Non vi è pace per il fascino dei Caraibi. Il bel tempo, il sole amico, il mare tranquillo e benevolo, stupendo azzurro-smeraldo, le aragoste consumate sull’arenile, i balli, i canti, le movenze delle ballerine tutte curve, mulatte da sogno, dove sono? Deserto, arenili senza vita. Impara, caro Camillo.
È continua l’emergenza, e mentre scrivo queste brevi note sono circondato da venti a oltre 120 klm orari e acqua che si infila dovunque, da sotto le porte e attraverso le fessure delle finestre, nonostante la mia casa sia protetta da meccanismi anticiclone forti e potenti, oltre che costosi. Meno male che il personale di servizio oggi è venuto a lavorare, altrimenti sarei stato qui con l’acqua fino a metà ginocchio nel contarvela bella. Anzi brutta.
Da settimane è un vero e proprio assedio. Non si dorme, non si esce da casa, non si va al supermercati, non si vedono gli amici, i parenti. Università e scuole chiuse. Aereoporti chiusi. L’ululato degli uragani è assordante, ti senti minacciato in forma permanente, avvilito, a tratti depresso e a disagio. Sperduto. Vorresti volare, essere farfalla, aquila, rondine di mare. Fantasma.
Ci si sente sbalestrati. Tutto si fa per telefono, quando funziona, o per chat e internet. Dopo l’uragano Gustav che ha lasciato morti e disastri in tutta l’area dei Caraibi, con Haiti che conta centinaia di persone scomparse o morte e Cuba completamente devastata come se fosse passata la forza di una vera e propria bomba atomica, adesso siamo in balia di Hanna mentre al largo gia l’uragano Ike di forza distruttiva 4 fa sentire il proprio potente ruggito, con venti a oltre 180 klm orari. È normale essere colti dallo smarrimento, da una preoccupazione permanente, mentre le immagini tv ci fanno vedere intere popolazioni dei Caraibi in mezzo all’acqua, e le loro case invase dai fiumi ingrossati, e gli abitanti più agili appollaiati sui tetti delle loro povere casucce di legno, in attesa di soccorsi e aiuti...se arrivano e quando arriveranno. Soffri. E guardandoti attorno, comprendi con amara coscienza - in forma ansiosa e a volte dolorosa - che non tutti gli uomini sono uguali dinanzi agli uragani.
Aspettiamo. Intanto la tempesta tropicale Ike si è rafforzata fino a diventare uragano di forza 4, come dicevo. E dietro sta arrivando Josephine, la decima tempesta tropicale della stagione. Lo stato di emergenza è permanente, per il disastroso passaggio degli uragani tropicali che ha causato inondazioni in molte città e incalcolabili danni materiali.
Ike fa paura. La tempesta tropicale, che al momento si trova in pieno oceano Atlantico, è diventata un uragano, ed è stato classificato dal National Hurricane Center, il centro nazionale degli uragani (Nhc) di Miami, nella categoria 4 della scala Saffir-Simpson degli uragani, quindi è considerato "estremamente pericoloso". Sempre secondo il Centro di Miami, Ike potrebbe raggiungere Haiti e la Repubblica Domenicana entro domenica. Ike è il quinto uragano della stagione e sta per approdare nel Mar dei Caraibi, all'altezza delle Antille. Una minaccia che ti toglie il respiro. Gli Italiani residenti nei Caraibi mi chiamano e mi chiedono: “Ermanno, che facciamo? Che succede, che cosa dici?”. Rispondo che siamo nelle mani del destino e delle nostre fortificazioni anti-uragano. Loro sono ansiosi: ”ci vediamo”, rispondo. Si, speriamo presto.
Arriva anche Josephine. Non se ne può più. Josephine per ora rimane una tempesta tropicale. ma potrebbe a sua volta trasformarsi in uragano. Anche Josephine, per ora, si trova in mezzo all'Atlantico. Ma anche noi siamo qui, in mezzo all’atlantico. Intanto la redazione di Italia chiama Italia, mi chiama e mi grida: “Fai presto, manda il pezzo. Parlaci degli Uragani”. Mah!, che cosa si deve fare per essere coerenti con la parola data. Un impegno preso.
Ma come ha fatto il nostro Cristoforo Colombo a scoprire l’America senza essere travolto dagli uragani? Eppure veleggiava in pieno periodo di stagione dei cicloni e delle tempeste tropicali. Quando si dice il destino benevolo. Destino Storico. Sì, proprio l’Uomo inviato e protetto dal destino. Da riflettere.
Ermanno Filosa – Italia chiama Italia