Aznar, di apparenza modesta e poco loquace, è stato un grandissimo presidente. Durante gli otto anni dei suoi due consecutivi mandati, la Spagna è cresciuta in tutti i campi, nell’occupazione come nelle infrastrutture, dal punto di vista sociale come da quello economico, e il suo prestigio nel mondo si è sensibilmente beneficiato della gestione del suo governo. Al contrario Chavez, egocentrico e logorroico, non può presentare neppure un’ombra di quei risultati. Così la sua unica arma è quella di cercare continuamente nemici, per infiammare i seguaci e dare loro un motivo di coesione. Gli Stati Uniti sono stati il suo primo bersaglio. C’è da dire che se a produrre il petrolio in passato non ci fossero state le multinazionali, probabilmente il Paese sarebbe ancora più arretrato. Ma le imprese sono state nazionalizzate, gli USA non hanno mai minacciato, ne’ pensato, di mandare i marines e il petrolio lo pagano regolarmente al prezzo di mercato. L’accanimento antiamericano di Chavez appare quindi francamente immotivato e strumentale.
Si tenga presente che il petrolio si vende oggi a più di novanta dollari al barile, mentre il precedente presidente Rafael Caldera aveva dovuto gestire il Paese quando il prezzo era di soli nove dollari. Il Venezuela ha quindi visto crescere, fino a decuplicarsi, le sue entrate. Eppure Chavez ha ancora l’impudicizia di continuare a dare le colpe di tutti i mali ai precedenti governi, mentre lui è alla presidenza da ben nove anni, e con poteri che esercita in un modo che sarebbe inammissibile in qualunque vera democrazia. Per inciso, Chavez tenta di accreditarsi qualche merito per l’aumento del prezzo della principale risorsa nazionale, che invece è dovuto all’accresciuta domanda dell’India e della Cina, che hanno adottato proprio l’odiato capitalismo e l’economia di mercato. E adesso si rivolge contro Aznar perchè è stato uno dei pochi politici di livello mondiale che abbia messo in evidenza l’antidemocraticità del regime e la sua gestione totalitaria del potere.
Per scrivere del totalitarismo instaurato in Venezuela occorrerebbero le pagine di un libro e chi voglia documentarsi ha la possibilità di farlo, se avrà l’avvertenza di scartare quelli degli apologeti. Posso qui ricordare, a titolo di esempio, come vengono organizzate le frequenti manifestazioni di appoggio al regime. Vengono convocati tutti i simpatizzanti, ai quali si regalano magliette e berretti rossi e si paga una diaria. I dipendenti pubblici sono obbligati a partecipare, sotto pena di essere emarginati o licenziati. Vengono allestiti centinaia di autobus, che in tutte le principali città raccolgono i seguaci e convergono poi su Caracas. Il tutto con i soldi dello Stato. Quando invece sono gli studenti o i partiti di opposizione (che non ricevono più nessun contributo statale) ad organizzare le loro manifestazioni, la polizia istituisce posti di blocco per ostacolare l’afflusso verso la capitale, la metropolitana spesso sospende il servizio per misteriose e urgenti necessità di manutenzione, e il regime organizza nelle vicinanze, nello stesso giorno e nella stessa ora, una contromanifestazione con evidenti intenti dissuasivi, perchè i “chavisti” più radicali spesso aggrediscono o addirittura sparano contro i manifestanti dell’opposizione (come ampiamente dimostrato dalle riprese televisive, trasmesse anche dalla CNN alla quale, in questa occasione, va il nostro plauso).
La riforma costituzionale che si vuole ora approvare in grandissima fretta e che sta sollevando le proteste, in realtà non è una riforma ma una nuova costituzione, per la quale sarebbe stata necessaria una procedura completamente diversa e un’assemblea costituente. Le intenzioni sono quelle di consentire a Chavez di restare alla presidenza indefinitamente, riducendo al contempo i poteri degli elettori e centralizzando ancora di più l’organizzazione statale. Perfino alcuni importanti alleati di Chavez si sono ribellati a questa imposizione, denunciata come un vero e proprio colpo di Stato, ed invitano gli elettori a votare “no” nel referendum del prossimo 2 dicembre, che dovrebbe sancire la “riforma”.
Purtroppo l’opposizione è divisa tra quelli che invitano a votare no e quelli che invitano ad astenersi, perchè l’organizzazione delle elezioni non dà nessuna garanzia di imparzialità e di trasparenza, essendo gestita da un organismo elettorale in mano ai chavisti e custodita da militari ai quali è stata imposta la consegna “patria, socialismo, o morte!”. In ogni caso, da molto tempo, questa non è più una compiuta democrazia e solo un miracolo potrà salvare quel poco che ne resta.
Il Re Juan Carlos, per un breve istante, ha dato voce a milioni di venezuelani. C’è da augurarsi che il mondo osservi e conosca più in profondità quello che sta accadendo in Venezuela, e che altre eminenti personalità e coraggiosi statisti vogliano intervenire. Comunque sia, sappiamo già che tra questi prodi non ci sarà quello nostrano.
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