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Tue, 04 Mar 2008 08:45:00

Situazione in Venezuela sempre più grave - di Elisabetta Bianco




Piedad, Farc e l´orizzonte incendiato

di Elisabetta Bianco



CARACAS - Il week-end é ormai finito. E con febbraio finisce anche la stagione dei meravigliosi fiori gialli che rallegrano le strade della cittá. Gli “araguaney” in fiore sono giá stecchiti e secchi, gettando qua e lá ormai un rigurgito di infiorescenza. Si annuncia una stagione calda, anzi torrida a dire dal canto insistente delle cicale.  Le strade solitarie. Caracas si direbbe “una carta sporca”, ma a nessuno importa, diceva la vecchia canzone... Tra qualche settimana cominceranno gli incendi lungo tutta la dorsale montuosa che si snoda a nord della cittá e che funge da bastione, da est a ovest. Colpa della stagione delle piogge che ancora non arriva. E cosí la temperatura sale infrangendo i termometri sull´asfalto rovente.

Sabato mattina presto una notizia. Il ministro della Difesa colombiano Juan Manuel Santos annuncia che in un blitz tra la frontiera Colombia-Ecuador é stato abbattuto il numero due della Farc, alias Raúl Reyes, ideologo, portavoce e braccio destro di Manuel Marulanda, alias Tirofijo, capo assoluto delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, FARC- EP.

Fino a qualche giorno fa, tutti erano rimasti incollati davanti alla TV a vedere la liberazione degli ostaggi rapiti sei o sette anni fa, dal gruppo guerrigliero rivoluzionario colombiano. Grazie alle trattative e ai negoziati di Piedad Córdoba, senatrice colombiana, acerrima nemica di Uribe, e dell´insuperabile rivoluzionario venezuelano, alias l´Innominato, il mitico gruppo “terrorista” ha rilasciato unilateralmente quattro tra gli ostaggi piú importanti. Demacrati, sofferenti, dopo giorni e giorni di traversia nella selva colombiana, gli occhi solcati dai patimenti dei lager in cui hanno trascorso anni della loro vita,  sotto le eliche degli elicotteri, sembrano accecati dalla luce della libertá, con un sorriso che é quasi una smorfia, perché sanno di quelli che rimarranno ancora lá, abbandonati a se stessi e al destino infame, come Ingrid Batancourt e tanti, tanti altri ancora, incatenati agli alberi come bestie e costretti a vivere in condizioni disumane. Viva gli eserciti rivoluzionari del ventunesimo secolo...!

La gioia della liberazione e la speranza che la stessa sorte tocchi a chi é rimasto nell´inospita giungla colombiana si svanisce nel nulla. L´azione in cui sabato all´alba sono morti 17 guerriglieri della Farc, a sud della Colombia, nel Dipartimento del Putumayo, al confine con l´Ecuador, secondo il bollettino di guerra dato, é stata un vero e proprio scontro armato, con tanto di bombardamento e persecuzione. Uribe ha raccontato la sua versione dei fatti. Il Presidente ecuatoriano l´ha in un primo momento accettata. Ma giá domenica si fa avanti sulla scacchiera il re, che al pubblico chiede un minuto di silenzio per il terrorista morto. In Venezuela cadono gli aerei e nessuno se ne accorge! Ma un terrorista della Farc é un eroe nazionale! Ironia del caso.  Mafioso, yankee, fascista, alcuni dei dardi proferiti dalla tribuna venezuelana verso la Casa di Nariño...

Intanto Caracas e Quito ritirano i rispettivi ambasciatori da Bogotá. E poi ancora, due battaglioni verso la frontiera, la lunga, vasta e viva frontiera colombo-venezuelana, otto o diecimila uomini, appostati lí, non a combattere il narcotraffico, non a combattere gli insorgenti, non a garantire il libero commercio tra frontiere, ma ad appiccare il fuoco. Si gioca ai soldati che vanno alla guerra...

La stagione torrida incalza; all´orizzonte l´aria greve e torrida produce un  miraggio. É un fronte di guerra. Pietá Farc! L´orizzonte si é appena incendiato...


Elisabetta Bianco - Italia chiama Italia


















































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