I veicoli tattici multiruolo leggeri (Vtlm) “Lince” si sono dimostrati efficaci nel proteggere i nostri militari nonostante la fortissima esplosione dell’autobomba che ha causato, oggi a Kabul, la morte di sei soldati italiani e il ferimento di altri quattro. Il mezzo di testa, infatti, è stato investito in pieno dalla deflagrazione ed è stato distrutto. Il Vtlm di coda, invece, ha riportato danni rilevanti – soprattutto sulla parte frontale - ma la scocca con la cellula dell’equipaggio ha resistito alla fortissima onda d’urto e all’enorme calore che si è sviluppato dall’esplosione. Infatti, gli occupanti sono rimasti feriti gravemente. L’unico a perdere la vita tra loro è stato il militare sulla torretta (ralla), travolto dall’onda d’urto e dal calore. L’auto, una Toyota Corolla bianca, secondo gli investigatori della Nato era imbottita con almeno tre quintali di esplosivo. Di conseguenza, era impossibile per un mezzo come il Lince o qualsiasi altro della sua categoria resistere all’impatto. Per gli analisti, qualche possibilità l’avrebbe avuta solo il carro armato Ariete. Ma anche in quel caso è sicuro che il pilota del mezzo sarebbe morto e comunque non c’è certezza per l’incolumità degli altri occupanti.
L’unico metodo efficace per contrastare questo tipo di attacchi è prevenirli, con un’intensa attività d’intelligence e conquistando il consenso della popolazione. Solitamente, infatti, i kamikaze utilizzano vetture molto comuni – la Toyota Corolla è una delle automobili più diffuse in Afghanistan – e a quel punto, anche avendo una “soffiata”, diventa difficile identificare l’auto sospetta. Ci sono stati casi in cui i mezzi, seppur senza aver ricevuto particolari allarmi, fossero riusciti a evitare il peggio. Ma sono episodi isolati che si verificano grazie a una particolare prontezza di riflessi del conduttore in quel momento o a fattori incontrollabili. Il Lince, invece, ha dimostrato ripetutamente la sua efficacia nel proteggere la vita dei militari italiani, tanto che paesi come la Gran Bretagna ne hanno ordinati diversi.
Decine di veicoli hanno preso fuoco. L'attacco è stato rivendicato dai talebani ed è stato fatto - hanno riferito fonti dei ribelli ad Al Jazira - "con lo scopo di dimostrare che nessuno può considerarsi al sicuro in Afghanistan". Guarda il VIDEO
Da quando il Lince è entrato in servizio, l’unico attentato in cui ha perso la vita un nostro soldato a bordo di un Vtlm è avvenuto il 15 luglio. In quell’occasione è morto il caporal maggiore Alessandro di Lisio a seguito dell’esplosione di un ordigno improvvisato (Ied, improvised explosive device) al passaggio del mezzo. Il militare era "l’uomo in ralla” ed è stato prima investito dall’onda d’urto e poi schiacciato dal veicolo dopo che quest’ultimo si era ribaltato. A seguito di quell’episodio, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aveva annunciato che le forze armate italiane avrebbero potuto contare presto sul nuovo mezzo blindato (Vbm) “Freccia”, più protetto del Lince. Il mezzo, però, al momento è ancora in fase di produzione alla Iveco Fiat-Oto Melara, e non c’è certezza sui tempi di consegna. Inoltre sono in corso di realizzazione i Vtmm (Veicolo tattico medio multiruolo), simile al Lince ma con una blindatura più pesante. Anche in questo caso i mezzi sono in fase di produzione e bisognerà attendere mesi prima che siano consegnati.
Nel frattempo, la Difesa sta periodicamente e puntualmente integrando i Lince – ogni volta che si danneggiano – e sta studiando in tempi da record un modo alternativo di proteggere i militari, in particolare quelli sulle ralle. Le ipotesi principali sono due: la prima è adattare un modello di torretta Oto Melara ai Lince, in modo che non sia più necessario a un militare esporsi “in ralla”. La seconda è dotare le torrette dei Vtlm di “roll-bar”, come i fuoristrada, e di uno scudo come quello usato dalle truppe Usa sugli Humvee. In questo modo il mitragliere sarà protetto sia in caso subisca attacchi con armi portatili sia se il mezzo dovesse incappare in uno Ied e ribaltarsi. Parallelamente allo sviluppo delle “protezioni passive”.
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