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Palermo, accordo tra boss e massoni per ritardare i processi ai clan mafiosi
Wed, 18 Jun 2008 06:15:00 Palermo, accordo tra boss e massoni per ritardare i processi ai clan mafiosi
Otto arresti eccellenti: l'accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione in atti giudiziari
Non erano soltanto i mafiosi ad avvantaggiarsi dei ritardi provocati ad
arte nei processi per determinare la prescrizione dei reati.
L’operazione "Hiram" dei carabinieri di Trapani che ha portato, ieri,
all’arresto di otto persone ritenute parte di una rete che avrebbe
manovrato l’iter dei procedimenti, infatti, coinvolge anche persone
estranee alla mafia.
Un favore, ipotizza la Dda di Palermo,
sarebbe stato fatto al ginecologo palermitano Renato De Gregorio, che è
tra gli arrestati. Dopo la condanna del medico in appello per avere
abusato di una paziente, l’udienza in Cassazione sarebbe stata fatta
slittare per ritardare un eventuale arresto del professionista o la sua
decadenza dall’incarico. Ma il gruppo che sarebbe stato coordinato dal
faccendiere romano Rodolfo Grancini e da Guido Peparaio, ausiliario di
cancelleria nella seconda sezione penale della Corte di Cassazione,
avrebbe agevolato Giovan Battista Agate, fratello del boss di Mazara
del Vallo (Trapani), il pluriergastolano Mariano.
L’obiettivo
sarebbe stato quello di ritardare la celebrazione del processo e di
fare adottare provvedimenti favorevoli in tema di concessione di
permessi. Protagonista di questa parte della vicenda sarebbestato il
massone mazarese Michele Accomando, che si sarebbe speso per Agate e
anche per il proprio genero, coinvolto in un traffico di stupefacenti.
Accomando era già stato arrestato per mafia nel 2007. L’indagine,
condotta dai pm Guido e Padova, che si occupano dei reati associativi
mafiosi riguardanti la provincia di Trapani, e da Fernando Asaro, che
lavora su Agrigento, andava avanti da oltre un anno ed è scaturita da
controlli su sospetti mafiosi delle due province.
Senza le
intercettazioni, sottolineano in Dda, non sarebbe stato possibile
accertare i reati. Peparaio, secondo quanto si è appreso, avrebbe agito
sulle priorità della seconda sezione della Cassazione, facendo slittare
o anticipare i ricorsi. Nell’indagine non sarebbero coinvolti invece
magistrati. Secondo la ricostruzione dell’accusa, un ruolo avrebbe
giocato anche l’agente di polizia Francesca Surdo, palermitana ma in
servizio a Roma al Servizio centerale operativo della polizia di Stato.
La donna avrebbe compiuto una serie di accessi abusivi al sistema
informatico della polizia, per fornire a Grancini notizie su processi e
indagini in corso.
È indagata con le accuse di rivelazione di
segreti delle indagini e di illecita introduzione nella rete delle
forze dell’ordine, ma senza l’aggravante dall’agevolazione di Cosa
nostra. Agli altri sette arrestati nell’operazione "Hiram" vengono
invece addebitati a vario titolo reati che vanno dal concorso esterno
in associazione mafiosa alla corruzione in atti giudiziari, anch’essa
aggravata dall’articolo 7 della legge 152 del 1991, quella che
introdusse la speciale aggravante di mafia.
(lastampa.it)
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