La scelta del titolo la dice tutta sul contenuto del presente scritto. Vengo coinvolto in questioni che riguardano esclusivamente problemi interni del MIR, perché altrimenti non lo si può definire lo scambio di lettere pubblicato recentemente dal Corriere dei Caraibi. E a questo punto mi pare doveroso sottolineare che avevo avvertito alla Comunitá Residente di prestare attenzione alle associazioni non riconosciute dall'Ambasciata Italiana.
Visto che sono stato coinvolto nella vicenda mi sono preso la briga di leggere molto attentamente entrambe le lettere, quella recante la denuncia e quella di risposta, sottoscritta dal direttivo del MIR. E' evidente che si sta parlando di una presunta mancanza del MIR a una delle colonne portanti della sua campagna di tesseramenti, a RD$2.000 l'uno, e cioè alla funzione di tutela e assistenza dei soci, quasi si trattasse di una specie di sindacato sempre pronto a intervenire a favore dei cittadini italiani, ma solo a favore di quelli che sono diventati soci e cioè che hanno acquistato la tessera. Di questo fatto sono venuto a conoscenza in occasione del mio intervento personale a favore dei turisti italiani incidentatisi lo scorso ferragosto. Il mio commento è stato, se vogliamo, ingenuo: " Ma allora conviene farsi soci di questo MIR!"
Invece alla riprova dei fatti, le cose, a giudicare dalla lettera di denuncia pubblicata sul Corriere dei Caraibi, non dovrebbero stare proprio così. La risposta fornita dal MIR non affronta questo argomento ma, in un certo senso, lo conferma. Infatti, il MIR provvede dopo la lettera a inviare una corona di fiori al loculo del connazionale deceduto e seppellito. Ma è questo il tipo di assistenza prospettato ai candidati soci? Praticamente dopo il decesso, in caso di lettera di denuncia su un qualche giornale, il MIR si comprometterebbe a inviare al socio una corona di fiori (sic)......e quando c'é stato da sborsare RD$ 250,000.00 macanti per effetuare l'intervento,dov'era? E quando c'era da donare il sangue, dov'era?
Se è così, egregi signori membri del direttivo del MIR, tutti recanti abbondanti capelli bianchi, vi garantisco che ci saranno ancora delle denunce simili anche in futuro. Chi si sente defraudato ha diritto di rivalersi in qualche modo e mi pare che una denuncia su un giornale italiano, da queste parti, sia il massimo che si possa fare: non credo che qualcuno si sognerebbe di portare questi fatti in tribunale per chiedere giustizia. Teniamo anche presente che, a fronte di queste somme versate dall’aspirante socio, non viene rilasciata alcuna ricevuta da parte dell’”agente assicurativo” di turno, anzi, l’unico ad apporre la sua firma, sul modulo di richiesta, è l'aspirante socio, il quale, tra l’altro, non resta neanche in possesso di una copia dello stesso.
Colpiti nel punto più dolente avete gridato al complotto. Tutti, me compreso, sarebbero interessati a denigrare la vostra associazione, colpevole solo di essere apolitica e di non volersi alleare ai politici della prima repubblica nelle prossime elezioni del COMITES. Tengo a precisare che io, Paolo Dussich, ho un’attività ben nota anche a voi, signori membri del direttivo del MIR, in quanto per lungo tempo ho acquistato spazi pubblicitari della prima pagina del vostro giornale "L'Uovo di Colombo". Questa attività mi consente di vivere dignitosamente e non ho bisogno di carpire la fiducia di nessuno per incassare qualche spicciolo. Non ho bisogno nemmeno di tradire alleanze e di intrallazzare per continuare ad essere membro o presidente del COMITES. Il mio modo di essere politico è innanzitutto orientato al servizio,e, fra le altre cose, a mie proprie spese personali, ai miei connazionali ed in particolare a quelli qui residenti. Le mie affermazioni possono essere verificate dai fatti. Non si tratta di parole vuote ma di fatti riscontrabili.
Sostenete che io mi fossi recato a Puerto Plata in gran segreto solo per incontrare voi e solo per prospettarvi un’alleanza alle prossime elezioni del COMITES. É un’accusa gratuita che dimostra quanto la denuncia fatta dai vostri ex soci, fuoriusciti volontariamente o espulsi, vi abbia colpito. Trovandomi a Puerto Plata per questioni mie aziendali, decisi di farvi visita per conoscervi meglio, anche perché avevo ricevuto delle segnalazioni su gravi irregolarità della vostra associazione da parte di uno di questi soci fuoriusciti o espulsi, che tra l'altro redigeva il vostro giornale e che mi aveva convinto ad acquistare nella prima pagina dello stesso uno spazio pubblicitario. In effetti si trattava di un mio collega di partito e non potevo non tener conto di queste segnalazioni: al MIR risultavano al tempo associati oltre 150 connazionali. In una situazione del genere, dopo l'espulsione del mio collega di partito, reo di dare al vostro giornale un’impronta secondo voi di destra, a che tipo di alleanza politica, io, uomo di destra, avrei potuto aspirare? Ho capito invece che c'erano tante cose che non erano abbastanza chiare ma, siccome non sono uomo dalle esternazioni impulsive, mi sono preso del tempo per capire meglio. Dicono infatti che il tempo porta consiglio. Ho ritenuto opportuno inoltre di avvertire i connazionali di stare attenti alle associazioni non riconosciute e non mi riferivo soltanto alla vostra. Ve ne siete risentiti ma io non ci posso far nulla, ho un compito ben preciso da svolgere che mi viene imposto dalla carica che occupo.
Sostenete che il MIR come soggetto politico faccia paura e nel contempo sostenete che l'associazione sia apolitica. Siamo in presenza, a questo riguardo, di una forte contraddizione, questo è poco ma sicuro. In realtà da quello che si riesce a capire della vostra associazione, non esiste alcun tipo di collegamento tra il direttivo e i soci. Si tratta di una associazione che si fonda su un tesseramento a 2.000 pesos l'uno fine a se stesso. Certo che se effettivamente aveste 300 soci, il fondo tesseramenti ammontante a 600.000 pesos non sarebbe cosa da poco. Invece le vostre talvolta paventate aspirazioni politiche non sono supportate concretamente. Non siete in grado di far votare nessuno a favore di un vostro candidato, perché, al di là delle promesse fasulle e delle tessere sanitarie a prezzi apparentemente bassi, non avete nessun tipo di rapporto con i vostri associati. Non vi converrebbe, dovreste spendere questi fondi che invece servono a qualcuno di voi a sbarcare il lunario.
Anche l’Uovo di Colombo, che vuole essere il giornale degli italiani, è volto solo ed esclusivamente a procurare il sostentamento a qualcuno di voi e più che ad essere orientato a informare la comunità, è volto al conseguimento della vendita del maggior numero possibile di spazi pubblicitari, abbinata alla distribuzione del minor numero possibile di copie del giornale. Una massimizzazione dei profitti bell’e buona. Anche qui l'imprenditore viene tratto in inganno, in quanto i giornali distribuiti sono talmente pochi che una qualunque pubblicità non avrebbe alcuna possibilità di far ottenere all'impresa dei concreti vantaggi economici.
Tenuto presente di quanto sopra, mi sembra di poter affermare che si avvicina il momento della resa dei conti della vostra associazione, ma non nei miei confronti o nei confronti del COMITES, bensì nei confronti dei vostri stessi associati e acquirenti di spazi pubblicitari. E siccome chi è causa del suo mal pianga se stesso, vi pregherei di non gridare al complotto coinvolgendo anche me, che con le vostre storie non c'entro niente.
Paolo Dussich* - Italia chiama Italia
*presidente del Comites di Santo Domingo, delegato nazionale del Ctim