Sull'eventualità di nuove sanzioni nei confronti dell'Iran "la Cina resta riluttante, bisognerà lavorare ancora". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, durante la sua audizione di fronte alle commissioni esteri di Camera e Senato tenuta a Palazzo Madama, ha spiegato le difficoltà di comminare nuove "sanzioni personali" verso la "cosiddetta Guardia rivoluzionaria, che ha commesso violenze gravissime e che controlla l'economia e le risorse iraniane". Il ministro ha sottolineato come "anche Paesi tradizionalmente dubbiosi sulla strategia delle sanzioni come la Federazione Russa ora condividono i nostri dubbi sul fatto che il programma nucleare iraniano non sia destinato solo a scopi civili". Tuttavia, per far approvare nuovi provvedimenti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu occorre convincere Pechino, spiegando che un Iran dotato di armamenti atomici "avrebbe conseguenze negative anche per la Cina", che si troverebbe tra due Paesi nucleari come la Corea del Nord e appunto l'Iran. Far comprendere alla Repubblica popolare che "non ha interesse a creare un Paese atomico in mezzo al Grande Medio Oriente" è quindi un obiettivo della comunità internazionale. Frattini ha chiarito che eventuali sanzioni dovrebbero colpire direttamente il regime e non "il popolo iraniano che ne è la vittima".
Al di là della Cina, Frattini ha sottolineato come nelle ultime riunioni multilaterali come quella sull'Afghanistan tenuta a Londra e quella di Monaco sulla sicurezza si siano svolti incontri ad hoc per confrontarsi sulla situazione iraniana. In questi incontri - ha assicurato il titolare della Farnesina - si è registrato un ampio consenso sulla necessità di esercitare una pressione sempre maggiore sulla Repubblica islamica, anche nello stesso interesse dell'Iran dove, dall'elezione dell'attuale presidente, si registra "una crescente opposizione interna" e un forte "isolamento internazionale". Frattini si è soffermato sulla "inaffidabilità" delle dichiarazioni iraniane e sulla necessità che Teheran dimostri "con atti concreti" la sua disponibilità a tornare al tavolo negoziale. La proposta della comunità internazionale, ha chiarito il capo della diplomazia italiana, rimane quella di consentire l'arricchimento dell'uranio dal 3 al 20 per cento al di fuori del territorio iraniano. Un "punto irrinunciabile", ha rimarcato Frattini, che ha ricordato il recente annuncio del presidente Mahmud Ahmadinejad - in contrasto con quanto dichiarato il giorno prima a Monaco dal suo ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki - di avviare un programma volto ad arricchire l'uranio fino al 20 per cento all'interno dell'Iran.
"Le probabilità di una guerra su vasta scala stanno scemando ma il rischio esiste ancora", ha osservato il ministro italiano, ribadendo che "solo misure effettive da parte della comunità internazionale possono scongiurare del tutto l'ipotesi catastrofica di un'opzione militare". Secondo Frattini, che ha deplorato con decisione i propositi annunciati dal regime iraniano di distruggere un altro membro dell'Onu come Israele, la pressione internazionale serve soprattutto "a prevenire e a contenere azioni che ci preoccupano molto", in particolare "l'influenza crescente sui nemici della pace in Medio Oriente". Il titolare della Farnesina ha sollecitato contatti allargati per risolvere la questione, che includano i Paesi del Golfo e l'India, "primo fornitore mondiale di benzina dell'Iran". E ha definito "estremamente utile" il tentativo di mediazione della Turchia, il cui ministro degli Esteri, Ahmed Davidoglu, ha programmato una visita d'urgenza a Teheran per convincere gli iraniani ad acconsentire di arricchire l'uranio in territorio turco. Qualora fallisse questo tentativo, ha concluso Frattini, anche Ankara, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, sarebbe costretta a capire che non c'è più margine di mediazione e che è necessaria un'azione del massimo organismo delle Nazioni Unite.
Iran, Capezzone: regime violento ma sempre più fragile - "La tentata aggressione dei miliziani iraniani contro l'ambasciata italiana è l'ennesima testimonianza di quanto il regime di Teheran sia - insieme - violento e fragile. Ma alla dittatura non basteranno la repressione e la violenza fisica: il regime ha già perso nei cuori e nelle menti delle donne e degli uomini iraniani, che cercano libertà, democrazia e diritti umani". Lo dichiara Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. "L'Italia - continua Capezzone - è al fianco di questi cittadini, e le parole pronunciate da Silvio Berlusconi sono un motivo di orgoglio: l'Italia prende la bandiera politica e morale della promozione della libertà e della democrazia. C'è da augurarsi che anche l'opposizione voglia e sappia essere all'altezza di questa sfida".
Italia chiama Italia
