Tue, 01 Jul 2008 08:00:00 La meritocrazia? Una cura per evitare il declino - di Antonio Gabriele Fucilone
Sono tante le cose da cambiare in Italia, e nell'articolo del nostro Antonio Fucilone ne vengono indicate solo alcune: ma oltre a tutto questo, "bisogna creare una cultura meritocratica. Se farà così il nostro Paese potrà mostrare il suo alto potenziale, altrimenti il declino sarà inarrestabile"
di Antonio Gabriele Fucilone
Vi siete mai chiesti come mai Gengis Khan riuscì a creare un impero che fu più vasto di quello romano e di quello napoleonico? La risposta è molto semplice: Gengis Khan premiava i soldati più meritevoli e che in battaglia dimostravano il maggiore valore.
Anche nella Roma repubblicana e nei primi anni di quella imperiale si usò questo principio, così come nell'Impero Ottomano ai tempi del sultano Solimano il Magnifico. Questo principio si chiama MERITOCRAZIA.
Forse, da tutto ciò potremmo capire anche il fenomeno del declino italiano. Nei Paesi in cui c'è una maggiore meritocrazia l'economia è più forte e c'è una maggiore competitività. E' proprio la meritocrazia uno dei punti di forza di questi Paesi. Infatti, in una logica meritocratica, vengono premiati coloro che mostrano maggiori competenze, bravura ed impegno. Ciò motiva le persone che così riescono a rendere di più. Non a caso ho citato Gengis Khan.
In Italia non c'è una logica meritocratica, ma molto spesso ci si basa sulle conoscenze importanti o sull'appartenenza politica delle persone in un determinato contesto, la classica RACCOMANDAZIONE. Questa situazione penalizza soprattutto i giovani. E così molti diplomati, diplomati specializzati e laureati con un ottimo livello di preparazione vengono scavalcati nella ricerca di posti di lavoro o di posti da ricercatori universitari da altre persone che spesso sono di dubbia formazione ma che hanno la fortuna (loro) di essere legati alla "baronia" dell'università o al congiunto importante di turno.
Molti giovani validi si vedono così costretti a fare un lavoro "di ripiego" (che non li soddisfa) o a rimanere disoccupati oppure ad emigrare, facendo successo in un altro Paese. Ecco perché l'Italia "non è un Paese per giovani".
Questo però inficia la qualità della produzione e dei servizi. In Italia c'è uno sfacelo, nella pubblica amministrazione, nelle scuole, nelle università, negli ospedali e nelle aziende private.
Nella pubblica amministrazione il problema è particolarmente grave. Io ne so qualcosa, per esperienza personale. Nel 2004 e nel 2005 ho lavorato nel municipio del Comune in cui risiedo, Roncoferraro (in provincia di Mantova) con contratti in "Borsa Lavoro". Scaduti i contratti io sono rimasto senza lavoro, nonostante il mio rendimento sia stato giudicato buono da tutti, mentre ci sono altre persone (appoggiate dagli amministratori) che, nonostante abbiano delle situazioni contrattuali simili alle mie erano (e sono) ancora lì ed il loro rendimento è pessimo. Passano più tempo a spettegolare di fronte ai distributori del caffè e delle merendine che non in ufficio a lavorare. Se il ministro Brunetta facesse qualcosa nel succitato Comune, sarebbe un'opera buona per tutti. A Napoli direbbero che io sono "cornuto e mazziato" perché oltre a questo ho subito anche l'offesa da parte del vice-sindaco che mi ha accusato di non avere mantenuto la promessa di voto per il suo partito, una promessa CHE NON HO MAI FATTO.
Per la cronaca, tengo a ricordare che il marito del vice-sindaco è il ragioniere del Comune e che ci sono dipendenti comunali imparentati tra loro. E' un po' troppo per essere una coincidenza eh?Per di più, quel triste spettacolo di cui ho parlato è avvenuto di fronte agli altri dipendenti. Tra l'altro, va detto che c'è un forte malcontento verso l'Amministrazione comunale. Il mio è solo un caso tra milioni.
Anche nell'azienda privata ci sono situazioni analoghe, in cui il rapporto di lavoro è basato sul rapporto personale con il titolare o sulla segnalazione dell'amico o del parente.
E l'università? La situazione è identica, in quanto lì vi sono delle vere e proprie "baronie" di rettori ed insegnanti. Ad esempio, nell'Università di Bari c'è stato uno scandalo di questo tipo. Infatti, c' erano professori, ricercatori e studenti che erano tutti imparentati tra loro. Anche i sindacati (in particolare quelli grossi come la CGIL) sono delle vere e proprie "baronie" nel mondo del lavoro.
Per dirla breve, in un mondo globalizzato ed in cui c'è una forte competizione, l'Italia non può avere questa mentalità. Deve cambiare cultura ed incominciare a premiare le eccellenze. Il quadro della situazione non rosea del nostro Paese può essere letto meglio se si tiene conto anche del fatto che ci siano delle istituzioni obsolete e da riformare, che ci sia un' eccessiva burocrazia, che ci siano un fisco esoso, una scarsa politica per la famiglia, una scarsa ricerca, una carenza d'infrastrutture efficienti, un' eccessiva immigrazione generica (che crea anche altri problemi) ed una scarsissima immigrazione specializzata. Infatti, possiamo dire che oggi noi importiamo tante braccia ma nessun cervello. Negli altri Paesi vanno molti ricercatori, professori e dottori (anche italiani) mentre da noi vengono solo i muratori, i braccianti, gli operai o peggio i clandestini, che diventano dei potenziali criminali.
La situazione deve cambiare. Si devono fare le riforme ( a cominciare dal federalismo) e realizzare delle nuove infrastrutture, vanno applicate delle nuove politiche energetiche (comprese quelle del nucleare), si deve tagliare la burocrazia, ridurre il fisco e si deve ridurre l'immigrazione "generica" ( con un giro di vite contro la clandestinità) e favorire l'ingresso di ricercatori, professori e dottori stranieri, che oggi in Italia non vengono, o - meglio ancora - recuperare i nostri cervelli che sono emigrati. Vanno fatte anche delle politiche più serie per la famiglia. Ma, insieme a tutto questo, bisogna creare una cultura meritocratica. Se farà così il nostro Paese potrà mostrare il suo alto potenziale, altrimenti il declino sarà inarrestabile.
Antonio Gabriele Fucilone - Italia chiama Italia
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