rispettivamente pari a 118,3, 83,9
e 55,2 per milione di abitanti. Nonostante questi dati incoraggianti,
la criminalità preoccupa più della metà degli italiani: il 58,7% dei
nostri concittadini. Le altre fonti di preoccupazione sono la
disoccupazione, indicata dal 70,1% degli italiani e la povertà, che
negli ultimi anni ha accresciuto la sua rilevanza come problema nella
percezione dei cittadini: dal 17,0% nel 2000 al 29,4%, con un
incremento di 12,4 punti percentuali.
(lastampa.it)
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