Pubblichiamo volentieri questa LETTERA APERTA inviataci da un gruppo di italiani sensibili e responsabili che ben conosciamo. Si mette in evidenza perchè gli italiani del Nord dell’isola abbandonano l’adesione all’associazione non riconosciuta denominata MIR. Tale iniziativa viene adottata dopo che il Cav. Paolo Dussich, Presidente del Comites di Santo Domingo, con una nota ben chiara, avvisava la comunità italiana di prendere le distanze da associazioni non riconosciute dalla Ambasciata d’Italia e dalle autorità competenti.
Ecco la il testo integrale della lettera:
Solamente nelle chiese, soprattutto in quelle evangeliche, ci si riunisce per "alabar a Dios": in tutte le altre societá, associazioni, partiti, eccetera, lo si fa per discutere, attuare, aiutare, decidere cosa fare per il buon funzionamento degli stessi. In questo caso la critica é fondamentale, giusta, indispensabile se quello che ci si prefigge é andare avanti e correggere eventuali errori. Sia chiaro: per errore s'intende qualcosa che si commette senza ANIMUS LAEDENDI cioé, senza volontá di danneggiare né le persone né l'entitá stessa.
Logico, questa é nostra opinione. Sono di orientamento nettamente opposto i membri del cosiddetto direttivo del MIR, per i quali ogni forma di critica é considerata un atto d'insubordinazione, o, ancor peggio, di oltraggio e diffamazione verso le loro alte o meglio altezzose persone. Scusate, non sapevamo ció, altrimenti ci saremmo rivolti a loro in ben altra maniera. Attenzione: spesso attuando in modo equivocato, i risultati possono essere opposti a quelli desiderati. Siamo seri: se avessimo glorificato i suddetti personaggi, non ci sarebbe stato solo uno” scemo”; ma a mó di stadio probabilmente si sarebbe elevato un coro di "scemo scemo" che avrebbe avuto effetti ben piú devastanti.
Ció premesso vorremmo sottolineare quello che sta accadendo all'interno del MIR. Durante l'ultima Assemblea si sottopose all'approvazione dei soci la necessitá di cambiare sede, cosa che fu approvata all'unanimitá. Guarda caso, questo non solo non é avvenuto, ma addiritura per decisione del famoso direttivo che per statuto dovrebbe attuare secondo le decisioni dell'Assemblea, la quale é Sovrana, arrogandosi poteri da direttorio, arreda ed equipaggia il locale attuale e lo subaffitta a due persone perché garantiti e protetti dalla stessa Associazione, perchè facciano a loro esclusivo uso e consumo i loro affari. Attenti peró, questo non si puó né commentare né tantomeno criticare, perché i risultati sono i seguenti: immediata lettera di espulsione motivata in maniera palesemente violatoria di ogni principio etico, morale e legale. La stessa giustificazione di tale espulsione ne é testimone, e dice cosí, in sintesi: Violazione dell'articolo 10, paragrafi F, G, H.
"Art. 10: F) ....................Acatar las decisiones del consejo disciplinario y la decisionfinal de la Asamblea.........". Non ci risulta che esista un consiglio disciplinario, né da chi é composto, né ci risulta la avvenuta Assemblea.
"...G) ...............Mantener el respeto, la amabilidad, la cordialidad...". Non ci risulta che questo sia venuto a mancare e se qualche volta, da qualche parte é avvenuto non conosciamo i nomi di chi ha provocato ció.
"...H) ..............Cumplir fielmente la decision de la Asamblea General y del Consejo Directivo". Anche questo non é certo, visto che non é stata convocata nessuna assemblea per discutere l'argomento. Per quanto riguarda la violazione all'articolo 45, non si ha idea di quali siano gli elementi costitutivi del reato di diffamazione ed ingiuria.
Quello che peró vorremmo ricalcare é la violazione del sacro diritto alla difesa previsto in tutte le costituzioni moderne, usando metodi da tribunali dell'inquisizione tanto cari a Torquemada. Forse dobbiamo pensare che non sta a cuore al direttorio che il movimento persegua i fini per i quali NOI lo abbiamo CREATO E CRESCIUTO, ma per fini completamente diversi.
Non ci fa piacere aver dovuto affrontare la situazione in questi termini ma ci siamo visti obbligati a farlo, anche perché rivoltici ad un membro del direttivo che pensavamo al di sopra delle parti, dopo aver promesso un suo interessamento per dirimere eventuali divergenze, lo stesso ci invia una posta elettronica consigliandoci, molto freddamente, di "andarcene" se non eravamo d'accordo. Va bene amico, grazie per il consiglio. Pensiamo vivamente che non é malafede, ma la leggerezza, diciamo cosí che ti ha spinto.
Chiarito questo e vista l'impossibilitá di altre soluzioni, abbiamo preso la amara decisione e dico amara perché credevamo in ció che volevamo fare, di dare le dimissioni e di uscire dal MIR, grazie a Dio, confortati ed accompagnati in questo da elementi validi, che condividono le nostre stesse opinioni, idee, preoccupazioni e assoluta buona fede.
Cordialmente salutiamo,
Gruppo di Italiani
Italia chiama Italia
