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Home / Rep. Dominicana / Come una bomba atomica. Che Dio aiuti Haiti - di Ermanno Filosa
Fri, 15 Jan 2010 19:17:00

Come una bomba atomica. Che Dio aiuti Haiti - di Ermanno Filosa


L'Isola Hispaniola divisa fra Haiti e Repubblica Dominicana


Ermanno Filosa, vicepresidente del Comites di Santo Domingo, uno dei maggiori esponenti della comunità italiana residente nell'isola Hispaniola, si è recato nelle ultime ore ad Haiti. Ecco il suo racconto per Italiachiamaitalia.com

di Ermanno Filosa



 
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Santo Domingo - Dov'è l`isola  dell’approdo e il santuario dei bucanieri e dei pirati che veleggiavano per il Caribe battendo al vento la loro bandiera nera con il ghigno bianco del teschio? Dov`è l'isola «Bella, verde di grandi alberi, e di grandi montagne», che Cristoforo Colombo aveva annotato orgoglioso nel giornale di bordo della sua caravella?

Sono arrivato a Port-au-Principe accompagnato da una scorta di militari dominicani che si recavano nel Paese devastato per prendere contatti con la comunità dominicana presente nell`inferno del dopo terremoto. No so da dove iniziare per scrivere queste veloci note. Intorno a me centinaia di cadaveri, case accattorciate o sbriciolate, persone che  vagano per le strade come in trance. Non riesco a trovare i miei riferimenti amicali, mi devo arrangiare e descrivere in forma più fedele possibile uno scenario da incubo e da vero inferno che più inferno non si può.

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A Port au Prince si ha la netta sensazione che lo Stato si sia sbriciolato, evaporato come colpito da una bomba atomica. Nulla più funziona nella capitale. Il governo haitiano ha rilanciato l’appello agli aiuti.

Alcune strutture dei palazzi presidenziali e del Parlamento sono crollate. Vedo cadaveri dappertutto. Già si sente il caretteristico odore pungente e acre della putrefazione cadaverica. Ho sete, ma non so dove posso trovare acqua da bere. Ad Haiti oggi non c'è niente.

Da Santo Domingo/VIDEO Haiti, La Repubblica Dominicana fra solidarietà e frontiere bloccate - di Ermanno Filosa

Saccheggi, spari e violenze. Il locale carcere è crollato: i detenuti sopravvissuti vagano in gruppo, armati di machete; scorazzano assetati di libertà tra le macerie dei supermercati alla ricerca di cibo. Ad Haiti si uccide per qualcosa da mangiare.

Mi guardo intorno e osservo il nulla che proviene da un altro mondo. Crudele e pericoloso. I cadaveri vengono gettati dove capita.

Non c'è angolo del pianeta più infelice, forse, di questa parte dell’isola un tempo «bella e verde» ma ora terzultima nella classifica dei paesi più poveri del mondo. Haitì, un vero e proprio paradiso di dolore. Adesso è l`ora della disperazione dei sopravvisuti, senza nè cibo nè acqua, senza casa, senza medicinali, senza un letto dove dormire.

La mia visita ad Haiti è dura poche ore. Insieme al gruppo che mi accompagna, decidiamo di tornare indietro. La situazione è tragica, uno scenario che non ci saremmo mai aspettati, nonostante avessimo visto già foto e video della tragedia. Dio aiuti la popolazione haitiana.


Ermanno Filosa - Italia chiama Italia

efilosa@italiachiamaitalia.com


















































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