A due giorni dalle elezioni Usa, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dichiara : "Gli Stati Uniti sono e saranno il nostro primo alleato internazionale". Intervenuto a 'In Mezzora', la trasmissione condotta dal Lucia Annunziata su Raitre, il capo della Farnesina ha sottolineato che la scelta italiana e' di 'rimanere in assoluta sintonia con gli Stati Uniti'. Frattini ha detto che 'l'Italia non avra' nessuna sorpresa' dalle elezioni americane, ha definito McCain 'un grande lottatore' e ha osservato che l'eventuale vittoria di Obama 'spazzerebbe via' la questione razziale negli Stati Uniti.
Sì è vero, tra Silvio Berlusconi e Barak Obama esistono delle similitudini. I punti di contatto tra il presidente del Consiglio italiano e il candidato democratico alla Casa Bianca, si notano, a parere del ministro Frattini, in modo particolare nel loro modo di comunicare. "Posso solo fare due osservazioni: il candidato presidente democratico - ha affermato Frattini commentando, durante l’intervento a ‘In mezzora' su Raitre, alcune considerazioni espresse oggi dal ministro Sandro Bondi sulle affinità tra i due leader politici - l’ho sentito fare dei discorsi basati molto sugli ideali, discorsi che non durano molto e che si concentrano su alcuni pensieri chiave".
Si tratta "di veri e propri ‘chiodi' che devono rimanere piantati nella memoria di chi ascolta. Questo modo di comunicare - aggiunge Frattini - credo sia molto simile a quello di Berlusconi. Entrambi sono capaci di toccare la percezione dei potenziali elettori".
La seconda somiglianza, "riguarda l’insistenza del senatore Obama, sul concetto ‘buy american’, ovvero comprate americano, investite sul nostro Paese. Ciò che fa in Italia anche Berlusconi - conclude Frattini - quando sottolinea l’importanza di investire sui prodotti italiani, pur non essendo il presidente del Consiglio un protezionista".
Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, John McCain, è "un grande lottatore, entrato in una competizione politica molto difficile anche per lui". Così lo ha definito il ministro degli Esteri. Da un lato McCain si è trovato a "non rinnegare la tradizione dei repubblicani americani e dall'altro a dover confermare le molte aree in cui già si era distinto dal presidente Bush", ha spiegato Frattini, aggiungendo che il candidato repubblicano "sembra una persona che si porta dentro il coraggio e la lealtà di chi ha affrontato sfide molto difficili, quando espresse critiche alla politica estera americana in epoca non sospetta, quando non si parlava di lui come candidato alla presidenza degli Stati Uniti".
E gli Stati Uniti sono e resteranno il primo e principale riferimento della politica estera italiana. Sia che vinca John McCain o che, al contario, sia Barak Obama a uscire vincitore dalle presidenziali, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini gli indirizzi e le linee guida della politica diplomatica italiana non subiranno svolte o sostanziali correzioni di rotta. "Nei prossimi anni - ha premesso Frattini - il presidente Bush sara' comunque rivalutato per le cose fatte in questi anni. E al di la' del rapporto personale tra Berlusconi e Bush, la politica estera italiana ha il dovere di dire, sempre e comunque, che gli Stati Uniti sono e saranno il nostro primo alleato internazionale. Non e' una ragione di Stato ma solo l'assoluta necessita' per l'Italia a restare ancorata a questa impostazione".
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