La voglia di vivere non è proprio l'ultima frontiera. Si sviluppa anche l'esistenza a tutti i costi, il primordiale istinto di sopravvivenza, quella strappata con i denti, una sorta di smania di dare un senso al desiderio di gustare ancora l'alba o il tramonto mozza fiato. Vivere, gustare l'amore. Il sole caldo e amico. Il mare azzurro-verde smeraldo che ti inonda di iodio. Dare spazio alla fantasia avida di incontri e fatti, desideri di realizzazione. Insomma andare al di là degli effetti devastanti degli uragani. Superare la disperazione e il sottile senso di depressione e dolore.
Qui nei Caraibi, noi italiani nel mondo ormai abbiamo assimilato i giusti anti-corpi per convivere con la bellezza di un clima da sogno e con il furore cieco e mortale di un uragano mostruoso e assassino. E rimaniamo sempre più colpiti dal fatto che la vita quotidiana continui nonostante le violenze propinate dalla natura, dagli uragani.
Com'è possibile che i giornalisti continuino a scrivere, i musicisti a suonare, e gli artisti a dipingere, mentre giorno dopo giorno, dopo gli uragani, scorre un forte sentimento di disperazione e distruzione , dolore fisico e emozionale? ”È la vita!”, mi sono risposto.
Decenni di uragani mostruosi hanno insegnato agli abitanti dei Caraibi a tirare avanti nei periodi di massima emergenza. Si va al super, al cinema, al casinò, al ristorante con in testa l'ululato, il rumore cupo e con un so che di rimbombo, con un rumoreggiare del vento che non ha definizioni, come se la presenza dell'uragano fosse un sogno proveniente da un'altra dimensione. Si apre dentro il nostro petto una grande voglia di sfida, e comunque vincere. Per la vita, per i nostri disegni esistenziali, per il nostro destino di uomini di frontiera che convivono con chi ha sulla pelle il segno di forte violenze naturali, e dentro l'anima la tenace determinazione di non mollare mai e che ha saputo sopravvivere alle emergenze indescrivibili.
Tra dolore e morte, in un clima di sconvolgimento innaturale, si va avanti: i bambini vanno a scuola evitando le strade più pericolose, le donne fanno la spesa in negozi protetti da barriere anti-uragano, gli uomini si precipitano al lavoro alle 8 e 30 nonostante le decine di funerali che vengono celebrati in ogni luogo dove l'uragano ha fatto sentire la propria prepotente presenza.
Gustav, Hanna, Ike, sono i nomi degli ultimi uragani del 2008. Diventano i soprannomi degli amici o delle donne che ci sono vicini. Esorciziamo la paura. Alcune settimane fa ero al matrimonio di un mio amico italiano, giovani uomini e donne stavano ballando e ridendo in giardino quando si è sentita una forte esplosione. L'orchestra ha smesso di suonare. Il cognato della sposa si è affacciato in strada per avere notizie dell'accaduto. Poi ci ha liberati dalla angoscia: "Tutto tranquillo, il trasformatore elettrico è esploso in una strada laterale, molto fumo e niente morti, solo due feriti non gravi.". La musica è ripresa come se niente fosse.
Vuoi vedere che anche gli uragani hanno una funzione educativa subliminale negli intricati meandri dello spirito umano?
Ermanno Filosa- Italia chiama Italia
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