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Home / Mondo / Il voto irlandese? Un campanello d'allarme! - di Antonio Gabriele Fucilone
Tue, 17 Jun 2008 07:55:00

Il voto irlandese? Un campanello d'allarme! - di Antonio Gabriele Fucilone




L'Unione Europea può essere una grande opportunità e può diventare protagonista nella scena mondiale ma deve rivedere in modo radicale alcuni regolamenti ed apparati e deve essere ben conscia di quelli che sono la sua identità, i suoi valori e la sua esperienza storica.

di Antonio Gabriele Fucilone



Credo che vada analizzato seriamente l' esito del referendum irlandese, che ha portato un parere negativo alla ratifica del Trattato di Lisbona.

Bisogna capire il perché di questo risultato e, visti anche il precedente francese e quello olandese, bisogna capire se questa Europa convinca o meno i cittadini.

Anche in Italia (tra la gente) c'è un sentimento non proprio positivo verso l' Unione Europea. Provo un po' ad analizzare i motivi di questo crescente EUROSCETTICISMO. Molti cittadini italiani e di altri Paesi dell'Unione Europea hanno la percezione che le istituzioni di quest'ultima siano lontane da loro. Il sentire comune percepisce le istituzioni comunitarie come lontane e poco interessate ai fatti concreti.

E' una percezione in buona parte condivisibile, in quanto le istituzioni comunitarie hanno una forte componente costituita da tecnici ( tra questi sono da citare anche Trichet, presidente della BCE, e Tommaso Padoa Schioppa, Ministro dell' economia del Governo Prodi) che spesso non hanno il polso della situzione dei cittadini degli Stati membri e che rispetto ad essi vivono in un "mondo isolato" e che non sono a contatto con la gente, con le sue esigenze e con i suoi problemi.

I cittadini vedono l’Unione Europea come un'enorme macchina burocratica sovranazionale e con un insieme di regole spesso contorte. Effettivamente, qualcuna di queste regole è da rivedere!

E' il caso delle "QUOTE LATTE", che tra l'altro vanno in contraddizione con quanto è emerso dal vertice FAO, che denuncia UN'EMERGENZA ALIMENTARE. Basta anche citare altre regolamentazioni europee che indicano la lunghezza di una carota, la rotondità di un'anguria, la curvatura di una banana, il colore di uno zucchino o la quantità di piselli o di fagioli contenuti in un baccello.

Soprattutto in questo periodo, alla gente queste cose interessano poco.

A questo si unisce anche la questione delle RADICI GIUDAICO-CRISTIANE, il cui riferimento esplicito manca nella Costituzione Europea. Il Cristianesimo è stato un cemento culturale dell'Europa. Ricordo che nel 476 AD, quando cadde l'Impero Romano d'Occidente, l'Europa fu un'accozzaglia di popoli, un miscuglio tra Romani, sconfitti ed invasi, e Germani, Alani ed altre tribù barbariche, vittoriosi ed invasori. Fu il Cristianesimo ad unire questi popoli e ridisegnare l'Europa stessa, a cominciare dalla conversione del re franco Clodoveo e dalla nascita del Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

La Storia dice questo ma in nome di un certo "laicismo sette-ottocentesco in salsa sessantottina" si è scelto di espungere dalla Costituzione Europea questo importante riferimento. Rivalutare le radici giudaico-cristiane dell'Europa non vuole dire mettere in pericolo la laicità ma, al contrario, arricchirla. A dimostrare ciò sono i nostri amici Statunitensi. Infatti, i laicissimi Stati Uniti d'America stanno riscoprendo le proprie radici giudaico-cristiane e sentono che essere cristiani non voglia dire ripudiare la laicità, che è un "dogma" del loro Paese, ma che i valori della tradizione religiosa non debbano essere relegati solo all'ambito privato.

In altre parole, i nostri amici Statunitensi non hanno paura di dirsi cristiani mentre noi Europei sì!

Per assurdo, oggi in Europa c'è il "Premio Carlo Magno", un controsenso visto che per l'imperatore franco il Cristianesimo fu molto importante. Non a caso il suo impero era "Sacro" perché fondato sul Cristianesimo ed era un impero per tutti i popoli cristiani e "Romano" perché rivendicava l'eredità dell'Impero Romano e a tempo stesso faceva riferimento a Roma come sede del Papa, successore dell'Apostolo Pietro e Vicario di Cristo sulla terra, che incoronò il sovrano nella notte di Natale dell 800.

C'è da tenere conto anche di un altro fattore. Un'altra percezione che si ha dell'Unione Europea è che in essa ci sia "una cittadella" (costituita da Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) che "comanda" e che gli altri Paesi siano "periferici". Anche il valore di cambio Lira-Euro lo dimostra, in quanto avvantaggia sicuramente i Tedeschi, i Francesi, gli Olandesi, i Belgi ed i Lussemburghesi. Anche l'unità di base dell'Euro avvantaggia questi Paesi. Infatti il Marco tedesco ed il Franco francese avevano come unità di base una moneta in metallo, a differenza della Lira che, come il Dollaro americano, aveva un'unità di base cartacea, le famose "mille lire".

La vera Europa è molto più complessa, in quanto non esiste solo il succitato "nucleo duro" ma ci sono anche altre realtà come quella anglo-scandinava, quella mediterranea, di cui fa parte il nostro Paese, e quella orientale e baltica, costituita dai Paesi ex-comunisti.

Sembra che l'Unione Europea di queste realtà tenga poco conto e che voglia standardizzare il tutto secondo il "canone" dell'asse franco-tedesco. Tra l'altro, anche negli stessi Paesi Bassi e nella stessa Francia (due Paesi che fanno parte del "nucleo duro" prima citato) ci sono delle perplessità e gli esiti dei rispettivi referendum lo dimostrano. Questo conferma la tesi che ci sia un distacco tra la gente e le istituzioni comunitarie e chi ruota intorno ad esse così come dimostra la poca coesione interna dell'Europa stessa.

Il rapporto con gli Usa ne è altro un esempio, in quanto alcuni Paesi vogliono un'Europa "alternativa" ad essi (e a volte quasi in contrasto) mentre altri vogliono che l' asse transatlantico rimanga solido, in perfetta amicizia e in collaborazione.

Io propendo per la seconda opzione perché ritengo antistorica, controproducente, nefasta e pericolosa una posizione di antagonismo tra Europa ed Usa, soprattutto per quello che riguarda la lotta al terrorismo. In ultimo, va citato anche il problema della sicurezza, non sempre affrontato con determinazione e chiarezza dagli organi comunitari.

Tra l'altro, io sono convinto che se si votasse anche qui in Italia sarebbe tutt'altro che scontato un esito positivo di tale consultazione, proprio perché anche tra la gente del nostro Paese si sente questa distanza verso le istituzioni dell'Unione Europea, che qualche volta si sono anche rese impopolari agli occhi del mondo. Un esempio è il sondaggio che fu fatto dalla Commissione Europea presiduta da Romano Prodi e che disse che la maggioranza degli Europei ritenne pericolosi per la sicurezza mondiale gli Usa ed Israele. Quel sondaggio, a mio modo di vedere molto artificioso e di dubbia attendibilità, ha reso veramente impopolare l'Europa agli occhi del mondo intero.

In conclusione, quanto accaduto in Irlanda non deve essere motivo di certi isterismi e di espressioni puramente emotive, ma deve indurre tutti alla riflessione e fare in modo che anche negli organi europei ci sia autocritica e che l'Europa sia un po' più della gente e meno dei tecnocrati.

L'Unione Europea può essere una grande opportunità e può diventare protagonista nella scena mondiale ma deve rivedere in modo radicale alcuni regolamenti ed apparati e deve essere ben conscia di quelli che sono la sua identità, i suoi valori e la sua esperienza storica.

Questa potrebbe essere una chiave di lettura del voto irlandese.

Antonio Gabriele Fucilone – Italia chiama Italia


















































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