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Home / Mondo / Obama ha capovolto il "sistema" - di Ennio Caretto
Tue, 30 Jun 2009 11:00:00

Obama ha capovolto il "sistema" - di Ennio Caretto


Presidente Usa


"L'obiettivo è raggiungibile con una politica energetica verde in tutto l'Occidente, il colore della rivolta in Iran, secondo il New York times. Basterebbe sviluppare fonti alternative, rinnovabili e pulite, tassare greggio e derivati come la benzina"

di Ennio Caretto



Washington
- "La rivolta dei riformisti in Iran non è un evento isolato. S'inquadra in una serie di cambiamenti in corso nell'Islam, come la vittoria dei moderati alle elezioni in Libano e in Kuwait. Nel mondo musulmano, i fondamentalisti sono finalmente contestati. Si può discutere se ai cambiamenti abbia contribuito o non la fine della Presidenza Bush e l'inizio della Presidenza Obama. Ma è indubbio che mettendo l'accento sul dialogo anziché sulla lotta con l'Islam, Obama abbia capovolto il problema. Esso non è più come deporne i regimi, la strategia di Bush, ma come aiutare i loro critici. Una differenza enorme, perché dalla forza si passa alla persuasione. Ciò non esclude che l'Onu possa prendere misure contro gli Ayatollah, ma comporta che gli Usa e l'Ue assumano iniziative a favore dei riformisti. Una delle più semplici ed efficaci sarebbe quella di fare scendere il prezzo del petrolio. Il regime iraniano si tiene in piedi perché il greggio è 70 dollari al barile, ma probabilmente non ci riuscirebbe se fosse 25 dollari. A cavallo del '90, non ci riuscì il regime sovietico (l'Urss è una grande produttrice di petrolio)". A scrivere da Washington è Ennio Caretto, editorialista di Gente d’Italia, quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia.

"L'obiettivo è raggiungibile con una politica energetica verde in tutto l'Occidente, il colore della rivolta in Iran, secondo il New York times. Basterebbe sviluppare fonti alternative, rinnovabili e pulite, tassare greggio e derivati come la benzina. Se a una campagna del genere s'accostasse un'altra per la diffusione della idee e della tolleranza nell'Islam, gli Ayatollah sarebbero costretti al minimo a fare concessioni ai moderati. Fiorirebbe una primavera, come quella di Praga, e in prosieguo di tempo se ne vedrebbero i frutti. Fanta politica? Forse, per chi come Bush era nascostamente convinto che l'Islam sia un mondo arcigno e uniforme. Ma non per chi, come Obama, che vi studiò al suo interno da bambino, in Indonesia, sa che non è il monolito che sembra. L'Islam ha più volti, una grande tradizione culturale, e i riformisti, dal Libano al Kuwait, dall'Iran allo Iraq, possono vincere il confronto con i fondamentalisti. Non c'è motivo per cui alle teocrazie non subentrino le democrazie, come è avvenuto in altre civiltà, la nostra innanzitutto".

In America, il dibattito sulla natura dell'Islam ferve da anni. Fouad Adjami è un docente di Studi mediorientali alla John Hopkins university, e nel 2007 sulla Book review del New York times, tutta dedicata agli ultimi e più importanti libri sull'Islam, scrisse che Samuel Huntington, il teorico de “Lo scontro di civiltà”, aveva ragione. “Quando pubblicò il libro nel '96, io lo contestai” disse “ma mi sbagliavo”. E aggiunse: “Huntington ebbe il coraggio e la lungimiranza di denunciare i rischi di un Occidente non più coerente a se stesso di fronte alla sfida islamica”. Ma l'iniziativa del New York times, che fece rumore nel mondo culturale americano, segnò una svolta nella polemica: il ricorso alla ricerca storica per stabilire  che cosa sia il mondo musulmano. Adesso, nel tentativo di analizzare gli eventi attuali, l'intellighenzia Usa si rifà a quelli di 1.500 - 1000 anni fa. E arriva a due conclusioni opposte.

"Emblematici della revisione della storia e le opposte conclusioni sono “God's crucible”, Il crogiolo di Dio: L'Islam e la nascita della Europa, 570 - 1215, di David Lewis, Norton editore, e “Peace be upon you”, La pace sia con voi: la convivenza tra musulmani, cristiani ed ebrei, di Zachary Karabell, pubblicato dalla Knpof. Il primo libro sostiene che l'invasione araba della Spagna rappresentò una jihad o guerra santa islamica ante litteram contro la civiltà cristiana, a cui Carlo Magno reagì fondando il Sacro romano impero: l'Europa, dice Lewis, trovò la propria identità in contrapposizione al Califfato, e da quel momento interpretò la storia come uno scontro titanico tra la cristianità e l'islamismo. Il secondo libro ricorda invece che per quasi 1.400 anni l'Islam praticò la tolleranza nei territori occupati in Europa e nell'Africa del nord, e che si formò non contro le altre religioni monoteiste ma contro quelle panteiste. Ci furono sì guerre e crisi che culminarono nelle crociate, osserva Karabell, ma per molti secoli “dominò una pacifica coesistenza”".

"A nostro parere, dei due storici, Lewis è quello controcorrente: in prevalenza infatti la civiltà islamica era stata sinora ritenuta illuminata. Ma Lewis ne definisce l'avvento “la maggiore rivoluzione religiosa politica ed economica di tutti i tempi”, ed evidenzia che gli attacchi musulmani all'Europa non finirono con la sconfitta di Poitiers del 732, ma si intensificarono: senza Carlo Magno, protesta, “secoli più tardi alla Sorbonne e Oxford si sarebbe insegnato il Corano, non la Bibbia”. Lo storico non nega la superiorità culturale dell'Islam del tempo sullo oscurantismo medioevale europeo, ma insiste che il mondo cristiano fu costretto prima a difendersi e poi a contrattaccare per sopravvivere. I cambiamenti in corso nel mondo musulmano oggi segnalano che la situazione è molto diversa: per la prima volta, esso si pone domande che hanno risposte obbligate, e critiche degli Ayatollah".


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