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Tue, 26 Jan 2010 15:01:00

La Francia contro il burqa - di Andrea Verde




Sono sempre più numerosi i francesi, a destra come a sinistra, che si dichiarano scandalizzati da una pratica, certo minoritaria, ma insopportabile ai loro occhi.

di Andrea Verde, nostro corrispondente a Parigi



 

La lotta contro il burqa é una classica storia alla francese dove si ritrovano i valori repubblicani, i diritti delle donne, la religione, l’ordine pubblico, la coesione sociale. Secondo un recente sondaggio, il 57% dei francesi si é dichiarato favorevole all’approvazione di una legge che lo vieti nel territorio francese.

La lotta contro il burqa ha creato un partito “trasversale” all’interno stesso dell’Assemblea Nazionale. Il deputato comunista André Gerin sostiene che occorra intensificare gli sforzi contro l’integrismo e fermare le tentazioni “comunitariste”. Sulla stessa lunghezza d’onda il capo-gruppo dell’Ump all’Assemblea Nazionale Jean François Copé, il deputato socialista Manuel Valls e il segretario di stato Fadela Amara, uno dei simboli della diversità nella compagine governativa.

Secondo Guy Carcassonne, professore di Diritto pubblico all’Università di Nanterre, una legge anti-burqa sarebbe opportuna in base ai principi dell’ordine e della sicurezza nei luoghi pubblici. Secondo Carcassone ogni società si basa su un ordine pubblico che rispecchia l’evoluzione dei costumi ad una data epoca; oggi in Francia si nasconde il sesso e si mostra il viso. Fra qualche secolo magari accadrà il contrario, ma per il momento la norma sociale é questa.

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Una legge che vieti di coprirsi integralmente il viso, sui principi dell’ordine pubblico, avrebbe il vantaggio di laicizzare il dibattito poiché non si tratterebbe più di condannare una pratica religiosa. Si baserebbe su principi costituzionalmente vigenti. Di conseguenza non ci sarebbero problemi con la Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Il problema semmai sarebbe applicativo; si temono rivolte nelle banlieu calde dove la polizia fa già molta fatica a far rispettare la legalità.

La battaglia contro il burqa ha anche un aspetto fondamentale: si tratta di bloccare le tendenze “comunitariste” che il velo integrale implica. Le cronache francesi hanno dato risalto alla storia di Naima, una donna di 29 anni, che ha deciso di non far più frequentare la scuola pubblica alle sue tre figlie a causa dell’esistenza di classi miste e dove, tra le altre cose, si insegna ai bambini a credere a Babbo Natale.

Naima istruisce le proprie figlie a casa. Programma: alfabeto francese, arabo, e tanta religione. Naima si é convertita di recente ed ha distrutto tutte le foto per non avere più souvenir del passato e perché “la religione vieta la riproduzione delle immagini degli esseri umani”. Naima ha dichiarato di far parte di una nuova generazione che vuole vivere l’Islam in maniera visibile, e sogna di avere ospedali, scuole ed aziende musulmane per poter vivere pienamente il credo religioso.

Intanto i negozi di vestiti islamici conoscono un boom senza precedenti. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutte le tasche a partire da 25 euro. Tra le ragazze é in voga la jilbab, che non copre integralmente il viso, mentre il burqa afgano viene usato dalle donne anziane e il niqab, che si differenzia dal burqa per il suo colore nero, viene prevalentemente usato dalle donne dell’Arabia Saudita. Per le piu’ povere c’é  lo haik, lungo velo leggero bianco, molto in voga in Marocco.

Per lo scrittore Abdelwahab Meddeb bisogna rendere la vita giuridicamente impossibile alle portatrici del velo integrale: “Bisogna votare una legge ed accompagnarla da una dichiarazione solenne a nome della Republique”. E ancora: “Bisogna interdire l’accesso alla scolarità, ai trasporti pubblici e agli ospedali”. Meddeb ricorda che il velo integrale non é un obbligo religioso ma il segno ideologico dell’islam radicale, in contrapposizione all’universalità.

Intanto, in attesa di una legge, la Francia si appassiona a questo dibattito, amplificato dai mass-media; sono sempre più numerosi i francesi, a destra come a sinistra, che si dichiarano scandalizzati da una pratica, certo minoritaria, ma insopportabile ai loro occhi.


Andrea Verde - Italia chiama Italia


















































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