Manca un coordinatore della didattica, o meglio la figura preposta alla mansione non conosce l’italiano né la parola didattica sa cosa significhi, manca un dizionario monolingue e la grammatica più recente a disposizione è degli anni ‘60, manca finanche la capacità di proiettare una pellicola (mi perdoni l’ispanismo). E qui mi fermo perché la lista delle mancanze è così lunga che faccio prima a dire quel che c’è: pressoché nulla.
La vera lacuna è nel vertice, la mancanza di una figura guida in alto produce disorientamento e improvvisazione alla base, vanifica tutte le risorse umane disponibili, le quali paradossalmente non sono mancate durante la mia permanenza.
Avendo bazzicato per diversi mesi questo istituto, posso assicurarLe che ho lavorato gomito a gomito con docenti che in alcuni casi avevano competenza da vendere. Personale madrelingua con master in glottodidattica o certificato DITALS di II livello. Naturalmente a questi si affiancava la massa di insegnati raffazzonati alla belle meglio in loco, per quella tendenza a mescolare il sacro col profano tipica di chi non ha neanche idea di cosa stia facendo.
La Dante vera ha saggiamente preso le distanze da questa conventicola; dimenticandosi però dei guai che quest’ultima continua a combinare, beneficiando di un nome che non le appartiene.
Per citare un esempio, in un volantino pubblicitario circolante sino a sette mesi or sono, il certificato PLIDA veniva minuziosamente descritto accanto alla fotografia del diploma locale (il quale, va da sé, è puro suppellettile qui in Italia), al fine di generare l’illusoria convinzione che i due coincidessero.
Purtroppo a Santo Domingo l’Italia, paese molto lontano, è nota tramite i suoi rappresentanti: parole come “ Pranzo” o “ Briciola” sono nomi propri di ristoranti, “Milano” è una marca di spaghetti di infima qualità, e per ultimo “Dante Alighieri” ( per lo più pronunciato "Dante Aliggieri") è una parente della direttrice o un socio maggioritario della scuola locale che porta il medesimo nome. Che la scuola dominicana non sia riconosciuta, non lo sa quasi nessuno studente, e solo i più intraprendenti chiedono in direzione informazioni sul PLIDA, certificato che potrebbe loro servire al momento di recarsi in Italia per ragioni di studio. Naturalmente la segreteria nel dare la risposta sfodera la sua arma preferita: temporeggia con un “veulve ahorita” (torna più tardi, ndr) parola molto comune ai Caraibi.
Neanche l’ambasciatore in persona deve essere molto al corrente di avere a che fare con dei “paccari”, se offre loro l’avallo del suo riconoscimento. E avviene così che oggi questa allegra combriccola di ciarlatani figuri a buon diritto nel novero delle associazioni italiane ufficiali della Rep. Dominicana.
Io tornerò a Santo Domingo in avvenire, il mio sogno è quello di trasmettere e insegnare la lingua e cultura italiane in un vero centro di insegnamento; confesso però che non ho ancora chiaro cosa riuscirò a combinare, di fatto sono più un insegnante di italiano e un topo di biblioteca che non un organizzatore intraprendente. Verosimilmente chiamerò a collaborare con me tutti quegli insegnanti validi e competenti che ho incontrato durante il mio primo soggiorno. Un fatto è certo, se noi che abbiamo le reali competenze per trasmettere all’estero un frammento di cultura italiana ce ne rimaniamo in panciolle e demandiamo ad altri questo compito, perdiamo il diritto di lamentarci di fronte a un branco di ciarlatani che annaspa alle prese con un compito più grande di lui.
Qui purtroppo nasce una amara constatazione, e cioè che se mai, arridendoci la fortuna, in alcuni anni riuscissimo a tirar su un buon centro di lingua e cultura italiane, il nome “Dante Alighieri” lo troveremmo già occupato abusivamente da altri, e quel che è danno più grave, con una reputazione e una credibilità ai minimi storici per merito della scuola attuale.
La ringrazio dell’attenzione gentilmente offertami,
Mario Rossi - Italia chiama Italia