“E cosi anche quel che rimaneva della vecchia, gloriosa industria automobilistica britannica “the old British Steel Industry”, così la chiamavano alla Rover, si è trasferita in India.
Ebbene sì, la Tata Motor, il colosso automobilistico indiano facente capo all’industriale Ratan Tata, ha acquistato per 2,4 mld di dollari gli ultimi due marchi automobilistici inglesi, Jaguar e Land Rover, il primo che produce il simbolo dell’eleganza e del classic english style, vetture di lusso destinate a clienti esclusivi, l’altro che fabbrica le mitiche vetture fuoristrada costruite in Inghilterra a partire dal 1948 dall’allora British Leyland, società di proprietà del governo britannico.
Io posso raccontarlo, sono stato parte di questa storia, ho lavorato per lungo tempo in Rover attraversando quelli che sono stati gli anni più duri dell’industria automobilistica inglese, gli anni della super sterlina, delle trasformazioni economiche e politiche dell’Inghilterra.
La Land Rover è passata di mano diverse volte, Ai tempi delle grandi privatizzazioni pubbliche, iniziate dalla “Dama di ferro”, la Rover, che deteneva il controllo dei marchi Rover e Land Rover, fu ceduta alla British Aerospace, il cui core-business non era sicuramente l’auto, poi l’era BMW i cambiamenti nelle fabbriche, quindi la cessione disgiunta dei marchi Rover e Land Rover nel 2000, il primo ad un consorzio di imprenditori britannici poi finito con una procedura di liquidazione della Rover nel 2005, il secondo cioè il marchio Land Rover ceduto alla Ford sempre nel 2000, per 2,7 mld di dollari, poi il rallentamento dell’economia in America e, quindi, i problemi di Ford e GM nel mantenere i livelli di competitività, la cessione di Hertz prima da parte di Ford e poi la decisione di mettere sul mercato, in vendita, la Jaguar e la Land Rover ed oggi, una multinazionale indiana, la Tata Motor si aggiudica quel che rimane della vecchia industria automobilistica inglese.
Certo un pò di nostalgia parlando con i britannici traspare dalle loro parole, ma come non averne? Nel secolo scorso le automobili inglesi hanno fatto parte dell’immaginario collettivo “Bentley”, “Rolls Royce”, “MG”, “Rover”, “Austin”, “Aston Martin”, “Morgan”.
Cosa è rimasto inglese? Non molto, tutto o quasi è diventato di proprietà di Edge Fund, banche, industrie automobilistiche cinesi, o indiane. La Tata Motor ha obiettivi ambiziosi, sta ripercorrendo la strada che diversi anni fa fu tracciata da altre case automobilistiche asiatiche, come la Toyota (giapponese) o la Hyundai (coreana), venire in Europa, nel vecchio Continente, cambiare gli standard produttivi, creare e produrre auto dai gusti europei, acquisire know how tecnologico, re-ingegnerizzare i propri prodotti, creare i presupposti per attraversare l’oceano ed andare, quindi, negli Usa. Il BRIC, e sì, ormai alcuni li chiamano BRIC i nuovi mercati dove la crescita economica da alcuni anni è a due cifre (Brasile, Russia, India, Cina); nel prossimo decennio la sfida sulla competitività le aziende la combatteranno in questi mercati, nel frattempo Tata non ha perso tempo ed ha fatto il primo passo.
Buona fortuna Jaguar ed anche a te, Land Rover!
Max Farina - Italia chiama Italia