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Sat, 13 Mar 2010 11:50:00

Obama tra rilancio delle Pmi e suggestioni anti-globalizzazione - di Giovanni Castellaneta


Presidente Usa


Con la sua ormai nota eloquenza ed il consueto carisma, giovedì scorso Obama ha finalmente iniziato a tracciare la visione della sua Amministrazione sul commercio internazionale, che era rimasta finora abbastanza vaga.

di Giovanni Castellaneta



Con la sua ormai nota eloquenza ed il consueto carisma, giovedì scorso Obama ha finalmente iniziato a tracciare la visione della sua Amministrazione sul commercio internazionale, che era rimasta finora abbastanza vaga.

È un tema delicato che ha periodicamente destato timori circa possibili cedimenti protezionistici in quello che resta pur sempre il più grande mercato mondiale. Obama parlava all’evento annuale dell’US Export-Import Banking, dove ho rappresentato la Sace, unica Agenzia europea invitata, ed ha annunciato una nuova National Export Initiative: la creazione di un Export Promotion Cabinet presso la Casa Bianca per indirizzare l’Amministrazione verso il sostegno alle esportazioni e di un Consiglio di esperti esterni, comprendente gli amministratori delegati di Boeing e di Xerox, incaricato di tracciare le strategie.

I timori del mondo verso l’America di Obama derivano dalla chiara influenza entro il Partito democratico della corrente di pensiero critica verso la globalizzazione, accusata di aver fatto gli interessi solo delle grandi multinazionali e di aver danneggiato i lavoratori. Le multinazionali si trasferiscono dove la manodopera è più a buon mercato creando lavoro all’estero – soprattutto, accusano i sindacati americani, in Cina – e disoccupazione in patria. La disoccupazione fissa al 9,7 per cento ed un deficit commerciale strutturale ormai cronico, sono argomentazioni che Obama non può permettersi di ignorare.

Alle elezioni Mid Term di novembre il suo governo sarà giudicato dalla capacità di aver salvato non solo Wall Steet e Detroit, ma anche “Main Steet” la gente comune, alle prese con il pagamento del mutuo e la paura del licenziamento.

La componente sindacale del partito democratico ed i professori calati a Washington dall’Università di Chicago al seguito del presidente sognano di poter far rientrare in America i 7 milioni di posti di lavoro che le multinazionali americane hanno creato all’estero negli ultimi anni. Obama ha già detto chiaramente nei mesi scorsi che la locomotiva americana non potrà più tirare i consumi mondiali come in passato. La Cina e gli altri Paesi dovranno sviluppare i loro mercati interni ed assorbire quote crescenti di esportazioni americane.

Discorsi di questo tipo, come anche l’idea di rivedere gli accordi Nafta, l’estensione delle clausole “buy American” nelle manovre di sostegno all’economia o la volontà di duplicare l’export in cinque anni, hanno in passato destato paure di risvegli protezionistici. In effetti, nessuno ha dimenticato che nella grande crisi del ‘29, a cui spesso il terremoto finanziario del 2008 è stato paragonato, fu proprio il protezionismo anglosassone a trasformare la crisi finanziaria di Wall Street nella Grande Depressione.

È avendo ben chiara in mente la necessità di sventare questo scenario che i leader mondiali negli ultimi due anni hanno sempre riaffermato la necessità di sbloccare il Doha Round, ben sapendo come in realtà il negoziato fosse irrimediabilmente arenato. Finora il G20 non ha mai veramente trattato di commercio internazionale e chi, come il vicino Canada, temeva possibili danni ai propri interessi, ha trovato delle discrete intese bilaterali. Il G20 ha perlomeno ribadito la necessità di principio di attenersi a politiche di apertura dei mercati. Obama nel suo intervento non ha promesso un rilancio del Doha Round, né del resto potrebbe farlo poiché il Congresso non gli ha concesso quella “Trade Promotion Autority” che permette ai Presidenti americani di negoziare accordi commerciali e che fu revocata a Bush nel 2007. Il presidente ha semplicemente ribadito la determinazione della sua Amministrazione a sostenere le esportazioni americane nel mondo d’intesa con grandi gruppi come Boeing e Xerox, ma anche in favore delle piccole e medie imprese da cui ci si aspetta un forte contributo nella creazione di nuovi posti di lavoro.


Giovanni Castellaneta - Velino/ItaliachiamaItalia


















































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