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Mon, 12 May 2008 07:50:00

Scuola allo sbando, giovani sbandati – di Margherita Genovese




"Famiglia-scuola-società: quello che si semina, si raccoglie"




Soldi e sesso sono i miti dei giovani di oggi; più soldi che sesso, a ben guardare, ma la sfumatura non conta
. Quel che conta e che fa paura è la loro ignoranza abissale, tanto più pericolosa quanto più a rischio endemico. Sembra che passi tra di loro un filo sotterraneo che li lega indissolubilmente, e li trascina verso il vuoto della mente e dello spirito. Da Verona a Torino, da Milano a Roma, passando per gli stadi, le discoteche, le periferie, le piazze, lo spettacolo è lo stesso: orde di giovani sghignazzanti, prepotenti, maleducati, strafottenti, uniti nella sfida alla società civile e alla legalità. Il massimo comun denominatore: la scuola dell'obbligo, che ormai viene prolungata nella frequenza ma non nella sostanza e viene intesa dai più come luogo di incontri ravvicinati del terzo tipo tra maschi e femmine bisognosi di spazi lontani dai genitori, senza alcun riferimento all'idea di studio e di crescita culturale e formativa.

Come si è arrivati a questo sfascio? Come non sentirsi tutti corresponsabili di tanta barbarie? Che cosa ne abbiamo fatto, di questi giovani, accontentandoli in tutto, giustificandoli, confondendoli con le nostre filosofie distorte da sessantottini invasati?

Il primo fallimento è certamente della famiglia, ma la scuola....la scuola....che miseranda fine la nostra scuola! E anche lì, mentre i troppi docenti impreparati e incapaci si lasciano prevaricare dagli alunni, si parla solo di soldi. Professori sottopagati e "perciò" demotivati.

Ma chi ha inventato questa panzana? Sottopagati forse sì, ma demotivati non dovrebbero esserlo mai ...Carducci, Pascoli, Croce...professori e maestri di vita...come può un professore subordinare la sua autorevolezza e la sua importantissima funzione di educatore e  di sapiente alla logica del vile denaro, mercanteggiando come un agente di commercio? Il ruolo dell'insegnante non si dovrebbe scegliere mai pensando allo stipendio o alle vacanze. Possiamo dire che sia così per la gran parte dei docenti?

Le lauree facili, la corsa al posto fisso guadagnato senza merito, il riconoscimento di mille diritti e l'assenza di controlli periodici sulla preparazione e sulla professionalità di chi opera nel settore più delicato e qualificante, hanno fatto piazza pulita dell'eccellenza che ha caratterizzato per anni la scuola italiana. E ne paga le spese tutta la società. Ma parliamo dell'ultima trovata dei media.

Stamane leggo sui giornali che la laurea "non paga", che il pezzo di carta non garantisce maggior reddito, che in pratica a studiare si perde soltanto del tempo, tolto magari alla possibilità di un guadagno più immediato. Pare che quest'ultima castroneria scaturisca da una seria indagine di tipo universitario, e questo non fa che avvalorare la nostra tesi: anche l'Università non è più quella di una volta (che dire della "Sapienza" e dell'idiozia delle contestazioni al Papa!?). Così si capovolgono i valori, si fomenta il disprezzo per la cultura, si inneggia all'ignoranza.

Durante la mia lunga carriera scolastica, ho lottato con caparbietà e in splendido isolamento per spiegare a genitori preoccupati solo del valore legale del diploma e di evitare ai loro figli bocciature che rallentassero l'acquisizione di quel titolo, che la frequenza scolastica e la cultura sono la prima officina di formazione della personalità, dopo la famiglia, e per certi aspetti, più della famiglia; che l'abitudine alla  lettura di un buon libro forma la mente e lo spirito; che la conoscenza e il sapere valgono molto più del denaro perchè regalano a chi li possiede uno stile di vita sobrio e sereno, lontano quanto basta dal regno dell'effimero e dal consumismo sfrenato. A far bene i conti, la cultura può essere vista anche come un risparmio economico: se tuo figlio ti chiede dei libri invece di inebetirsi smanettando videogames dentro e fuori casa, se si accompagna a coetanei bene istruiti e responsabili, e impara presto che il denaro è un mezzo per migliorarsi e non lo scopo primario di un'esistenza vuota, forse ci guadagni pure tu. La scuola non è un'agenzia di collocamento; il diploma, la laurea, non sono garanzia di lavoro, sono garanzia di comportamento civile e di acquisizione di valori morali.

I genitori più attenti e  sensibili mi davano ragione e forse, mi piace pensarlo, la nostra comune battaglia all'ignoranza non si è persa nel tempo, travolta dal fascino perverso e irresistibile che la trasgressione esercita sui giovani.

Famiglia-scuola-società: quello che si semina, si raccoglie; e se la nostra grande civiltà è finita in un mare di spazzatura reale e metaforica, ci tocca fermarci a riflettere, per cercare di capire dove abbiamo sbagliato. Siamo in tempo per un'inversione di marcia?

Margherita Genovese – Italia chiama Italia


















































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