Sul Corriere della Sera del 16 giugno appare un Comunicato del Comitato di Redazione che mi ha lasciato perplesso, perché non riesco a capire cosa voglia rivendicare, oltre che denunciare la cattiva situazione finanziaria e la cecità imprenditoriale del Gruppo Rcs.
Il comunicato, infatti, pur anteponendo una bella frase di orgoglioso vanto di lavorare a detta testata, analizza "le turbolenze che caratterizzano attualmente il mercato internazionale della carta stampata". Dice in sostanza, con pomposità, che al Corriere si sta bene, ma le cose vanno un po' maluccio in prospettiva, riconoscendo, alla fine, che altri quotidiani "tirano" di più, essendo in costante ascesa.
La lunga reprimenda, alternata all'auto riconoscimento dell' "...eccellenza degli standard culturali ed informativi,... in considerazione al rapporto fiduciario che nasce ogni giorno con i lettori..." sottolinea che Rcs ha perso in borsa il 60% del suo valore (e 18,6 milioni di euro nei primi tre mesi del 2008), in quanto la composizione del suo vertice è la causa della mancata vitalità sul mercato, essendo ogni iniziativa bloccata da veti incrociati.
In perfetto politichese, il Cdr ricorda al Direttore Mieli, il quale ha intenzione di fare qualche cosa di nuovo (?), di assumersi le proprie responsabilità (?), ma in pratica manda messaggi criptati, che al lettore non dicono assolutamente nulla, sottolineando nuovamente che c'è una crisi della carta stampata generalizzata.
Queste affermazioni mi ricordano quando mi dicevano di smettere di fumare ed io ribattevo che è peggio l'inquinamento atmosferico della sigaretta (comunque ho smesso). Questa è la tecnica dello struzzo: nascondersi per non vedere gli sbagli.
Ma ora, caro CdR, parliamoci chiaro: non è per caso, invece, che la linea netta imposta da Mieli al giornale, due anni fa alla vigilia delle elezioni, a sostegno dell'armata brancaleonesca prodiana, confraternita di inconcludenti assertori del "no" e variopinti personaggi, ha sminuito proprio quel "rapporto fiduciario del cliente" che in tale quotidiano ha sempre intravisto una oculatezza ed una saggezza di valutazioni politiche e che trovandosi tra le mani, invece, un "organo di partito" (e di quale partito!) ha scelto altre testate più aderenti alla ideologia personale?
Il Corriere è sempre stato apprezzato proprio per l autonomia intellettuale dei giornalisti. L'ottimo italiano e l'intelligente preparazione di chi scrive è apprezzato a prescindere di cosa pensi ed affermi. Tale "indipendenza vera" poneva il lettore (qualsiasi lettore) con lo stato d'animo di recepire benevolmente gli stimoli, anche avversari, in quanto riconosciuti validi e non ideologici aprioristici.
Il fatto di schierarsi apertamente per il prodismo, purtroppo, attuato forse in un momento di esasperata purezza professionale, ha "marchiato" la testata di partigianeria. Conosco moltissime persone, specialmente al Nord (dove il "currierun" era una bibbia) che hanno abbandonato da quel momento la testata storica italiana, per rivolgersi ad altri quotidiano "schierati", quantomeno dalla propria parte!
Mi dispiace sentire proprio dal CdR che l'Azienda non sa interpretare ed anticipare il mercato, in forte cambiamento. Son sicuro che Mieli non cercava un facile mercato nell'accostarsi al vincitore, ma il lettore ha avuto la sensazione che non abbia neanche percepito, nel multicolore passato governo, quel drammatico fallimento in fieri che, al contrario, molti semplici fedeli lettori (nel loro piccolo, come me) avevano pronosticato e scritto ripetutamente.
Roberto Pepe – Italia chiama Italia