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Fri, 15 Feb 2008 08:52:00

CARAIBI: COSTRUIRE LA COMUNITÀ ITALIANA - di Ermanno Filosa


Ermanno Filosa, presidente Comites di Santo Domingo


"Non posso non costatare, e lo faccio con tristezza, che questa ricca presenza di Italiani non è stata in grado fino adesso di costruire una armonica Comunità Italiana"




Parlare di “Italianità“ in Repubblica Dominicana e nei Caraibi, significa aver chiaro  un punto di  partenza per avviare una analisi realistica e senza infingimenti. In  Repubblica Dominicana, nei Caraibi  in genere, esistono gli Italiani ma  non la Comunità Italiana. E il nostro impegno, l’azione di tutto il Comites, unitamente a tutti i dirigenti delle varie associazionie e ai militanti, è di dare un  contributo propositivo per  Costruire la “Comunità Italiana “. Vogliamo trovare motivi armoniosi , non fattori di divisione. Dobbiamo tutti insieme uscire dal nostro guscio, e fare scattare elementi di solidarietà, e sentirci tutti , come dice il nostro inno nazionale, “ Fratelli D’Italia”.

Che fare? Dinanzi a noi abbiamo uno scenario bien chiaro: esistono italiani, famiglie italiane, del primo novecento, che qui hanno messo radici e che hanno sviluppato importantI iniziative economiche con duro davoro e alto senso del sacrificio. sono stati protagonosti per decenni della vita economica e politica del Paese, hanno dato il loro contributo per lo sviluppo della struttura della Repubblica. Ma queste famiglie  d’Italiani della prima immigrazione, hanno a poco a poco, per fattori  sociologici comprensibili, smarrito  in gran parte i  profondi valori dell'Italianità, anche  se loro ambizione costante è quella di entrare in possesso di un Passaporto Italiano, che apre le porte di accesso verso tutta l’ Europa.

Poi esistono gli Italiani che hanno visitato i Caraibi alla fine degli anni settanta, e qui si sono stabiliti. Adesso sotto i nostri occhi  abbiamo commercianti arricchiti che hanno dato un contributo essenziale alla qualità della vita della Repubblica Dominicana: mi riferisco, ad esempio, ai commercianti di arredamenti, di porcellane e di strutture di interni di alto valore architettonico; a quegli italiani che hanno fondato ristoranti con tutto Made en Italy, e sono decine ormai nella  Repubblica Dominicana  i locali rinomati di ristoro alimentare sia sul mare che in città. Possiamo  dire con certezza, che senza la iniziativa italiana la Repubblica Domicana sarebbe piu’ povera culturalmente e priva di  alcuni caratteri di modernità.

Estistono, infine, gli Italiani non commercianti, uomini di cultura e docenti, o giornalisti, o politici e dirigenti di azienda, che hanno scelto di ritirarsi in Repubblica Dominicana perchè attratti dal clima e dal mare smeraldo. Questa è una componente importante della italianità  qui presente:  economicamente forte e autosufficiente, questi italiani rappresentano il senso della iniziativa della aggregazione socio–politico, la vivacità della iniziativa culturale, la voglia di proposta innovativa per dare un ruolo alla  italianità. Sono il sale e il pepe di  un tessuto sociale di italianità che può costituire un “formidabile lievito” per  completare la nascita di un processo che sbocca nel riconoscere la formazione della Comunità italiana.

Non posso non costatare, comunque, e lo faccio con tristezza, che questa ricca presenza di Italiani non è stata in grado fino  adesso di costruire una armonica  Comunità Italiana:  un mondo, cioè, dove il  senso di apparteneza “alle medesime origini italiane”  faccia scattare sentimenti di autentica partecipazione e di vera solidarietà umana e sociale. La funzione del Comites, in raccordo con le varie associazioni, è quella adesso di  aprire la strada a occasioni di incontro e di confronto, e far sviluppare il senso di appartenenza ad una collettività armonica.

“Il limbo italiano“. Non trovo altre parole per definire lo stato di salute dei vari gruppi degli Italiani qui residenti. Dopo più di tre un anni di "presenza Comites" gli Italiani ancora appaiono come "un mondo" chiuso in se stesso, che a stento riesce a governarsi. La “egemonia dell'individualismo” sul nostro tessuto socio-economico ha generato uno scollamento; bisogna superare  sentimenti di supremazia che sono nocivi nei processi di aggregazione socio—emozionale; grazie alla scrupolosa dirigenza dell'Ambasciatore Enrico Guicciardi e al costante lavoro del console Del Pero e dei suoi collaboratori,  adesso il Consolato funziona con servizio rapido ed efficiente, sono diminute di un 90% le lamentele, e ciò potrà favorire un clima di consenso che potrà diffonersi a poco a poco tra gli italiani e quindi far nascere sentimenti di nuova e forte associazione; dobbiamo  tutti, a mio modesto parere, imparare la lezione: e non dobbiamo smettere di  continuare a rimboccarci le maniche per avviare iniziative dirette anche a favorire la  Costruzione della  Comunità italiana. Gli Italiani ci sono. Speriamo che i buoni propositi non cadano nel vuoto.


Ermanno Filosa - Gente d'Italia/Italia chiama Italia


















































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