|
 |
la tua e-mail per ricevere le notizie più importanti
|

|
|
Home /
Italia /
Quel pasticcio sulla poesia di Montale
Thu, 19 Jun 2008 06:24:00 Quel pasticcio sulla poesia di Montale
Traccia piena di equivoci. Il componimento è dedicato a un uomo, ma si chiede di parlare della figura femminile
Premetto che sono per principio allergico all’analisi di un unico testo
e per di più pilotata da una traccia prestabilita, perché quella
traccia generalmente svia la lettura o l’imbriglia in
un’interpretazione preconfezionata. Oltre tutto, in questa Maturità, la
scelta del quarto componimento della terza sezione di Ossi di seppia di
Montale non è felice, perché costituisce un testo poco rappresentativo
dell’intera raccolta.
Ma entriamo nei dettagli. La traccia prevede, prima di tutto,
che lo studente riassuma brevemente il «contenuto informativo della
lirica in questione». Una poesia ha il valore di una notizia? Non lo
sapevo. Lo studente, più saggio degli esperti del ministero, avrà
proceduto a fare un semplice riassunto di ciò che i versi di Montale
sanno evocare. La prima strofa mette in scena il ricordo di un
«sorriso» che è come «un’acqua limpida», vista per caso, «tra le
petraie d’un greto», una sorta di piccolo lago in cui si rispecchia
l’edera e più in alto ancora «l’abbraccio d’un bianco cielo». Montale è
qui chiarissimo: mette in primo piano un ricordo caro. Il Ministero
complica tutto perché chiede di individuare la «visione della realtà»
del poeta e quella del «ruolo salvifico e consolatorio della figura
femminile». Siamo nei guai. Qui c’è un errore grossolano: la poesia è
dedicata a Baris Kniaseff che donna non è, ma un vecchio amico ora
«lontano». E allora cosa fare? Bisticciare con gli esperti o fare finta
di niente? Dire che la ripetizione di tante «r» sta per una realtà
ostile e «l’acqua limpida» per una donna che salva, sarà stata forse la
scelta più accomodante.
E’ chiaro che tutto il resto va ora a precipizio
perché la traccia, mentre s’intestardisce a mettere in scena una donna,
chiede di spiegare (con un italiano traballante) in «che senso il
portare con sé la sofferenza per il mondo può essere, come dice il
poeta, "un talismano" per un’anima e come questa condizione possa
essere altrettanto serena che quella di un’anima "ingenua" non toccata
dal male». Ma se si leggono i versi non c’è questa equazione, ma solo
una sorta d’interrogativa indiretta in cui ci si chiede se l’amico sia
oggi un’anima ingenua o un’anima che soffre.
Lo studente saggio avrà a questo punto mandato
a quel paese i signori del ministero e nell’ultima strofa seguirà
Montale che, al ricordo della «pensata effigie» dell’amico, sommerge i
propri «crucci estrosi». Poi, se sarà stato in grado, avrà fatto la sua
bella analisi stilistica del componimento e quindi parlato
genericamente della poesia di Montale. Tranquilli ragazzi, niente
paura. Con esperti ministeriali così poco competenti, il vostro tema
meriterà comunque un punteggio pieno.
(corriere.it)
|
|
|
 |