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Un giorno storico per il Venezuela - di Gualtier Maldè
Tue, 04 Dec 2007 08:33:00 Un giorno storico per il Venezuela - di Gualtier Maldè
Ieri notte era corso il rumore che Chavez non volesse accettare la sconfitta e che pensasse addirittura di chiamare i suoi sostenitori a scendere nelle strade
Nella storica giornata di ieri il Venezuela ha deciso il suo destino, rifiutando la nuova Costituzione che Chavez voleva imporgli. Non si trattava infatti di una semplice riforma, ma di cambiare la natura stessa dello Stato, trasformandolo in un stato “Socialista”, assoggettato alla volontà di un autocrate che avrebbe voluto perpetuarsi al potere.
I Venezuelani hanno detto di no a questo progetto. E lo hanno fatto di fronte ad un regime che usa indiscriminatamente i suoi poteri, e marginalizza con ogni mezzo tutti coloro che gli si oppongono. Forse poche volte nella storia il destino di un popolo è stato così in bilico e di fronte ad un bivio così decisivo per le proprie sorti. La parte più radicale e irresponsabile dell’opposizione da tempo chiamava ad astenersi dal partecipare alle elezioni, sostenendo che l’arbitro elettorale non forniva garanzie di imparzialità. Sono andati molto vicini dal far vincere Chavez, perchè l’astensione è stata altissima.
Il merito della vittoria del “no” va attribuito alle organizzazioni politiche che, pur con carenza di mezzi e di fronte a grandi ostacoli, hanno fatto un’opposizione dura e coerente. Il merito va attribuito alle autorità ecclesiastiche, che si sono prodigate nel segnalare il pericolo e l’errato cammino su cui si voleva indirizzare il Paese. Va attribuito al partito di sinistra Podemos, sostenitore del presidente fin dalla sua prima elezione, ma che si è rifiutato di rinunciare alle regole più elementari della democrazia, per seguirlo nel suo tentativo di convertirsi in capo supremo e vitalizio. Va attribuito al generale Baduel, che fino a pochi mesi fa era ministro della Difesa e uno degli alleati più forti del presidente (e che riportò Chavez alla presidenza nell’aprile del 2002, quando i convulsi avvenimenti di quei giorni, la cui storia completa deve essere ancora scritta, avevano provocato la sua deposizione, o la sua rinuncia), il quale si è rivolto agli elettori invitandoli a votare “no”. Il merito va riconosciuto alle tante giornaliste e giornalisti, che si sono prodigati nel fare conoscere i contenuti della “riforma”, evidenziandone le insidie e gli estremi pericoli.
Ma il merito va attribuito in primo luogo, oltre che ai cittadini stessi, ad una forza nuova e vitale che si è affacciata sulla scena nazionale e che sicuramente sarà fattore politico determinante nei prossimi anni. Parliamo degli studenti universitari del Venezuela, giovani ventenni che guardano al futuro con ottimismo e con genuina voglia di democrazia e di progresso, e che hanno saputo prendere in mano la bandiera della Nazione per dare un contributo decisivo al suo destino. Non è difficile prevedere che proprio dai loro ranghi usciranno i prossimi leader e i futuri presidenti della Repubblica.
Ieri notte era corso il rumore che Chavez non volesse accettare la sconfitta e che pensasse addirittura di chiamare i suoi sostenitori a scendere nelle strade. Il ritardo nella comunicazione del risultato aveva creato un’ambiente di tensione crescente e quasi palpabile. Rappresentanti dell’opposizione avevano dovuto reclamare con veemenza davanti alle telecamere che il risultato fosse comunicato alla nazione, mentre tutta la popolazione tratteneva il fiato davanti ai televisiori. Era intervenuto anche il generale Baduel, auspicando che non si volesse cercare di portare il paese a tensioni maggiori. In quelle ore, in ambito internazionale, erano apparse notizie che annunciavano la vittoria di Chavez. Lo affermava un comunicato della Reuter riportato su Yahoo, e lo scriveva a piene lettere anche il Corriere della Sera nella sua pagina web (notizia che, per sua vergogna, è rimasta sul sito per tutta la notte). La Reuter almeno diceva che la notizia proveniva da exit-poll di agenzie vicine al governo, il Corriere invece ometteva questo non irrilevante particolare. Evidentemente la macchina propagandistica del governo aveva funzionato, e aveva trovato chi inconsciamente e incautamente si stava prestando a fargli da cassa di risonanza. Si mormora infine che i capi militari non abbiano voluto accompagnare il presidente in questo tentativo di dare un calcio al tavolo e di buttare all’aria le carte che non lo favorivano. Forse sono solo rumori inattendibili, come i tanti che spesso circolano di bocca in bocca. Comunque sia, nel cuore della notte finalmente il Consiglio Elettorale ha proclamato la vittoria del “no”, le tensioni si sono sciolte ed hanno lasciato il posto alle manifestazioni di giubilo.
Poco dopo, in una grande sala del palazzo presidenziale, di fronte ad una platea composta unicamente di suoi sostenitori vestiti di rosso, la cui delusione si leggeva sui volti, Chavez ha finalmente ammesso la sua sconfitta. Ma lo ha fatto dicendo che non rinuncia al suo progetto. Dovremo seguire con attenzione i prossimi sviluppi, ma potremo dire che il Venezuela sarà tornato ad una democrazia più compiuta solo il giorno in cui il presidente non si rivolgerà più ad una platea vestita unicamente di rosso. Il giorno in cui, invece di imporre al paese soliloqui di ore, parteciperà a dibattiti con contradditorio, cosa che finora ha sempre accuratamente evitato. Il giorno in cui la smetterà di chiamare traditore, o nemico del Venezuela, ogni suo avversario. Il giorno in cui accetterà le critiche dei vescovi, senza chiamarli venduti al Demonio. Il giorno che non cercherà più nemici tra i governanti degli altri Paesi e si occuperà maggiormente delle difficili situazioni del suo. Non abbiamo molta fiducia che questo possa accadere, ma sappiamo che, da oggi, il futuro del Venezuela luce molto più roseo, perchè sono maturate ed hanno assunto il loro ruolo di protagoniste le forze nuove della Nazione, con la volontà e l’impegno di determinarne il futuro.
Gualtier Maldè - Italia chiama Italia
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