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Home / Politica / Bossi: volevo lasciarmi morire. Le confessioni del Senatur
Tue, 02 Sep 2008 06:04:00

Bossi: volevo lasciarmi morire. Le confessioni del Senatur




L’11 marzo del 2004 il leader del Carroccio fu colpito da ictus




"Durante la malattia, chiesi a mia moglie di lasciarmi morire”. E’ la confessione-shock del leader della Lega Nord, Umberto Bossi. In un’intervista al settimanale “Gente”, il fondatore del Carroccio ammette  che “dopo l’ictus provavo una sofferenza tale che mi stava opprimendo”. “Adesso non mi sento cambiato – aggiunge – anche se la sofferenza aiuta a capire tante cose”.

Un’intervista con il cuore in mano, quella di Umberto Bossi, che mette da parte – almeno in questa occasione - la ruvidezza e la forza, caratteristiche che lo contraddistinguono quando scende nell’arena politica.

L’11 marzo del 2004 il leader del Carroccio fu colpito da ictus. Da quel giorno, un ricovero in gravi condizioni prima a Varese, poi per un lungo periodo – dopo essere stato trasferito in gran segreto e sotto falso nome in un centro specializzato in Svizzera – in una clinica di Brisago. “Ero convinto che non sarei più guarito e non intravedevo un futuro”, ha raccontato a “Gente”. “E’ stata una lotta durissima tra paura, angoscia e speranza. In una situazione simile si provano tante sensazioni contrastanti. Forse, però, in fondo, non ho mai pensato alla morte in quanto tale, ma soltanto alla fine di una sofferenza enorme”.

Il dramma vissuto da Bossi riporta alla mente del fondatore delle Camicie Verdi la storia di Eluana Englaro, alimentata artificialmente da 16 anni, e per la quale il padre Beppino chiede di lasciarla morire. “Capisco che i parenti delle persone in coma da tanti anni e con nessuna possibilità di risveglio lottino per cambiare la loro posizione”, continua Bossi. “Ma sono anche consapevole del giuramento a cui devono tenere fede i medici”. Quello – evidentemente – di Ippocrate, che chiede di salvaguardare sempre la vita.

Il Senatùr, sostentato dal suo carattere ferreo, è però uscito dal tunnel. “Grazie alla gente che mi circonda, grazie ai ragazzi del partito”, ricorda sempre. Ma non manca mai di sottolineare “il ruolo fondamentale della mia famiglia”. A cominciare dalla moglie Manuela, alla quale chiese di lasciarlo morire. Questo prima di fare ritorno a casa, tra le sue montagne, con “qualche lacrima”. Lui, uomo che spesso appare ruvido e spigoloso, ha superato le difficoltà grazie all’amore. “Senza, saremmo sterili e cinici”.

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