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Niente alimenti grazie alla Rota
Mon, 12 May 2008 07:44:00 Niente alimenti grazie alla Rota
Divorziato con figlia ottiene l'annullamento: non paga più
Il tribunale di Bari ha negato a una signora - dopo nove anni di
matrimonio, una figlia, una separazione giudiziale, una sentenza di
divorzio - il diritto a ricevere l'assegno mensile dal marito perché il
matrimonio non è mai esistito. I giudici hanno affermato che non va
riconosciuto, dopo il divorzio, a una casalinga il diritto a mantenere
il medesimo tenore di vita che aveva caratterizzato il matrimonio con
un commercialista.
La vicenda Il marito
aveva dimostrato di aver contratto il matrimonio per le pressioni della
donna incinta, che già aspettava la figlia. Non era convinto, al
momento delle nozze, di assumere gli oneri e gli impegni che derivano
dal matrimonio. L’uomo aveva ottenuto dalla Sacra Rota, proprio nei
giorni in cui veniva pronunciato il divorzio, una sentenza di nullità
delle nozze. Niente matrimonio, niente assegno per l’ex coniuge. Il
risultato pare assurdo: dopo tanti anni di matrimonio, dopo i sacrifici
fatti assieme, il marito dimostra che si è sposato per dovere e non per
amore, e ottiene di non dover mantenere l’ex moglie. Sembra fin troppo
facile. La sentenza barese fa riflettere perché nel codice civile la
nullità del matrimonio può essere pronunciata solo in casi particolari.
Certamente non è causa di nullità la poca convinzione di uno degli
sposi o il fatto che egli si sia sentito costretto dalle circostanze.
La
gravidanza della moglie è considerata espressamente causa di
annullamento del matrimonio (articolo 122 del codice civile) solo se è
stata causata da persona diversa dal marito, che ha accettato di
contrarre il matrimonio convinto di essere il padre: non era certo
questo il caso affrontato dal tribunale di Bari. Ma anche se il
risultato a cui sono giunti i giudici baresi è così lontano da ciò che
prevede il codice civile, la sentenza non è frutto di un abbaglio: si
regge su un ragionamento giuridico complesso ma solido.
Il
matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo
Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al
matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice
civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo
se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede
all’impegno dichiarato. Lo Stato attribuisce efficacia non solo al
matrimonio cattolico ma anche alle sentenze ecclesiastiche di nullità
(salvi alcuni casi particolari). I giudici baresi hanno infatti preso
atto dell’esistenza di una sentenza ecclesiastica. Anche se, secondo la
legge civile, non c’erano i presupposti per una dichiarazione di
nullità.
Regole contrastanti La storia di
Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio religioso e quello civile
hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in Chiesa solo perché la
cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se scelgono il
matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell’impegno che
assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle
laiche. E anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da
norme rigorose: non si deve mai dimenticarlo.
(lastampa.it)
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