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Home / Mondo / Iraq, Talabani: ''Sentenza Saddam non è politica''
Tue, 07 Nov 2006 08:48:00

Iraq, Talabani: ''Sentenza Saddam non è politica''




Il presidente iracheno in visita ufficiale in Francia ribadisce la sua contrarietà alla pena di morte: ''La mia firma non sarà necessaria per l'esecuzione della condanna''



Parigi, (Adnkronos/Aki) - La sentenza di condanna a morte pronunciata ieri a carico dell'ex rais iracheno Saddam Hussein non è il frutto di valutazioni politiche, ma è "giusta e conforme alla legge". A pensarla così è il presidente iracheno Jalal Talabani che, al termine della sua visita ufficiale in Francia, ha anche affermato che quella in corso nel suo paese non è una guerra civile. "E' vero, c'è violenza - ha spiegato - ma non si tratta di una guerra civile su base confessionale o nazionale. Porre fine alla violenza implica completare la costruzione delle istituzioni statali e raggiungere l'unanimità sul progetto di riconciliazione nazionale - ha aggiunto - e trovare un accordo sul fatto che sono le urne elettorali e non i fucili a dirimere le divergenze".

In mattinata, il capo di Stato iracheno - da sempre contrario alla pena di morte, aveva anche ribadito che la sua firma non sarà necessaria per l'esecuzione della condanna. “E' vero, in passato ho firmato una petizione contro la pena di morte, ma comunque la firma del presidente non sarà necessaria” per l'esecuzione, aveva sottolineato. “Una volta che saranno esauriti tutti gli appelli, il verdetto potrà essere eseguito”, aveva spiegato aggiungendo tuttavia che Saddam dovrà prima essere giudicato “per tutti i suoi crimini”. L'ex presidente è infatti ancora sotto processo per il genocidio curdo nell'ambito dell'operazione 'Anfal' alla fine degli anni Ottanta.

Talabani è anche intervenuto sui rapporti dell’Iraq con i paesi confinanti definendoli "ottimi o in via di miglioramento, alla luce di una piena comprensione del fatto che la stabilità in Iraq rappresenta la chiave della stabilità di tutta la regione". Tuttavia, ha proseguito Talabani, "bisogna porre fine a qualunque intromissione nei nostri affari interni e smettere di sostenere dall'esterno il terrorismo e tutte le altre forme di violenza". Il sostegno internazionale che riceve l'Iraq, ha poi ammesso Talabani, "senza dubbio può giocare un ruolo importante, dando un'accelerata al superamento della situazione attuale e alla creazione delle basi per una sicurezza e una stabilità permanenti".

Sulle prospettive di un ritiro delle truppe straniere dall'Iraq, il capo dello Stato ha affermato che "tra le forze politiche irachene vi è consenso unanime sulla necessità che le truppe multinazionali restino finché non siano completati l'addestramento e l'armamento delle nostre forze armate e dei nostri apparati di sicurezza", aggiungendo che "entro la fine dell'anno avremo ricevuto la responsabilità della sicurezza in metà circa delle province irachene".

Sui rapporti con l'Italia in seguito al ritiro delle nostre truppe dall'Iraq, Talabani ha ricordato di essere "legato da rapporti personali con molti personaggi della politica italiana, rapporti venutisi a creare alla luce della comprensione dell'importante ruolo dell'Italia in Europa e nel Mediterraneo del sud. L'Italia ha deciso di ritirare le sue truppe, ma allo stesso tempo sta continuando a lavorare nel campo della ricostruzione e ad aiutarci nello sminamento e in molti altri settori - ha precisato il presidente iracheno - Siamo fiduciosi nel fatto che i rapporti con l'Italia continueranno a essere forti e a svilupparsi nell'interesse reciproco". Quanto alle accuse avanzate da alcuni paesi occidentali, secondo cui le autorità irachene non fanno abbastanza per disarmare le milizie, il presidente ha affermato che "la questione delle milizie è spinosa e complicata, ma la dirigenza irachena è unanime su una cosa, ossia sulla volontà di portare avanti il processo di concentrazione delle armi nelle mani dello stato, che deve avere il monopolio sull'impiego della forza".


















































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