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Mon, 09 Jun 2008 07:55:00

Annozero e il giornalismo disfattista – di Margherita Genovese




"Ci siamo chiesti tante volte perchè ci siamo incaponiti a seguire questa "dannata" trasmissione, e alla fine, analizzandone contenuti e forma, abbiamo scoperto inquietanti aspetti subliminali"




Ad Anno Zero anche il regista vede tutto nero: l'atmosfera è da Tribunale dell'Inquisizione, il sottofondo musicale è da tragedia greca, il gioco delle luci da bolgia infernale; Ruotolo e Santoro sempre lugubri, l'algida saccente Borromeo  poco credibile nel ruolo di  paladina del sottoproletariato, ma seriosa e solerte (poverina, ci tiene a proporsi come intellettuale di sinistra!) nel preparare la piazza giusta e scegliere il personaggio utile da intervistare. Fiamme e sofferenza, come nei tabernacoli medievali, quando la Chiesa inculcava paura e giustizialismo divino.

Forse si salvano da questa sceneggiatura cupa e depressa,  lo sputasentenze Travaglio, sorrisetto finto angelico ed eloquio accuratamente studiato, e il vignettista satirico Vauro, che qualche volta c'azzecca, alleggerendo i toni da psicodramma.

Ci siamo chiesti tante volte perchè ci siamo incaponiti a seguire questa "dannata"  (da intendere nella forma attiva!) trasmissione, e alla fine, analizzandone contenuti e forma, abbiamo scoperto inquietanti aspetti subliminali. Pur considerando le buone intenzioni di dare voce agli ultimi e ai penultimi, siamo propensi a pensare che certi quadretti naif dipinti dalle abili mani degli autori possano risultare diseducativi a quella stessa fascia di popolazione che si vuole proteggere. Come dire che, di questo passo, gli ultimi rimarranno sempre ultimi, a dispetto del messaggio evangelico.

Giovedì 4 Giugno, ad esempio, abbiamo visto comparse, più che cittadini: donne bambini anziani eccitati e abbigliati per la tivvù, mettersi in mostra davanti alle telecamere con espressione giuliva stridente, mentre il povero Ruotolo si affannava a denunciare crimini e complicità e si affrettava ad affermare la generale volontà di cambiamento. I presenti apparivano del tutto inconsapevoli...e certamente gli assenti erano di opinione diversa. Abbiamo sentito le urla scomposte e gli attacchi violenti al governo - che è poi lo Stato - delle popolane più aggressive e rissose, brutti esempi di mogli e madri  "coraggio", più verosimilmente prefiche della tradizione partenopea prestate alla camorra per il ruolo di vittime.

C'è il rischio concreto che questi testimoni e queste cosiddette inchieste possano alla fine sfuggire alle intenzioni della testata e produrre da una parte sconcerto nei telespettatori più sensibili; e fin qui ci va di mezzo solo l'audience.

D'altra parte, e qui sta il pericolo, queste sfuriate di popolo si risolvono in manifestazioni antiStato (e non diciamo antiBerlusconi, diciamo proprio  antiStato!) molto utili alla camorra per arruolare la manovalanza.

Chi indugia a sostenere l'anarchia si fa complice delle imprese criminali, che trovano appoggio e sostegno in una popolazione abituata ad addossare responsabilità alla società e alle istituzioni, giustificando i comportamenti illeciti duri a morire e mistificando verità storiche.

Il giornalismo disfattista forse è appagante per chi lo fa, ma è deleterio per educare alla convivenza civile e al rispetto delle leggi. L'esempio trascina, dicevano gli antichi: e il cattivo esempio trascina verso il precipizio un intero territorio. 

Margherita Genovese – Italia chiama Italia


















































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