Fri, 30 May 2008 08:21:00 Paziente rifiuta le cure e muore: primo caso di testamento biologico
La norma, vigente dal 2004, consente di morire come desidera il paziente interessato. Una donna di 70 anni, affetta da una malattia che non le dava scampo, ha deciso di rifiutare la tracheotomia. Il magistrato ha permesso alla donna di porre fine alle sue sofferenze
E' quello di Vincenza Santoro Galani, 70 anni, il
primo caso modenese di applicazione della norma, vigente dal 2004, sul
testamento biologico, che consente di rifiutare le cure e morire come
si desidera.
La donna è morta l'altro giorno nell'ospedale di
Baggiovara secondo le sue volontà: il magistrato Guido Stanzani le ha
infatti concesso il permesso il 9 maggio scorso, dopo aver stabilito
che il rifiuto di terapie intensive, anche salvavita, può essere
espresso dall'amministratore di sostegno che affianca il paziente.
Pertanto, quindici giorni fa, il giudice ha emesso
il decreto, raro, con il quale l'amministratore di sostegno della
signora Vincenza, che è il marito, è stato autorizzato a negare ai
sanitari il consenso necessario per praticare la ventilazione forzata
ma anche a chiedere ai medici le cure palliative più efficaci per non
fare soffrire la moglie.
La paziente, originaria di Foggia, ma residente a
Sassuolo, da tre mesi era ricoverata all'ospedale nel reparto di
neurologia, affetta da Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Una
malattia che, lo si sapeva, non le dava scampo: lei ha comunicato a
marito a ai figli l'intenzione di non essere sottoposta a tracheotomia
qualora il suo stato fosse peggiorato. Una prospettiva che avrebbe
consentito il collegamento al polmone artificiale, non certo la
guarigione, e dunque solo un prolungamento delle sofferenze. Il quadro clinico è rapidamente peggiorato,
ma la donna ha visto rispettate le proprie volontà. Un primo caso che
potrebbe suonare come una speranza per i tanti Welby che ci sono in
Italia: il testamento biologico c'è già, è una realtà.
LA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI
La vera novità è il ruolo, la figura e quindi la decisione
dell'amministratore di sostegno, per cui dovremo valutarlo
attentamente. È il parere di Giuseppe Palumbo, presidente della
Commissione Affari Sociali della Camera sul caso della donna di Modena
che ha chiesto di non effettuare la tracheotomia, attraverso il marito,
con l'assenso del giudice.
"Accade già che una persona possa rifiutare le cure,
la legge lo consente, in particolare per gravi forme tumorali ed anche
in soggetti giovani - ha detto Palumbo - in questo caso la decisione è
stata presa da un altro soggetto, l'amministratore di sostegno,
entrando nella sfera del testamento biologico. Non sappiamo bene, ad
esempio, se la signora si poteva esprimere liberamente o se poteva dare
solo segni di assenso o dissenso Biosogna quindi leggere attentamente
il meccanismo della sentenza e valutare questa figura che apre una
nuova via.
"È una novità che va regolamentata e che comunque è già presente in alcune proposte di legge sul testamento biologico". (quotidiano.net)
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