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Thu, 15 May 2008 18:15:00

Giornalismo d'avanguardia in Campania - di Roberto Pepe


Roberto Pepe, editorialista Italia chiama Italia


"Non è stata la rivolta popolare contro gli zingari, il fatto grave, ma ammettere che la camorra sia riuscita dove lo Stato ha fallito"

di Roberto Pepe



C'è senz'altro una discrasia tra il mondo normale, reale di tutti i giorni, di tutti i cittadini e quello mistico, ideale rappresentato dai commenti super partes dei giornalisti che si sentono tutti di vivere in una comunità idealizzata da Platone, da  Tocqueville e in città ideali edificate da Leon Battista Alberti, o disegnate da Piero della Francesca, o studiate da Leonardo da Vinci.

Al supermercato, una signora improvvisamente si mise a gridare con convulsione il nome di una bambina: "Dove sei, aiuto, chiudete le porte, non trovo più la mia..." Immediatamente tutti i presenti incominciarono freneticamente a guardare di qua e di là. In pratica, la figlia di quella signora stava giocando con una bambolina, seduta tra due scatoloni. I vigilanti, i commessi, tornarono alla propria normale attività, continuando tra di loro a commentare il rapimento della bimba in Campania, effettuato da una rom. "Ormai non si vive più, c'è la sindrome dello zingaro, ormai dobbiamo girare armati, ormai dobbiamo difenderci da soli,..." questi in sintesi i commenti, arrivando ognuno a dire che quelli che hanno gettato le bottiglie incendiarie sui campi dei nomadi hanno fatto bene e che lo avrebbero fatto anche tutti i presenti, concordi che “quanto è troppo è troppo”.

Sui giornali invece si legge che i campani sono diventati razzisti e xenofobi, perché, in sostanza, hanno ottenuto in una giornata quello che i responsabili politici sono stati incapaci di attuare in anni di menefreghismo, di connivenza, di incapacità, dando sfogo ad un normale istinto di sopravvivenza. Ma la cosa più grave è che la latenza pluriennale di quegli stessi amministratori ha spinto, con gravissima responsabilità diretta, la popolazione tra le braccia delle organizzazioni criminali che si arrogano il principio di difensori della zona, essendo, tra l'altro, essi stessi imparentati con abitanti locali.

Non è stata la rivolta popolare contro gli zingari, il fatto grave, ma ammettere che la camorra sia riuscita dove lo Stato ha fallito.

A questo punto, si è notato che giornalisti, in generale, sia della carta stampata che televisivi, invece di dare risalto al degrado, alla paura, indagando sulle reali motivazioni che hanno prodotto il fenomeno  (fare il lavoro del giornalista, in sostanza), condizionati da una forma mentis ormai imperante di buonismo assoluto, sono montati in cattedra, svolgendo anche il compito di censori, giudici, gendarmi della giusta ideologia e portatori della parabola di fratellaza universale. "Ma voi siete razzisti?" un giornalista impegnato ha domandato ad un'anziana donna sdentata, mal vestita, sbracciante che pareva uscita dal palcoscenico defilippiano di Rione Sanità. Io gli avrei risposto: "Sì, contro i giornalisti cretini!"


Roberto Pepe – Italia chiama Italia


















































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