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25 persone sono morte nello Stato messicano del Nuevo Leon in seguito a un fortissimo scontro a fuoco tra militari e narcotrafficanti.
Un gruppo di uomini armati, localizzato da un volo di ricognizione nei pressi di un edificio situato in un'area rurale dello Stato, ha attaccato una pattuglia di militari che si era recata nella zona per indagare sulla presenza dei trafficanti. Nello scontro a fuoco che ne è scaturito sono morti 25 “narcos” e due militari sono rimasti feriti. L'esercito ha inoltre liberato tre persone che erano tenute sequestrate e recuperato 25 armi da fuoco, 4 granate, oltre quattromila cartucce e 23 veicoli.
In Messico i boss della droga sono sempre più potenti e il loro esercito è sempre più forte.
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Nel paese del Centro America la situazione è davvero drastica. Poche ore prima dello scontro fra militari e narcos, il presidente Felipe Calderon, nel suo discorso di analisi dei quattro anni di mandato, aveva ammesso che il crimine organizzato rappresenta “la principale minaccia per la pace e la libertà dei messicani”, chiamando all'unità tutti i suoi connazionali per combattere il narcotraffico.
Il problema della sicurezza, ha sottolineato, costa al Messico la perdita di 1,2 punti di Pil. Almeno 28 mila persone, inoltre, hanno perso la vita nell'ambito della lotta alla criminalità dal dicembre del 2006, quando è arrivato alla presidenza. Per questo Calderon ha chiesto il sostegno di tutte le forze politiche per approvare al Congresso una serie di progetti di legge, come la riforma del potere giudiziario e le nuove norme anti-corruzione. Il capo di Stato ha sottolineato anche che l'azione condotta dalle forze dell'ordine ha prodotto importanti risultati, come l'arresto di tre grandi leader dei trafficanti negli ultimi 12 mesi e il sequestro di una quantità di droga pari a 10 miliardi di dollari negli ultimi quattro anni.
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