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Home / Mondo / Un’ora fatidica per il Venezuela - di Gualtier Maldè
Sat, 01 Dec 2007 09:05:00

Un’ora fatidica per il Venezuela - di Gualtier Maldè



Domenica prossima, 2 dicembre, in Venezuela si voterà per il referendum che dovrebbe approvare o respingere la “riforma” costituzionale, ideata e fortemente voluta dallo stesso presidente

di Gualtier Maldè



 

Chavez riunisce i peggiori lati del comunismo e del fascismo, e potrebbe far suo il motto mussoliniano “molti nemici, molto onore”. Nel suo affanno di conquistare la leadership di una coalizione antiamericana, antioccidentale, e contraria all’economia di mercato, da un lato si è alleato con tutti coloro che gli sono affini, come Fidel Castro,  Morales in Bolivia e Ortega in Nicaragua (che sta finanziando con migliaia di milioni di dollari) e come Ahmadinejad in Iran, dall’altro si scontra violentemente con chiunque osi rispondere ai suoi attacchi. Internamente non riconosce nessuna funzione e leggittimità a qualunque dissenso, perchè per lui tutti gli oppositori sono soltanto dei nemici del popolo e traditori del Venezuela.

Tempo fa si era scontrato con il presidente messicano Fox ed aveva ritirato l’ambasciatore. La stessa cosa aveva fatto con il presidente Alan Garcia e con l’ambasciatore in Perù. Recentemente ha provocato la contrarietà del senato cileno, e la presidente Bachelet, dicendo a Chavez di non immischiarsi nella politica interna del Cile, ha dovuto zittirlo. Lo stesso, in modo molto più clamoroso, ha fatto il re Juan Carlos, e Chavez per ripicca ha messo “sotto osservazione” le relazioni con la Spagna. In questi giorni ha congelato anche le relazioni con la Colombia, che gli ha tolto bruscamente la funzione di mediatore per liberare i prigionieri delle FARC, a causa del fatto che il presidente venezuelano si era rivolto direttamente ai generali colombiani, scavalcando in modo inammissibile lo stesso presidente colombiano. Invece di riconoscere la sua prevaricazione, Chavez ha accusato Uribe di essere uno spudorato bugiardo al servizio degli USA, ed ha invitato i colombiani a cacciarlo. In questo modo, scontrandosi con gli Usa, la Colombia e la Spagna, Chavez mette a repentaglio le relazioni con i primi tre paesi dell’interscambio del Venezuela. Evidentemente, è fiducioso dell’indispensabilità del petrolio e del fatto che le negoziazioni commerciali sono sempre ben accette.

Domenica prossima, 2 dicembre, in Venezuela si voterà per il referendum che dovrebbe approvare o respingere la “riforma” costituzionale, ideata e fortemente voluta dallo stesso presidente. Come tutti gli oppositori e vari osservatori indipendenti hanno denunciato, in realtà non si tratta di una riforma, ma di una Costituzione completamente nuova e differente, per la quale sarebbe stato necessario convocare un’Assemblea Costituente. La riforma nasce quindi con un vizio insanabile e il Tribunale Supremo, se non fosse asservito alla volontà di Chavez, avrebbe già dovuto dichiararla improcedente.

La riforma, da un lato, rafforza enormemente i poteri già elevati del presidente, e dall’altro permette la sua rielezione indefinita. Vengono ridotte le autonomie e viene rafforzata la centralizzazione politica e amministrativa dello Stato. Si limita e si condiziona il diritto alla proprietà privata. Si concede al presidente la facoltà di dichiarare lo “stato d’eccezione” e di sospendere i diritti fondamentali e la libertà d’informazione.

Con questo referendum i venezuelani si stanno giocando il futuro della loro società e le residue possibilità di democrazia. La gestione e il controllo delle elezioni sono completamente in mano al regime, che ha asservito tutti i poteri autonomi, e che fa coincidere i propri interessi con quelli della Repubblica, e quindi usa a suo vantaggio le finanze statali, senza limiti nè controlli. E’ una realtà allucinante, che non sarebbe accettata in nessuna democrazia. Poco a poco, anche se troppo lentamente, i paesi occidentali se ne stanno rendendo conto, e molti dei loro esponenti politici cominciano, seppur debolmente, a denunciare la situazione. 

L’Italia finora ha evitato accuratamente di prendere posizione su quanto sta accadendo in Venezuela, ed ha assunto una posizione low-profile. Forse il nostro governo ha presente il detto cinese che “è il chiodo più alto che prende le martellate”.  Si dice però che il ministro D’Alema non possa sentir parlare di Chavez e che sia fortemente contrario alla sua politica. Se questo è vero, occorre riconoscere al nostro ministro degli Esteri senso della democrazia ed onestà intellettuale. I comunisti nostrani invece ritengono che nel paese sia in corso un processo di ridistribuzione sociale. Chavez, prima della sua elezione, si era scagliato tra le altre cose contro l’ingiustizia del sistema penale e la carenza di degne abitazioni per le classi popolari. Nove anni dopo la sua elezione, le carceri sono un vero inferno e, solo nel 2007, al loro interno ci sono già stati un migliaio di morti ammazzati. Quanto alle case popolari, se ne sono costruite molte meno che durante i periodi dei governi anteriori. Evidentemente, i comunisti nostrani ignorano queste cose e sembrano anche non sapere che, cosa mai vista in Venezuela, nei mercati adesso stanno mancando perfino il latte e le uova.
 
Ma se a Cuba si vive da cinquant’anni tra penuria e voglia di emigrare, purtroppo non abbiamo nessun motivo di meravigliarci.


Gualtier Maldè - Italia chiama Italia



















































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