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Mon, 19 May 2008 07:39:00

Caos rifiuti, ancora roghi e barricate. Napoli aspetta l'arrivo di Berlusconi




Interrotto il ciclo di smaltimento: per le strade 5mila tonnellate di immondizia. Oltre all'emergenza, ritorna l'incubo guerriglia urbana



Ancora una notte di roghi e tensione ieri a Napoli. I vigili del fuoco sono stati chiamati per spegnere decine di mucchi di rifiuti dati alle fiamme. Per le strade si stanno accumulando migliaia di tonnellate di spazzatura. Il ciclo di smaltimento si è infatti di nuovo interrotto: l'unica discarica funzionante e gli impianti Cdr che producono le "ecoballe" non ce la fanno.

E dall'emergenza sanitaria ha provocato il riesplodere delle guerriglia urbana. L’ingresso della sede dell’Inps, in via Medina (pieno centro), è stato gravemente danneggiato da un incendio appiccato alla spazzatura accumulata da giorni. Un altro incendio è stato appiccato a due grossi cumuli di spazzatura che si trovavano a pochi metri di distanza, in via San Tommaso d’Aquino, non lontano dagli uffici della Questura che si occupano del rilascio di passaporti e vicino a piazza Municipio. Gli stessi cumuli erano stati già parzialmente incendiati nei giorni scorsi ma non rimossi. Per i vigili del fuoco è stata l’ennesima notte di superlavoro. Sono stati 84 gli incendi di spazzatura tra Napoli e provincia.

In città drammaticità e marasma sono totali. La cronaca delle ultime ore racconta di un centinaia di roghi, di decine di cassonetti rovesciati dalla gente imbestialita per bloccare il transito delle auto e di scontri con i vigili del fuoco e con la polizia. Gli scontri e i blocchi interessano non solo i difficili quartieri periferici (Secondigliano e specialmente Chiaiano) ma anche zone centralissime e, addirittura, residenziali (Riviera di Chiaia ieri sera, via Foria l’altro ieri sera, Vomero in via Cilea e via Belvedere tre sere fa). Uno scenario che ben rende il grado di esasperazione cui è giunta la popolazione. Nella sua drammaticità l’emergenza si spiega molto semplicemente: è del tutto saltato il ciclo di smaltimento dei rifiuti così come prevedeva la disapplicata legge Ronchi del ’98. Ovvero: non si sa dove sversare l’immondizia.

Intanto i servizi di sicurezza - ieri in città per preparare l’arrivo del presidente del consiglio Berlusconi - hanno escluso che dietro i roghi di cassonetti ci sia la criminalità organizzata. Hanno parlato, piuttosto, di un livello di malavita definito "modesto" quasi sempre avviato da gente esasperata e, soprattutto, da donne. Come per la questione rom, sono le mogli e le madri, le giovani donne, che scendono in piazza e danno il via a manifestazioni esasperate di protesta contro l’emergenza, che sfociano poi in momenti di tensione se non di violenza. Dal fronte della regione l’assessore Walter Ganapini ha assicurato che «la Campania è in movimento», ricordato che in 200 comuni (su 551) si fa una buona differenziata, che entro pochi giorni «a Salerno comincerà il porta a porta per 33mila persone». L’obiettivo primario è, comunque, sempre lo stesso: «Ridurre il quantitativo da trattare».

Nel frattempo l’organizzazione dei medici ha deciso di scrivere ai prefetti per obbligare i comuni alla raccolta differenziata sottolineando che «già molto importante sarebbe eliminare dai cumuli di rifiuti la plastica (che quando brucia emette diossina, ndr.) e l’umido». Perchè il riacursi dell’emergenza rifiuti porta, inevitabilemente, a quella sanitaria. Con gli episodi di guerriglia urbana, che rischiano di continuare se non si comincia a liberare la città dai rifiuti, i turisti evitano Napoli e la sua provincia. Sabato Unioncamere ha diffuso dati davvero sconfortanti: 650mila turisti in meno e perdita di fatturato per 64 milioni di euro.

Intanto il governatore della Campania Antonio Bassolino tende la mano a Berlusconi sull’emergenza rifiuti. «L’unica possibilità che abbiamo - ha detto ieri Bassolino in un'intervista a "La Repubblica" - è legata alla collaborazione con il governo. Io non penso "vediamo se loro ce la fanno"». Il punto centrale in questo momento, per Bassolino, è il lavoro comune da fare con il nuovo esecutivo. «Si deve puntare a una forte collaborazione - ha spiegato il governatore - far nascere un partito trasversale del sì, che finora è stato più debole di quello del no. Io mi muoverò in questo schema di collaborazione e lealtà. Sono fiducioso che il governo farà lo stesso, neanche a Berlusconi interessa una destabilizzazione della situazione a Napoli».

(lastampa.it)

















































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