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Berlusconi e il vizietto: norma per salvare Rete4
Thu, 22 May 2008 07:46:00 Berlusconi e il vizietto: norma per salvare Rete4
Pochi giorni di governo e per Berlusconi è già conflitto di interessi. Questa volta per salvare Rete4 dalla sentenza della Corte Europea che ha condannato l’Italia per avergli permesso di trasmettere illegalmente dalle frequenze terrestri. «Si finge di fronteggiare l'infrazione Ue mentre, in realtà , si tenta di aggirare la sentenza» commenta l'ex ministro Paolo Gentiloni.
Pochi giorni di governo e Berlusconi è gia a lavoro per tutelare i
propri interessi. Questa volta si tratta di salvare Rete4 dalla
sentenza della Corte Europea di Giustizia che il 31 gennaio ha
condannato l’Italia per aver permesso alla rete Mediaset di trasmettere
illegalmente dalle frequenze terrestri. Vittima di turno del
cronico conflitto d’interessi del cavaliere è Europa7. La televisione
di Francescantonio Di Stefano, da anni si batte per poter trasmettere
sulle frequenze ottenute dopo un bando vinto regolarmente nel luglio
1999 e sempre occupate da Rete4. Martedì il governo ha presentato un
emendamento per aggirare la sentenza della Corte Europea e per evitare
che il canale di Mediaset sia costretto a passare sul satellite.
«L'emendamento del governo in materia di frequenze televisive è un
rimedio peggiore del male». Lo ha dichiarato Paolo Gentiloni, responsabile
comunicazione del Partito Democratico. «Col pretesto di rispondere alla
procedura di infrazione europea sulla legge Gasparri il governo ha
appena presentato un emendamento al "decreto salva-infrazioni" che, da
un lato, ignora buona parte dei rilievi della Commissione e,
dall'altro, propone una nuova sanatoria per tutti gli attuali titolari
di frequenze», ha sottolineato l'ex ministro delle Comunicazioni. «In
sostanza - ha proseguito Gentiloni - si finge di fronteggiare l'infrazione
Ue mentre, in realtà, si tenta di aggirare la sentenza della Corte di
Giustizia Europea del 31 gennaio scorso». L’epopea di Europa7
comincia nel 1999 quando ottiene dallo Stato la concessione per una
rete nazionale. Il Governo D’Alema, allora in carica però non le
assegna le frequenze per iniziare a trasmettere. Nel novembre del 2002
la Corte Costituzionale con la sentenza n. 466 stabilisce che
Retequattro deve dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri
entro il 31 dicembre 2003. Il 24 dicembre 2003 Silvio Berlusconi firma
un decreto legge (“salva Retequattro”) per superare tale termine.
Il Consiglio d’Europa composto da 45 Paesi, approva nel giugno del 2004
una risoluzione che deplora l’esclusione di un potenziale operatore
televisivo, Europa 7, vincitore della gara pubblica per la diffusione
televisiva sulle frequenze occupate da Retequattro del Gruppo Mediaset.
Il 19 luglio 2005 il Consiglio di Stato, con un dispositivo di ben 61
pagine, riconosce tutti i diritti e le ragioni di Europa 7 e invia alla
Corte di Giustizia dieci quesiti nei quali ravvisa che la legge
Gasparri e il decreto legge Berlusconi non rispettano le direttive
Europee. Il 31 gennaio 2008 la Corte di Giustizia Europea stabilisce
che i regimi transitori susseguitisi con la legge Maccanico, il decreto
legge “salva Retequattro” e la legge Gasparri non rispettano le
direttive europee e che, quindi, il lungo periodo transitorio di cui ha
beneficiato Retequattro è illegittimo e, riconosce ad Europa 7 il
diritto ad avere le frequenze per trasmettere.
(l'unità)
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