Wed, 26 Nov 2008 08:20:00 Tutti vogliono soldi... - di Margherita Genovese
"Lavorare bene, lavorare di più...". Ma sappiamo di andare controcorrente. Mala tempora currunt...
di Margherita Genovese
La tragedia di Rivoli ha riaperto le polemiche e a cavalcare l'ennesima, e giusta, rivolta popolare sono sempre gli stessi con le stesse motivazioni, più o meno strumentali: il governo non dà soldi...e si rischia la vita; ovvero: si rischia la vita perchè il governo non ci dà i soldi (salvo poi scoprire con Bertolaso che i soldi c'erano e non sono stati spesi...). E fin qui siamo alle solite. Noi oggi vorremmo invece analizzare il problema da un altro punto di vista, se ci è consentito. Un punto di vista "alla Cossiga", col dovuto rispetto; intendiamo dire, un punto di vista azzardato e un pò polemico, come usa fare, lui mirabilmente, il Presidente emerito. Non è solo nei momenti di crisi, è un'abitudine consolidata nel nostro Paese: tutti chiedono soldi al governo, la casalinga, lo studente, l'imprenditore, il maestro, il pilota, il pensionato, il disoccupato, l'italiano all'estero. L'economia gira, come si usa dire: ma come gira? Spiegazione terra terra: lo Stato fabbrica banconote e le distribuisce nei vari segmenti della società: la gente spende e le fa girare per i suoi bisogni...finchè lo Stato ne richiede una parte e la fa ritornare a casa per gestire se stesso, per mantenersi integro e funzionante, per ristrutturarsi se occorre, e infine per non dovere sempre fabbricare nuova moneta, con il rischio di fare bancarotta. Finchè la domanda di denaro che viene dal popolo è sostenibile, l'equilibrio del bilancio statale è più o meno garantito: se invece, il dislivello tra entrate e uscite supera i livelli fisiologici, rivelando una patologia, lo Stato ha bisogno di curarsi, con iniezioni di liquidità sempre più forti, per non morire dissanguato. Conoscenze elementari di scienze economiche nonchè politiche dovrebbero costituire il requisito pregresso degli uomini che vogliono provare a governare un Paese. E invece...si tira a campare, pensando al popolo come "cliente da accontentare", non come azionista principale dell'azienda, e come tale, fruitore ma anche produttore di ricchezza e controllore della spesa. Questo è l'errore di fondo, errore "etico", che ci trasforma tutti in sfruttatori di massa, preoccupati di prendere sempre di più restituendo sempre di meno. Alla faccia dei diritti e dei doveri che sancisce la Costituzione Italiana. Lo Stato insomma ci deve mantenere, sia che lavoriamo per lui, sia che lavoriamo per noi, sia che non lavoriamo più o che non abbiamo mai lavorato. E' una bella teoria, frutto succoso e conseguenza aberrante delle meditazioni profondissime dei filosofi del Novecento e delle battaglie per i diritti allargati. Ma cosa facciamo noi con i soldi che ci dà lo Stato? Oltre a scialare nella soddisfazione di desideri che sono diventati vizi, ci preoccupiamo almeno di fare il nostro dovere in modo virtuoso e moralmente compatibile? Siamo medici per difendere la vita? siamo ingegneri per costruire in sicurezza? siamo insegnanti per tramandare virtude e conoscenza? O più verosimilmente ci scegliamo l'occupazione più consona ai nostri progetti egoistici, cercando di ottenere dalla vita il massimo con il minimo sforzo? E' proprio vero che i soldi non ci bastano per vivere con sobria dignità? o piuttosto non ci bastano per comprare e mantenere tutto il superfluo che ci è divenuto necessario? E nel nostro lavoro, diamo il massimo? o piuttosto ci siamo abituati a dare il minimo e a non concedere un minuto in più del nostro tempo alla flessibilità? Quanti dottori, quanti insegnanti, si rifiutano di sforare di un secondo il limite temporale garantito dal contratto? Quanti premi di produttività sono erogati di fronte alla contraddizione di un'inefficienza conclamata e stabilizzata? Quanti corsi sono stati sovvenzionati alle scuole per informare "all' acqua di rose" sulla legge 626 (un insegnante non è in grado di garantire moralmente l'autoaggiornamento?) e quanti cosiddetti responsabili della sicurezza sono stati scelti (e pagati) dai Dirigenti scolastici con criteri a dir poco arbitrari? La sicurezza nelle scuole? I soldi ci sono, e si spendono anche...ma le ditte appaltatrici fanno bene il loro lavoro? o intascano i soldi pubblici e poi risparmiano sulle commesse? E gli ingegneri che avallano i progetti sentono la responsabilità di una firma? Cosa significano i tubi di ghisa fissati con dei tiranti sulla testa degli studenti? chi ha costruito quel controsoffitto così friabile da non reggere al colpo di una porta che sbatte per il vento? quali verifiche si sono fatte prima della consegna? Troppo lungo e complesso l'esame delle colpe che abbiamo tutti. Serve uno slogan che sintetizzi il problema. Parafrasandone uno molto in voga anni fa "Lavorare tutti , lavorare meno...", scegliamo di correggerlo secondo la nostra visione della società: "Lavorare bene, lavorare di più...". Ma sappiamo di andare controcorrente. Mala tempora currunt...
Margherita Genovese - Italia chiama Italia
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