Sole, mare, spiaggia, caldo, bikini, cuba libre, mojito, palme, frutta tropicale, mosquitos e molto altro: mi trovo circondato da tutto questo. Cammino, assorto immerso in pensieri lontani. I piedi si muovono da soli, le persone mi salutano, ma io non vedo, non rispondo, cerco lontano, all'orizzonte, le mie risposte. Ma che risposte cerco? Sono di Siena e mi trovo a Santo Domingo, nei Caraibi, mentre nella mia città si svolge il Palio.
Il Palio di Siena è la linfa vitale che scorre nel sangue dei contradaioli senesi. Uomini, donne, vecchi e bambini tutti concentrati in quello che succede in Piazza del Campo, due volte l’anno, dal 29 di Giugno al 2 di Luglio e poi dal 13 al 16 Agosto. Concentrati a vivere e ad interpretare i vari segni sacri e profani, che si miscelano in un’atmosfera unica e, per certi versi, anacronistica, fatta ancora di valori, affetti, emozioni, conoscenza, tradizione, rispetto, ma dove contano anche furbizia, inganni, patti segreti.
Piazza del Campo, cuore della città, è l'anfiteatro della spettacolare cerimonia. La Piazza principale di Siena fa da cornice ad una corsa dei cavalli più vicina ad una battaglia che ad una gara sportiva. Una battaglia in cui la sorte (i cavalli vengono assegnati con sorteggio, l'allineamento al canape viene sorteggiato) ha un ruolo decisivo. Nella pista di tufo si consuma l'attesa di un anno, le speranze, le rivalse, persino gli odi tra le 17 contrade che si dividono il territorio comunale e sono piccoli Stati all'interno del Comune.
Ci si potrebbe domandare allora, cosa fa, cosa pensa, come si comporta un contradaiolo (nel mio caso della “Tartuca”) quando si trova a oltre 10mila chilometri di distanza, nei Caraibi, ed è costretto a vivere il Palio, lontano da Siena? Passa momenti di pura follia (anche le parole,...scandite da un inconfondibile accento "senese", sembrano incomprensibili ed avulse a chi lo guarda agitarsi, contorcersi ed inveire). I gesti pieni di passione che le accompagnano, lasciano stupefatti i presenti. Nei momenti della "mossa" ... le domande, le richieste d'informazioni sulle strategie, sui nomi delle contrade e delle amicizie-inimicizie, sono rispedite al mittente nel migliore dei casi, con occhiatacce fulminanti.
Lui, “il senese” è completamente "immerso" nel leggere i dettagli di quello che sta succedendo. Cerca nel televisore i suoi amici e parenti, per vedere di non perdersi niente di quei momenti sublimi, affascinanti, unici ed irripetibili, di cui si parlerà, poi, nelle strade, nelle case, nei bar, negli uffici, per mesi e mesi, sviscerando ogni secondo ed ogni movimento.
La tensione che gli si legge sul viso, l'ansia che gli pervade il corpo, lo sguardo in cerca di facce che possano "capire" ... danno un'impressione di sgomento ed impotenza a chi ha la fortuna-sfortuna di essergli accanto.
Tre giri in Piazza del Campo, tre volte la curva di S. Martino e tre volte quella del Casato, in meno di un minuto e venti secondi ed è tutto finito, è finito il Palio. Inizia invece, per chi ha vinto, la vera gioia, che si protrarrà per mesi e si manifesterà e si svolgerà nel rione della contrada vincitrice. In un frenetico divenire di attività più o meno fatte sobriamente.
Una sola notazione è d’obbligo: il cavallo è il vero fulcro del Palio. Non si pensi neanche lontanamente che vi siano maltrattamenti di alcun tipo ai danni dei cavalli. Non vi può essere nessuno al mondo (anche tra gli animalisti che hanno cercato d'infangare il Palio ), che, dopo aver vissuto e conosciuto il Palio in tutti i suoi vari aspetti, possa pensare che i Senesi, per raggiungere l’obiettivo della vittoria, possano fare qualsiasi atto che danneggi o sia di nocumento agli animali, in particolare ai cavalli. Non solo non è vero, ma, soprattutto, non è possibile, non è credibile, non sarebbe giusto. Il solo pensarlo è un insulto gravissimo nei confronti di una città meravigliosa ed unica al mondo, che vive da generazioni in funzione di questa incredibile ed affascinante avventura, di questa nobile e grande sfida che si svolge in simbiosi tra un uomo (il fantino), la gente della sua contrada ed un essere generoso, coraggioso e tanto amato: il cavallo.
Ah! già ...a proposito, chi ha vinto il Palio di Provenzano del 2 Luglio 2008? L’Istrice, con il fantino Luigi Bruschelli, detto Trecciolino, che è alla sua undicesima vittoria. E il cavallo? Il cavallo è “Già del Menhir”, a suggello di una strategia vincente che non ammette nè repliche, nè contraddizioni.
Cor magis tibi Sena pandit, dal latino, come è scritto sull'arco di Porta Camollia. Siena ti apre il suo cuore, più delle sue porte. E, come diceva il mio illustre amico contradaiolo della Tartuca, l’indimenticabile, caro regista-conduttore Silvio Gigli, al termine delle radiocronache del Palio ...“Siena trionfa immortale”. Anche per chi sta sotto il sole cocente dei Caraibi…
Alla prossima tornata, ad agosto ed… intanto, sotto un pianta tropicale, da Santo Domingo sogno Piazza del campo e sento, lontano, i ferri dei cavalli che scalpitano dietro al canape…
Marco Fattorini – Italia chiama Italia