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Mubarak co-presidente dell’Unione per il Mediterraneo – di Valentina Dello Russo
Tue, 10 Jun 2008 07:45:00 Mubarak co-presidente dell’Unione per il Mediterraneo – di Valentina Dello Russo
 Hosni Mubarak, presidente dell'Egitto |
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Il presidente egiziano governa ininterrottamente dal 1981, grazie alla Costituzione e a metodi che lasciano perplessi gli osservatori internazionali
Il presidente dell’Egitto, Hosni Mubarak, sarà co-presidente dell’Unione per il Mediterraneo che nascerà fra circa un mese (il prossimo 13 luglio) a Parigi. A renderlo noto è stato qualche giorno fa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa che ha chiuso il vertice Italia-Egitto, con lo stesso Mubarak e numerosi ministri dei due Paesi.
Il quarto presidente egiziano ricopre questo ruolo dal 14 ottobre 1981. La longevità della sua carica è dovuta alla procedura particolare con la quale è stato rieletto, per quattro volte consecutive, nei referendum elettorali del 1987, 1993, 1999 e 2005. A parte l’ultima tornata, infatti, Mubarak è sempre stato l’unico candidato alle elezioni presidenziali: motivo per il quale i risultati delle urne (piuttosto scontati) sono stati severamente criticati dagli osservatori occidentali e neutrali.
Secondo la Costituzione egiziana, l’Assemblea del Popolo, vale a dire il Parlamento monocamerale egiziano, esprime un candidato unico. Alla popolazione resta solo la successiva possibilità di votare il gradimento sulla personalità indicata, attraverso un referendum popolare. Solo nel caso in cui il candidato non dovesse raggiungere la maggioranza di voti favorevoli, il Parlamento indicherebbe un nuovo nome sul quale esprimersi. Circostanza che, fra l’altro, non si è mai prodotta.
A sorpresa, nonostante questo sistema gli fosse del tutto congeniale, Mubarak nel 2005 chiese alla stampa a lui asservita e al Parlamento di emendare la Costituzione, al fine di concedere un’elezione multi-partitica (e più democratica) per il settembre successivo. Prima, però, il presidente uscente si garantì il diritto di partecipare alla competizione, ottenendo la consueta nomina dal Parlamento.
In quell’occasione, il Partito nazional-democratico (Pnd) di Hosni Mubarak vinse le elezioni legislative in un clima di terribile violenza. Nella sola giornata finale delle votazioni, ci furono almeno otto morti. Non furono pochi gli osservatori neutrali che denunciarono brogli a favore del presidente, portati avanti da elettori che non si erano precedentemente registrati e che non avrebbero quindi potuto recarsi ai seggi.
A ridosso delle elezioni, Ayman Nur, oppositore e candidato del partito al-Ghad (Domani), ne contestò i risultati e chiese la ripetizione delle votazioni. Il giorno seguente, il Comitato Elettorale Egiziano, formato da numerosi giudici indipendenti, rigettò la sua domanda e Ayman Nur venne arrestato con un pretesto non molto tempo dopo.
La novità di quella tornata fu poi rappresentata dalla formazione dei Fratelli musulmani. I singoli candidati di questo partito, definito fuori legge, si presentarono da indipendenti, ottenendo comunque 88 seggi, vale a dire il 19% dei deputati, sei volte di più che nell’assemblea allora uscente. “Siamo molto felici e lieti di questo successo”, dichiarò a suo tempo Mohammed Habib, uno dei leader dei Fratelli musulmani, che aggiunse di essere “profondamente dispiaciuto” per le 760 persone morte o ferite a seguito di scontri con le forze dell’ordine. L’esercito, a detta della compagine islamica, avrebbe tentato di ostacolare il voto dei simpatizzanti del movimento musulmano.
Nonostante tutto, un sondaggio organizzato dal Pew Research Center indicò allora che la stragrande maggioranza degli Egiziani esprimeva un consenso smisurato per Mubarak: l’86% degli intervistati dichiarò infatti di avere “molta fiducia” o “abbastanza fiducia” nella leadership del presidente.
Valentina Dello Russo - Italia Chiama Italia
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