Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus,
all'epoca presidente dello Ior. È una delle ultime rivelazioni che la
supertestimone delle indagini sulla scomparsa della Orlandi ha fatto
durante un colloquio investigativo con i dirigenti della squadra
mobile, avvenuto il 14 marzo scorso. Sempre secondo quanto apprende
l'Agi, alla specifica domanda, tramite chi Renato era stato delegato a
prendere Emanuela, la donna risponde: "Tramite lo Ioro…quel monsignor
Marcinkus…Renato ogni tanto si confidava".
Sulle motivazioni del sequestro, afferma poi:
"Stavano arrivando secondo me sulle tracce di chi…perchè secondo me non
è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro
indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perchè io non so chi c'è
dietro…ma io l'ho conosciuto a cena con Renato…hanno rapito Emanuela
per dare un messaggio a qualcuno".
La testimone sottolinea di non sapere chi materialmente prese Emanuela:
"Quello che so è che (la decisione, ndr) era partita da alte vette…tipo
monsignor Marcinkus…È come se avessero voluto dare un messaggio a
qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la
notizia".
La donna fa un paragone con la morte di Roberto Calvi:
"Gli hanno trovato le mani legate dietro, perchè tu mi vuoi dare un
messaggio. In un colloquio successivo, del 19 marzo, la donna aggiunge:
"Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con
Marcinkus perchè questi gli metteva sul mercato estero i soldi
provenienti dai sequestri".
La teste, sentita successivamente dal procuratore aggiunto Italo
Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, ipotizza come
ragione della scomparsa della giovante una "guerra di potere": "Io la
motivazione esatta non la so - dice ai magistrati -, però posso dire
che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus. Lui era molto ammanicato
con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di
riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente
dello IorÂ…però sono ricordi così. Gli rimetteva questi soldi…Io a
monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un
appartamento di fronte, a via Porta Angelica…Sarà successo in totale
quattro o cinque volte, tre-quattro volte…Lui era vestito come una
persona normale".
Secondo la donna, l'iniziativa partiva da Renato.
"C'era poi il segretario - rivela -, un certo Flavio. Non so se era il
segretario ufficiale. Comunque gli faceva da segretario. Mi telefonava
al telefono di casa mia e mi diceva: 'C'è il dottore che vorrebbe avere
un incontro'. Embè, me lo faceva capire al telefono. Poi, a lui
piacevano più signorine ('minorenni, no')! Quando entravo, vedevo il
signore; non che mi aprisse lui, c'era sempre questo Flavio. Mi
facevano accomodare i primi cinque minuti, poi io dicevo: 'Ragazze,
quando avete fatto, prendete un taxi e ve ne andate. Ci vediamo, poi,
domani".
La teste, rispondendo alle domande dei magistrati,
precisa che le modalità in cui avvenivano questi incontri era diverse
da quelle riferite sull'episodio del Gianicolo. "Mi ricordo che una
volta - conclude - Renato portava sempre delle grosse borse di soldi a
casa. Sa, le borse di Vuitton, quelle con la cerniera sopra. Mi dava
tanta di quella cocaina, per contare i soldi dovevo fare tutti i
mazzetti e mi ricordo che contò un miliardo e il giorno dopo lo
portammo su a Marcinkus".
LA FAMIGLIA DI EMANUELA
"Non riteniamo attendibile quanto sarebbe stato affermato dalla
testimone ascoltata dalla Procura di Roma nell'ambito della inchiesta
sulla scomparsa di Emanuela Orlandi". Lo affermano Massimo Krogh e
Nicoletta Piromallo, gli avvocati della famiglia di Emanuela Orlandi,
scomparsa il 22 giugno del 1983 in merito a quanto trapelato del
verbale di una delle amanti di un boss della Banda della Magliana. I
penalisti invitano a ragionare sul fatto che quanto asserito dalla
testimone rispetto all'occultamento del cadavere di Emanuela è
"quantomai sospetto". Il riferimento è al dato che, secondo quanto
detto dalla donna, il corpo di Emanuela fosse in una sacco e in un
altro ci fosse quello di Salvatore Nicitra, la cui morte però è datata
dieci anni dopo la sparizione della ragazza. In conclusione i due
legali aggiungono: "Aspettiamo comunque che gli inquirenti facciano le
proprie valutazioni in libertà e attendiamo gli sviluppi degli
accertamenti disposti dalla procura"
LA TESTIMONIANZA
Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa e il suo corpo,
rinchiuso dentro un sacco, sarebbe stato gettato in una betoniera a
Torvaianica. La rivelazione è della donna che ebbe una relazione con il
boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, e che
è stata sentita nelle scorse settimane, alla presenza dei funzionari
della squadra mobile, dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm
Andrea De Gasperis e Simona Maisto, titolari dell'inchiesta sulla
scomparsa della ragazza.
"Renato mi portò a pranzo in un ristorante a Torvaianica,
da 'Pippo l'Abruzzese' - racconta -. Lui aveva un appuntamento con
questo Sergio (che, a suo dire, faceva da autista a Renato ndr) il
quale portò quel bambino: Nicitra; il nome non me lo ricordo. Portò,
dice lui, il corpo di Emanuela Orlandi. Io non lo so che c'era dentro
(i sacchi ndr) perchè rimasi in macchina. Dice che, però, era meglio
sterminare tutto, lui la pensava così. Sterminare tutto così non ce
stanno più prove, non ci sta più niente. Lui mi disse che dentro a
quella betoniera ci buttò quei due corpi. Poi, non lo so, insomma".
Sollecitata a essere più precisa dal pm Maisto, la
donna spiega che "c'era un cantiere lì vicino, come dire, una cosa in
costruzione. Noi riprendemmo tranquillamente la macchina e pensavo di
dirigermi verso Roma. Lui mi disse: 'gira qui, vai lì e andammo in
questo…Disse: 'stanno costruendo'. Dico: 'Che me devo fermà a fà?'.
Dice: 'no, qui stanno a costruì delle case delle persone che conosco,
sta a costruì un palazzo o a ristrutturare', non mi ricordo. E da lì a
poco mi disse: 'fermate qua!'. Mi fermai e arrivò Sergio con la sua
macchina e ad un certo punto misero in moto la betoniera. Vidi Sergio
con una sacco per volta…e dopo chiesi a Renato: 'aho, ma che c'era
dentro a quel…'. 'Ah, è meglio ammazzalle subito, levalle subito le
provè, dice. 'E chi c'era?'. Dice: 'che te lo devo dì io!'. Poi, io
andai a casa e spinta dalla curiosità, le dico la verità, lo feci pippà
Renato, perchè poche volte l'ha fatto…sniffare, insomma. Però quando lo
faceva ce stava due o tre giorni…spinta proprio dalla curiosità di
voler sapere e lui me lo disse. Cioè lui mi disse queste cose".
E ancora il pm Maisto: "Dunque, esattamente le disse?". La
donna: «'Le prove si devono estirpare…'. Lui usava molto questa parola:
'dall'inizio, dalla radice'. Non lo so se 'sta ragazza aveva visto
qualcuno; '…non essendoci più nè i corpi, nè niente, era meglio
togliere di mezzo tutto, la parola tua contro la mià, diceva lui".
Il procuratore aggiunto Ormanni: "Quindi, in questi due sacchi,
in uno ci sarebbe stato il figlio di Nicitra e nell'altro ci sarebbe
stata Emanuela Orlandi?". Risponde la testimone: "Lo stesso giorno
arrivò con questi due sacchi. Ce li aveva in macchina Sergio, dentro
questa Audi bianca".
Il racconto della donna andrà verificato, tra
l'altro, per quanto riguarda le date, anche se la teste premette di non
essere in grado di essere puntuale ("le dico la verità, io sto in una
comunità terapeutica, ho fatto uso per tanti anni di cocaina,
psicofarmaci, insomma, un pò di tutto, non mi sono fatta mancare
niente, per cui i miei ricordi sono anche…Cioè, io magari un giorno mi
ricordo nitidamente una cosa, ci ripenso dopo qualche giorno e me la
ricordo un pò così, poi mi ritorna in mente una frase…").
La donna riferisce che la sua relazione con De Pedis iniziò
nella primavera inoltrata dell'82 e andò avanti fino a novembre '84.
Quindi, Renatino venne arrestato e lei lo avrebbe rivisto dopo la sua
uscita dal carcere nell'87. Di Emanuela Orlandi si persero le tracce il
22 giugno dell'83. Domenico Nicitra, il bambino di 11 anni, figlio di
Salvatore, imputato al processo per i delitti commessi dalla banda
della Magliana, scomparve il 21 giugno 1993 assieme allo zio Francesco,
fratello del padre. E De Pedis in quell'epoca era già morto: venne
ammazzato il 2 febbraio del '90.
CONSEGNATA A UN SACERDOTE
Emanuela Orlandi sarebbe stata consegnata a un sacerdote.
È un'altra circostanza riferita al procuratore aggiunto Italo Ormanni e
ai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto dalla ex amante del boss della
Banda della Magliana Enrico De Pedis (detto Renatino). Sarebbe stata
proprio la donna, sei-sette mesi prima dell'episodio di Torvaianica, ad
accompagnare in Bmw la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio
del Vaticano. La giovane, a dire della testimone, "non era
assolutamente lucida, era intontita".
"Io arrivai lì al bar Gianicolo con una macchina -
racconta - . Poi Renato, il signor De Pedis, con cui in quel tempo
avevo una relazione, mi disse di prendere un'altra macchina, che era
una Bmw e di accompagnare…Cioè arrivò questa ragazza, una ragazzina,
arrivò questa ragazza e se l'accompagnavo fino a sotto, dove sta il
benzinaio del Vaticano, che ci sarebbe stata una macchina targata Città
del Vaticano che stava aspettando questa ragazza. Io l'accompagnai:
così feci. Durante il tragitto…non so quanto tempo era passato dal
sequestro di Emanuela Orlandi…la identificai come Emanuela Orlandi…Era
frastornata, era confusa 'sta ragazza. Si sentiva che non stava bene:
piangeva, rideva. Anche se il tragitto è stato breve, mi sembra che
parlava di un certo Paolo, non so se fosse il fratello. Va bè,
comunque, io quando l'accompagnai c'era un signore con tutte le
sembianze di essere un sacerdote, c'aveva il vestito lungo e il
cappello con le falde larghe. Scese dalla Mercedes nera, io feci
scendere la ragazza: 'Buonasera, lei aspettava me?'. 'Sì. Sì, credo
proprio di si'. Guardò la ragazza, prese la ragazza e salì in macchina
sua. Poi, io, dopo che avevo realizzato chi era, dissi, quando tornai
su, a Renato: 'À Renà, ma quella non era…'. Ha detto: 'Tu, se l'hai
riconosciuta è meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi".
(quotidiano.net)