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SILVIO, NON MOLLARE - di VITTORIO FELTRI
Sun, 25 May 2008 18:01:00 SILVIO, NON MOLLARE - di VITTORIO FELTRI
"La tentazione di mandare al diavolo questi piagnoni superbi è grande: si arrangino, lasciamo che le foto e i filmati della città imputridita facciano il giro del globo a completo sputtanamento del Paese". "Berlusconi invece non appena entrato a Palazzo Chigi ha cercato di mantenere quanto aveva promesso: ghe pensi mi, ci penso io. E si è dato da fare".
di Vittorio Feltri
La teoria del lamento e del piagnisteo funziona sempre. Anche stavolta. Sono mesi che Napoli (e dintorni) è zuppa di lacrime e sommersa dall'immondizia e non fa nulla, tranne piangersi addosso, per liberarsi dall'angoscia di cui è preda. Più che lo spettacolo della città sozza, sono indecenti l'abulia e l'inettitudine della gente. È vero. Bassolino e la Iervolino e tutti coloro che hanno avuto una parte nell'amministrazione di questa terra maledetta sono colpevoli quantomeno di omissioni. Ma è assurdo che il popolo non accetti l'idea che servano le discariche e gli inceneritori per risolvere il problema. L'alternativa è vivere come ratti nella sporcizia. I napoletani scelgano: o si comportano come tutti gli italiani, impegnandosi ad accumulare i sacchi di pattume in luoghi idonei, e a dotarsi di impianti di smaltimento, oppure si rassegnino a sprofondare nella schifezza che producono. Tertium non datur. Viceversa non vogliono né le discariche (solo a parlargliene si strappano i capelli) né 'a munnezza. Concepiscono soltanto gli aiuti esterni definiti "solidaristici"; qualcuno che carichi il lerciume sui treni e lo porti in Germania affinché se lo godano i tedeschi; o lo Stato che provveda a trasferirlo a Fermo o in qualsiasi altro posto, dappertutto eccetto in Campania. Una pretesa da pazzi, non priva di protervia. La tentazione di mandare al diavolo questi piagnoni superbi è grande: si arrangino, lasciamo che le foto e i filmati della città imputridita facciano il giro del globo a completo sputtanamento del Paese.
Berlusconi invece non appena entrato a Palazzo Chigi ha cercato di mantenere quanto aveva promesso: ghe pensi mi, ci penso io. E si è dato da fare: ha nominato Bertolaso commissario conferendogli i poteri necessari; ha indicato i siti da cui ricavare le discariche; ha stabilito i tempi di realizzazione dei termovalorizzatori; ha stanziato somme adeguate. Di più non ci si poteva aspettare. Sulle prime il premier è stato applaudito, festeggiato, venerato. Ma è bastato che la Gazzetta ufficiale pubblicasse i nomi delle località dove accatastare le ecoballe, ed è scoppiata la rivolta. Il principio partenopeo è il seguente: sbattete i rifiuti in qualsiasi punto purché lontano da casa nostra. Illogica pura che ha ispirato non soltanto le folle e relativi capipopolo, ma addirittura sindaci e assessori di vario colore, a dimostrazione di quanto sia sbagliato applicare in queste zone le categorie della politica. Destra e sinistra non c'entrano. Forse c'entra la camorra (a sentire gli esperti meridionalisti) ma è difficile distinguere, nella massa urlante, i criminali organizzati dai fessi improvvisati. D'altronde i primi non camperebbero se non ci fossero i secondi che gli vanno appresso. È la solita storia: il belato dei codardi incita i prepotenti ad alzare la voce. Per fortuna il ministro dell'Interno Maroni non è stato intimidito né il governo gli ha fatto mancare sostegno; sicché la Polizia, la Guardia di Finanza e i Carabinieri sono intervenuti con energia, addossandosi la responsabilità di far rispettare la legge. Napoli invocava lo Stato? Eccolo, lo Stato. Il suo compito è garantire l'ordine, e l'ordine sarà ripristinato. Per contrastare gli scalmanati che sventolano la bandiera del "chiagni e fotti" e si oppongono alle norme deliberate dalle legittime autorità non servono mezze misure e compromessi. La gente resiste, occupa strade, erige barricate? Giusto che gli agenti procedano con le armi in dotazione, manganelli e lacrimogeni inclusi. Venerdì e ieri non si sono contati gli scontri, era inevitabile il ricorso alla forza per scongiurare il peggio; e il peggio sarebbe stato arrendersi, per vaghi motivi di opportunità, come spesso accadde in passato in circostanze analoghe.
Un Paese democratico ha l'obbligo di difendere le leggi democratiche che si è dato. In proposito non c'è da discutere. Il governo e i suoi uomini in divisa hanno agito correttamente e ci auguriamo continuino su questa strada, senza cedimenti. Ne andrebbe della loro credibilità. L'Italia dal 1968 è abituata a soccombere a ogni genere di rivoltosi, a ogni violenza. Le istituzioni pur di non essere accusate dagli avversari (nemici) di usare il pugno di ferro, hanno immancabilmente preferito trattare la resa allo scopo di risparmiarsi altre grane. E il Paese lentamente e inesorabilmente ha perduto non solo il senso dello Stato ma anche della disciplina, del bene comune. E ha finito per non riconoscere più alcuna autorità con una ricaduta pesante sui rapporti sociali: a scuola i professori sono presi a schiaffi; chi è bocciato (rara avis) ricorre al Tar e vince; in famiglia i genitori valgono come il due di picche; nel lavoro trionfa il "proprio comodo", l'assenteismo ha superato ogni limite, licenziare i fannulloni e gli incapaci non è pensabile. In pratica è passata la linea delle Brigate rosse e affini: ci si può fare giustizia da sé, le leggi sono fatte per i cretini che le temono. La deriva italiana si spiega così. O si muta stile o si scivola ancora. Immagino che la stragrande maggioranza dei cittadini sia lieta di aver trovato in Berlusconi un uomo che tenti almeno di rappresentarla e che provi a invertire la tendenza. Che ce ne facciamo delle regole se nessuno ne garantisce l'osservanza? Su la Repubblica di ieri, la cronaca da Napoli di Attilio Bolzoni raccontava episodi raccapriccianti che prendiamo per buoni. Negli scontri tra la folla inviperita e la polizia sono stati coinvolti vecchi e bambini. Cosa vuol dire? Che qualche sconsiderato sceso in strada a protestare (nella maniera che sappiamo) si è portato dietro la prole e il nonno? Sarebbe la dimostrazione che siamo in presenza di irresponsabili a cui sarebbe stato doveroso riservare una doppia razione di manganellate.
Coraggio, signor premier, tenga duro. Siamo con lei.
Vittorio Feltri - Libero/Italia chiama Italia
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