ROMA - Nella Repubblica Dominicana il coinvolgimento di minori nell'odioso mercato del sesso non è un fatto nuovo. Negli ultimi anni il fenomeno è aumentato, in modo tanto preoccupante quanto scandaloso, nell'assoluta indifferenza dei pubblici poteri dello Stato caraibico, anche in concomitanza con la forte crisi economica. Ma sembra aver subito un'ulteriore spinta - come si temeva - all'indomani della catastrofe che s'è abbattuta nella stessa isola che, oltre alla Repubblica Domenicana, ospita anche Haiti. Da qui, infatti, c'è stata una fuga di massa al di là del confine che divide i due Stati, in cerca di condizioni minimamente migliori. E questo non ha fatto altro che aumentare il numero di minori coinvolgibili nel grande affare costituito dal turismo sessuale, che vede protagonisti donne, adolescenti maschi e femmine, oltre che bambini e bambine anche molto piccole.
Le vittime. L'età delle vittime va dagli 8 ai 17 anni. La percentuale di turisti e stranieri si aggira attorno al 15%, e pagano di più dei clienti locali. I turisti sessuali più "presenti" vengono da Canada, Stati Uniti, Italia, Germania e Francia, ma sono molti anche quelli da Russia ed Ucraina. Nel corso del tempo, anche le modalità e i luoghi di incontro sono cambiati: dal chiuso delle case di appuntamento alle strade e le piazze, i locali in cui sorseggiare rum e ascoltare il merengue. D'altra parte, il passaggio da un'economia prevalentemente agricola a un'altra che fa affidamento solo sui servizi e sul turismo ha avuto un impatto forte sul problema, incrementando gli ingressi nel paese ma anche la povertà dei settori più marginali della popolazione cui spetta l'onere di sopportare il peso del crescente costo della vita e della cronica carenza di infrastrutture e servizi di base.
I contrasti. Basta allontanarsi dai resort lungo la costa, per veder emergere in tutta evidenza le contraddizioni e i contrasti che hanno come sfondo le straordinarie bellezze naturali e umane di questo paese ma, per attori, dei giovanissimi diseredati senza-futuro, che finiscono fra gli artigli di ricchi erotomani pervertiti.
L'impegno di ECPAT. In difesa dei minori e contro il turismo sessuale con minori c'è l'impegno di Ecpat, una Ong che dal 1994 studia e combatte il fenomeno e collabora da anni con la Cooperazione italiana del ministero degli Esteri. A Roma, presso il Centro congressi di via Cavour, è in corso un convegno proprio su questo tema: "Povertà e sfruttamento sessuale dei minori nei viaggi", un momento di riflessione per trovare soluzioni che vadano oltre la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e che puntino a cancellare la tolleranza sociale che, purtroppo, è estesa in paesi come la Repubblica Domenicana e Haiti. Sono presenti Chiara Venier, in rappresentanza della direzione generale della Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri, la coordinatrice di Ecpat Italia, Yasmin Abo Loha e Luis Mendez Jimenez, Presidente ECPAT Repubblica Dominicana.
I dati emersi. Il 60% degli abitanti dell'isola vive sulla soglia minima di povertà di 2 dollari al giorno, o al di sotto di essa. La mortalità infantile è di 32 bambini su 1000. Quanto alla popolazione fra i 5 e i 14 anni, il 10% non frequenta la scuola. Nel 2002, anno in cui fu realizzata la più importante indagine sul lavoro minorile, risultò che 435 mila bambini e adolescenti erano "impiegati" in diversi ambiti del lavoro nero. Nel 2008 si realizzò uno studio dal quale emerse che la tolleranza sociale del problema dello sfruttamento sessuale dei bambini era ancora molto elevata (60%). I motivi, sempre gli stessi: povertà delle famiglie delle vittime, assenza di valori, mancanza di applicazione delle leggi e di politiche pubbliche a favore dell'infanzia.
Il Progetto ECPAT. Lo scopo è contribuire alla protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale commerciale nel turismo. In particolare in Kenya, Filippine, Sud Africa, India, Costa Rica e Repubblica Dominicana, attraverso la pressione mediatica, sociale e legislativa su chi si macchia di questo reato. Tra gli obiettivi, quello di migliorare le leggi nei diversi Stati europei che partecipano al progetto: Austria, Estonia, Germania, Italia e Olanda. Ma c'è anche il problema di formare professionisti del settore turistico e di preparare i ragazzi delle scuole tecniche orientate al turismo, diffondendo l'uso istituzionale dell'E-learning Tool, aule virtuali dove condurre sessioni di training interattive per gruppi da 2 a 100 partecipanti, coinvolgendo relatori geograficamente distanti, utilizzando presentazioni multimediali e simulazioni. (Repubblica.it)
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