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Home / Mondo / Chávez e “la pace calda” – di Ermanno Filosa
Mon, 29 Sep 2008 07:55:00

Chávez e “la pace calda” – di Ermanno Filosa




"Tra i primi di ottobre e dicembre, infine, navi da guerra Russe fornite di armi nucleari, faranno esercitazioni in acque venezuelane a pochi chilometri di distanza dalle acque territoriali Usa. Tutto trasparente? Luminoso?"

di Ermanno Filosa



Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha visitato in questi giorni la Cina. Ha incontrato il suo omologo cinese Hu Jintao, e si è commentato che sarebbe stato  firmato un accordo per l'acquisto di velivoli da combattimento. Per prevenire  possibili  irritazioni degli Stati Uniti, Jiang  Yu, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha spiegato che ''le relazioni tra Cina e Venezuela sono normali rapporti stato-stato. Non sono basati su ideologia, non hanno obiettivi contro una terza parte e non coinvolgeranno o colpiranno altri''. Tutto chiaro, a parole.

Noi Italiani  nel mondo che viviamo nell'area delle due Americhe, abbiamo imparato a conoscere Chávez.  Tremendo e accanito  leader della Rivoluzione Bolívariana, Chávez promuove la sua visione di sinistra-radicale,  integrazione dell'America Latina e anti-imperialismo. È inoltre un fervente critico della globalizzazione neoliberista e della politica estera statunitense. Insomma, un  antagonista alla Fidel Castro. Ma Chavez ha il petrolio, e forza economica. E non vive in un'isola.

In realtà, l`azione politica di Chavez si muove tra luci e ombre. La spettacolare liberazione di Ingrid Betancourt e la morte di Manuel Marulanda, fondatore delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc),  hanno  messo in risalto la crisi profonda del movimento; ed ecco che entra in scena Hugo Chávez, egli potrebbe proporre un accordo alle Farc, e quindi orientare  la loro azione. È un errore tentare di fare luce sulla intricata matassa di relazioni tra politici, terroristi e milizie usando i metodi della guerra fredda, perchè viviamo il clima della “pace calda”. Con il terrorismo, poi, è impossibile fare previsioni  serene e  precise.

L'esercito colombiano, affiancato da quello statunitense, ha mandato in frantumi la cupola dell'organizzazione. Il primo marzo ha perso la vita in un bombardamento  il numero due delle Farc, Raúl Reyes; la direzione delle Farc ha ammesso che ci sono stati degli inflitrati. Nel giro di qualche mese la punta di diamante del terrorismo latinoamericano è diventata un esercito allo sbando. Se oggi Betancourt è libera, è anche grazie alla mancanza di comunicazione e di coordinamento delle Farc.

Possiamo parlare di fine delle Farc? Il nuovo leader delle Farc, l'antropologo sessantenne Alfonso Cano, potrebbe avere un asso nella manica: un accordo di cooperazione con il presidente del Venezuela, un protettore  presente sulla scena internazionale. Da tempo la Colombia e gli Stati Uniti sostengono che Chávez "protegge" le Farc; in realtà l'ìntraprendente Hugo Chávez ha piu' volte sostenuto la causa politica delle Farc, arrivando a chiedere addirittura  a Uribe di riconoscere l'organizzazione come forza politica in cambio della promessa di smobilitarla. In America Latina, così, c'è chi crede che Chávez voglia trasformare le Farc in una sorta di “milizia personale”, un esercito ombra nascosto nella foresta tropicale che copre la maggior parte del confine con la Colombia. Un esercito ombra per fare che cosa?

Intanto alcune settimane fa, due bombardieri russi TU-160 arrivati mercoledì in Venezuela sono da intendersi come un «avvertimento» agli Stati Uniti. Lo ha detto Hugo Chavez. «La Russia è con noi, siamo alleati strategici. È un messaggio all'impero». «Con Mosca siamo alleati strategici. Il nostro non è più un paese povero e solo»

Il presidente venezuelano, inoltre,  ha minacciato lo stop delle forniture di petrolio agli Usa. "Al diavolo yankee di merda". Dopo quella con la Bolivia, è crisi diplomatica anche tra Washington e Caracas. Come sappiamo, Chavez ha ordinato all’ambasciatore americano Patrick Duddy di lasciare il Paese, accusandolo di cospirare contro il suo governo. E' un crescendo di provocazioni. Tra i primi di ottobre e dicembre, infine, navi da guerra Russe fornite di  armi nucleari,  faranno esercitazioni in acque venezuelane a pochi chilometri di distanza dalle acque territoriali Usa. Tutto trasparente? Luminoso?


Ermanno Filosa - Italia chiama Italia

efilosa@italiachiamaitalia.com


















































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