Parlare di “Italianità“ in Repubblica Dominicana e nei Caraibi, significa aver chiaro un punto di partenza per avviare una analisi realistica e senza infingimenti. In Repubblica Dominicana, nei Caraibi in genere, esistono gli Italiani ma non la Comunità Italiana. E il nostro impegno, l’azione di tutto il Comites, unitamente a tutti i dirigenti delle varie associazionie e ai militanti, è di dare un contributo propositivo per Costruire la “Comunità Italiana “. Vogliamo trovare motivi armoniosi , non fattori di divisione. Dobbiamo tutti insieme uscire dal nostro guscio, e fare scattare elementi di solidarietà, e sentirci tutti , come dice il nostro inno nazionale, “ Fratelli D’Italia”.
Che fare? Dinanzi a noi abbiamo uno scenario bien chiaro: esistono italiani, famiglie italiane, del primo novecento, che qui hanno messo radici e che hanno sviluppato importantI iniziative economiche con duro davoro e alto senso del sacrificio. sono stati protagonosti per decenni della vita economica e politica del Paese, hanno dato il loro contributo per lo sviluppo della struttura della Repubblica. Ma queste famiglie d’Italiani della prima immigrazione, hanno a poco a poco, per fattori sociologici comprensibili, smarrito in gran parte i profondi valori dell'Italianità, anche se loro ambizione costante è quella di entrare in possesso di un Passaporto Italiano, che apre le porte di accesso verso tutta l’ Europa.
Poi esistono gli Italiani che hanno visitato i Caraibi alla fine degli anni settanta, e qui si sono stabiliti. Adesso sotto i nostri occhi abbiamo commercianti arricchiti che hanno dato un contributo essenziale alla qualità della vita della Repubblica Dominicana: mi riferisco, ad esempio, ai commercianti di arredamenti, di porcellane e di strutture di interni di alto valore architettonico; a quegli italiani che hanno fondato ristoranti con tutto Made en Italy, e sono decine ormai nella Repubblica Dominicana i locali rinomati di ristoro alimentare sia sul mare che in città. Possiamo dire con certezza, che senza la iniziativa italiana la Repubblica Domicana sarebbe piu’ povera culturalmente e priva di alcuni caratteri di modernità.
Estistono, infine, gli Italiani non commercianti, uomini di cultura e docenti, o giornalisti, o politici e dirigenti di azienda, che hanno scelto di ritirarsi in Repubblica Dominicana perchè attratti dal clima e dal mare smeraldo. Questa è una componente importante della italianità qui presente: economicamente forte e autosufficiente, questi italiani rappresentano il senso della iniziativa della aggregazione socio–politico, la vivacità della iniziativa culturale, la voglia di proposta innovativa per dare un ruolo alla italianità. Sono il sale e il pepe di un tessuto sociale di italianità che può costituire un “formidabile lievito” per completare la nascita di un processo che sbocca nel riconoscere la formazione della Comunità italiana.
Non posso non costatare, comunque, e lo faccio con tristezza, che questa ricca presenza di Italiani non è stata in grado fino adesso di costruire una armonica Comunità Italiana: un mondo, cioè, dove il senso di apparteneza “alle medesime origini italiane” faccia scattare sentimenti di autentica partecipazione e di vera solidarietà umana e sociale. La funzione del Comites, in raccordo con le varie associazioni, è quella adesso di aprire la strada a occasioni di incontro e di confronto, e far sviluppare il senso di appartenenza ad una collettività armonica.
“Il limbo italiano“. Non trovo altre parole per definire lo stato di salute dei vari gruppi degli Italiani qui residenti. Dopo più di tre un anni di "presenza Comites" gli Italiani ancora appaiono come "un mondo" chiuso in se stesso, che a stento riesce a governarsi. La “egemonia dell'individualismo” sul nostro tessuto socio-economico ha generato uno scollamento; bisogna superare sentimenti di supremazia che sono nocivi nei processi di aggregazione socio—emozionale; grazie alla scrupolosa dirigenza dell'Ambasciatore Enrico Guicciardi e al costante lavoro del console Del Pero e dei suoi collaboratori, adesso il Consolato funziona con servizio rapido ed efficiente, sono diminute di un 90% le lamentele, e ciò potrà favorire un clima di consenso che potrà diffonersi a poco a poco tra gli italiani e quindi far nascere sentimenti di nuova e forte associazione; dobbiamo tutti, a mio modesto parere, imparare la lezione: e non dobbiamo smettere di continuare a rimboccarci le maniche per avviare iniziative dirette anche a favorire la Costruzione della Comunità italiana. Gli Italiani ci sono. Speriamo che i buoni propositi non cadano nel vuoto.
Ermanno Filosa - Gente d'Italia/Italia chiama Italia