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Tue, 29 Dec 2009 10:35:00

L'America Latina, la Spagna e i 200 anni di indipendenza




Il primo atto si celebrerà in Venezuela, il 19 di aprile, giorno in cui si commemora la cacciata del governatore spagnolo Vicente Emparán



Un salto indietro di duecento anni con lo sguardo puntato su Madrid. Così si prepara il 2010 per molti paesi dell’America Latina, intenti a festeggiare il bicentenario dell’indipendenza dalla Spagna. Molte capitali regionali si passeranno il testimone dei festeggiamenti, celebrazioni cui la Spagna ha deciso di prendere parte in maniera attiva, cercando di “riqualificare” un evento in cui nella tradizione popolare dei latinoamericani il paese iberico gioca un ruolo non facile. E lo fa esercitando la presidenza di turno dell’Unione europea, un semestre durante il quale Madrid aspira a rendere ancora più insostituibili le sue funzioni di interlocutore privilegiato dell’America latina: attraverso la “stretta” su alcuni trattati commerciali (su tutti quello tra i Ventisette e il Mercosur) o il recupero delle relazioni con Cuba, per citare alcuni esempi. Il bilancio lo si avrà probabilmente nel vertice Europa-America Latina in calendario a maggio nella capitale spagnola. A luglio del 2007 il governo di José Luis Rodríguez Zapatero nominò l’ex presidente Felipe González “ambasciatore straordinario della Spagna” per il bicentenario. Un uomo che, spiegava Zapagatero, ha tutte la qualità per rendere un “gran contributo” alle celebrazioni e che apra una nuova tappa “nelle già intense relazioni” tra il paese iberico e il subcontinente. Lontano dalla Moncloa, l’ex presidente del governo, alla guida della Spagna dal 1982 al 1996, si è dedicato molto all’America Latina e i suoi contributi hanno trovato spazio nei media regionali.

Il primo atto si celebrerà in Venezuela, il 19 di aprile, giorno in cui si commemora la cacciata del governatore spagnolo Vicente Emparán. L’evento sarà per Caracas una ulteriore occasione per certificare la vocazione “indigenista” del governo di Hugo Chávez, attento a sottolineare - come già ha fatto il presidente boliviano Evo Morales quest’anno facendo - il valore di un evento che certifica l’emancipazione delle popolazioni autoctone. Monito che riecheggia nelle scelte di politica interna legate al cosiddetta socialismo del XXIesimo secolo (le nazionalizzazioni delle risorse energetiche e minerarie) e nella rivendicazione in politica estera di una regione “libera” dall’influenza statunitense. Operazioni che per il momento non hanno impedito alla Spagna di confermare la sua presenza economica nella regione, anche al di là del vivace rapporto personale che Chávez ha con la corona spagnola. Famoso, al vertice Iberomericano in Cile nel 2007, è stato il botta e risposta - poi ricucito - culminato con l’invito che re Juan Carlos I fece di “tacere” al presidente venezuelano.

La seconda puntata sarà in Argentina: il 25 maggio si ricorderanno i duecento anni dalla creazione della giunta di Buenos Aires. Per l’evento sono stati stanziati 42 milioni di dollari, stanziamento che potrebbe essere ulteriormente ampliato come riferiscono fonti stampa locali. L’Argentina, che a novembre ospiterà i lavori della ventesima “Cumbre iberoamericana”, inaugurerà a maggio la Casa de la Cultura del Bicentenario e dovrebbe celebrare la riapertura del Teatro Colón, tempi della musica lirica chiuso per da tre anni per restauro. Il 20 luglio sarà la volta della Colombia, quindi toccherà al Messico che il 16 settembre ricorderà il gesto con cui padre Miguel Hidalgo dette il via al processo che avrebbe portato nel 1821 alla liberazione dal giogo spagnolo. Infine sarà la volta del Cile dove nel 18 settembre del 1810 si insediò della prima Junta de goberno.

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