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Thu, 27 Dec 2007 21:08:00

Omicidio Benazir Bhutto: le reazioni


Benazir Bhutto


"ATTENTATO CHE NON FERMERA' IL RISPRISTINO DELLE CONDIZIONI DI PACE"




BHUTTO: PRODI, CAMMINO VERSO PACE NON DEVE INTERROMPERSI

"Esprimo il dolore mio e di tutto il governo per la tragica scomparsa di Benazir Bhutto, una donna che ha voluto combattere fino in fondo la sua battaglia con una sola arma, quella del dialogo e del confronto politico.

Condanno con sdegno la cieca furia del terrore che ha portato ancora sangue e dolore in Pakistan, una terra gia' troppe volte martoriata dal fanatismo. Il difficile cammino verso la pace e la democrazia di quella regione non deve interrompersi e il sacrificio dell'ex premier Bhutto dovra' essere l'esempio piu' forte per chi non si arrende al terrorismo". Lo afferma il Presidente del Consiglio Romano Prodi.

BHUTTO: BUSH, "VILE" ATTACCO, INDIVIDUARE RESPONSABILI

George W. Bush ha condannato il "vile" attacco in cui e' stata uccisa la leader dell'opposizione pakistana, Benazir Bhutto e ha chiesto che i mandanti siano portati davanti alla giustizia. "Gli Stati Uniti - ha dichiarato dal suo ranch di Crawford, in Texas, il presidente americano - condannano con forza questo vile attacco ad opera di estremisti assassini che stanno tentando di minare la democrazia pakistana". Bush ha "sollecitato" i pakistani a portare avanti il processo democratico che si era interrotto durante le sei settimane di stato d'emergenza.

Contini (FI): "Avanti verso la pace, comunque"

Il brutale attentato a Benazir Bhutto, durante un comizio elettorale, dimostra come sia ancora pieno di difficoltà il cammino verso la democrazia e la stabilità anche in Paesi, come il Pakistan, alleati nella lotta al terrorismo internazionale. 

“Auspichiamo che le autorità pakistane riescano tempestivamente a fare piena luce sul grave attentato e a individuarne le responsabilità, unicamente terroristiche poiché nessun musulmano osservante rivendicherebbe mai un simile attentato durante l’Eid.” “La posizione strategica del Pakistan, in un’area in cui le tensioni si sono recentemente acuite, richiede immediate risposte inequivocabili, anche perché il terrore non farà certamente regredire l’azione internazionale globale intrapresa nell’intera regione per il ripristino delle condizioni di sicurezza e convivenza civile.” 

“Un’azione che registra anche tante presenze di italiani, tra militari operanti in missioni internazionali di pace e funzionari internazionali civili ai quali va, anche in questo delicato frangente tutta la nostra vicinanza e comprensione.”. Lo ha dichiarato Barbara Contini, responsabile del dipartimento italiani all’estero di Forza Italia.


Pakistan sull'orlo della guerra civile dopo l'uccisione della Bhutto

Uccisa durante un comizio elettorale, a pochi giorni dal voto dell'8 gennaio. Benazir Bhutto, ex premier e leader dell'opposizione pachistana, è stata assassinata a colpi di kalashnikov da un kamikaze, che le ha sparato alla nuca prima di farsi saltare in aria poco lontano, fra la folla di migliaia di sostenitori. A Rawalpindi, non lontano dalla capitale Islamabad, è subito strage: almeno 22 i morti nella deflagrazione. Il Pakistan, un paese di 160 milioni di musulmani (fra sciiti e sunniti) e dotato di atomica, piomba sull'orlo della guerra civile.

Il presidente Pervez Musharraf, alleato-chiave degli Stati Uniti nella guerra al terrore, proclama tre giorni di lutto nazionale e punta il dito contro i terroristi islamici. "E' opera dei terroristi contro cui stiamo combattendo - dice in un discorso in diretta tv alla nazione - oggi, dopo questo tragico episodio, voglio esprimere la mia ferma determinazione: non avremo pace fino a quando non avremo eliminato e sradicato completamente questi terroristi".

Ma dal marito della vittima arrivano accuse opposte: "E' opera del governo" commenta a caldo - alla televisione indiana CNN-IBN - Asif Ali Zardari, poco prima di partire da Dubai, dove una parte della famiglia vive in esilio, alla volta del Pakistan.

Chi era Benazir Bhutto

Benazir Bhutto, 54 anni, era la figlia primogenita del deposto primo ministro Zulfikar Ali Bhutto e di Begum Nusrat Bhutto (di origini curdo-iraniane). Il nonno paterno fu Sir Shah Nawaz Bhutto, un Sindhi e figura chiave del movimento indipendentista pakistano. Ha frequentato le scuole in Pakistan e nel 1973 si è laureata in scienze politiche presso l'università statunitense di Harvard.

Successivamente ha perfezionato gli studi a Oxford dove ha conseguito un'altra laurea in politica, filosofia ed economia. Non ancora ventenne, aiutava il padre nel suo lavoro in qualità di assistente. Dopo l'università è tornata in Pakistan e, mentre suo padre veniva assassinato per volere del generale Muhammad Zia-ul-Haq, lei veniva confinata agli arresti domiciliari.

Nel 1984 le venne permesso di ritornare nel Regno Unito, dove divenne leader in esilio del Partito del Popolo Pakistano (PPP) già presieduto dal padre, ma non riuscì ad avere una sufficiente influenza politica sulla vita politica pakistana fino alla morte di Zia-ul-Haq.

Quando il 16 novembre 1988 si tennero le elezioni ed il PPP ottenne il più ampio numero di seggi per un singolo partito, la Bhutto fu nominata primo ministro il 2 dicembre. E così all'età di trentacinque anni Benazir divenne la persona più giovane ma anche la prima donna a capo del governo di un Paese musulmano in tempi moderni.

Venen destituita nel 1990 dall'allora presidente della Repubblica con accuse di corruzione verso il governo. Nello stesso anno il suo partito perse le elezioni. Per tre anni fu a capo dell'opposizione contro il governo di Nawaz Sharif, finché nel 1993 non si tenne una nuova consultazione che vide la vittoria del PPP:  Benazir Bhutto tornò quindi a essere primo ministro.

Il suo secondo mandato fu nuovamente minato dalle accuse di corruzione, che la portarono a un'altra destituzione nel 1996. Tali accuse non vennero emesse solo in Pakistan, ma anche in Svizzera, Spagna e Gran Bretagna. Incentrate sulle attività imprenditoriali del marito, Asif Ali Zardari, ministro nel suo secondo governo, la posizione che uso' per arricchirsi oltre misura, acquistare proprieta' in tutto il mondo, ed esibirle. Entrambi furono condannati in Pakistan a cinque anni di carcere e al pagamento di una multa di oltre otto milioni di dollari. Il marito rimase in carcere fino al 2004, lei scelse di rimanere all'estero, nonostante la Corte Suprema avesse rovesciato la sentenza. A causa di quest'ultima uscita di scena la Bhutto non potè più ripresentarsi perché una legge stabilisce un massimo di due mandati.

Trascorse così otto anni in esilio volontario tra Dubai e Londra. Il suo ritorno in patria per prepararsi alle elezioni nazionali del 2008, il 18 ottobre 2007, fu funestato da un gravissimo attentato con 138 vittime e almeno 600 feriti. Gran parte delle vittime presenti tra la folla erano membri del suo partito, il PPP. Il giorno seguente l'ex premier ha accusato il governo del presidente Pervez Musharraf di non aver preso provvedimenti preventivi affinché la strage, della quale era stato dato l'allarme da parte dei servizi segreti prima delle esplosioni, fosse scongiurata.

In mancanza, tra l'altro, di rivendicazioni degli attacchi suicidi, Benazir Bhutto si era detta certa che questi fossero stati opera di un gruppo di matrice talebana e sicuramente anche di un gruppo di seguaci dell'ex dittatore Muhammad Zia-ul-Haq, autore del golpe contro il governo del padre Zulfikar Ali Bhutto.


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